
"Noi, organizzazioni civili impegnate in attività di ricerca e soccorso (Sar) nel Mediterraneo centrale, esprimiamo la nostra più viva preoccupazione per l'ultimo tentativo di un governo europeo di ostacolare l'assistenza alle persone in difficoltà in mare". E' quanto scrivono in un documento unitario le Ong impegnate nell'attività di soccorso in mare aggiungendo che "il nuovo decreto legge, firmato dal Presidente italiano il 2 gennaio 2023, ridurrà le capacità di soccorso in mare e renderà ancora più pericoloso il Mediterraneo centrale, una delle rotte migratorie più letali al mondo".
Il documento
Nel documento, sottoscritto tra gli altri da Emergency, Iuventa Crew, Msf, Mare Liberum, Open Arma e Sea-Whatch, si afferma che il "decreto è apparentemente rivolto alle Ong di soccorso civile, ma il vero prezzo sarà pagato dalle persone che fuggono attraverso il Mediterraneo centrale e si trovano in situazioni di pericolo". Le organizzazioni non governative proseguono: "nel complesso, il decreto legge italiano contraddice il diritto marittimo internazionale, i diritti umani e il diritto europeo, e dovrebbe quindi suscitare una forte reazione da parte della Commissione europea, del Parlamento europeo, degli Stati membri e delle istituzioni europee. Esortiamo il governo italiano a ritirare immediatamente il decreto legge appena emanato. Chiediamo inoltre a tutti i membri del Parlamento italiano di opporsi al decreto, impedendone così la conversione in legge". E ancora: "dal 2014, le navi di soccorso civili stanno riempiendo il vuoto che gli Stati europei hanno deliberatamente lasciato con l'interruzione delle proprie operazioni Sar. Le Ong hanno svolto un ruolo essenziale nel colmare questa lacuna e nell'evitare la perdita di altre vite in mare, rispettando sistematicamente le leggi in vigore".
Ue: "Rispettare sempre le leggi internazionali"
"Non spetta all'Ue guardare nello specifico il contenuto di questo decreto. Indipendentemente da cosa l'Italia stia facendo tramite un decreto, i Paesi membri devono rispettare la legge internazionale e la legge del mare". Lo ha sottolineato la portavoce della Commissione Ue, Anitta Hipper rispondendo nel corso del briefing quotidiano ad una domanda sulla protesta delle Ong nei riguardi del decreto approvato dal governo italiano. "Salvare vite in mare è un obbligo morale e legale", ha aggiunto. Sulla possibilità, prevista dal decreto, che un primo screening dei richiedenti asilo vada a fatto a bordo delle navi impegnate nel salvataggio in mare la portavoce della Commissione ha spiegato che "i cittadini di Paesi terzi presenti nel territorio degli Stati membri, compreso il territorio marino, possono richiedere asilo. Detto questo, non sta a noi guardare questo decreto o no, noi siamo sempre in contatto con le autorità italiane". Nel mese di gennaio, ha aggiunto Hipper, è prevista una riunione del gruppo di contatto Sar sulle attività di Search & Rescue nel Mediterraneo.

