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Il Dalai Lama che non ti aspetti
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Il Dalai Lama che non ti aspetti
Redazione
10 anni fa
La guida buddista alla Frankfurter Zeitung: "Abbiamo il dovere di aiutare i profughi. Ma sono diventati troppi"

Sta facendo il giro del mondo l'intervista rilasciata alla Frankfurter Allgemeiner Zeitung in cui il Dalai Lama Tenzin Gyatso si è espresso sullo spinoso tema dei migranti. Il premio Nobel per la pace è stato intervistato a Dharamsala, nel nord dell'India, dove vive in esilio a causa dell'occupazione cinese del Tibet.

Parole mai banali, quelle della guida spirituale buddista: "Se guardiamo i profughi in faccia, soprattutto le donne e i bambini, percepiamo la loro sofferenza e proviamo compassione", ha spiegato. "Noi che stiamo meglio abbiamo il dovere di aiutarli. Tuttavia, dobbiamo riconoscere che sono troppi. L'Europa e la Germania non possono diventare arabe. La Germania è la Germania."

Parole non banali, dicevamo, ma dal fortissimo impatto mediatico e che probabilmente verranno strumentalizzate, soprattutto considerato che l'intervista è stata rilasciata sul quotidiano di riferimento dei conservatori tedeschi di Angela Merkel, osteggiata negli ultimi mesi da chi chiede un tetto al numero di profughi.

Il 14esimo Dalai Lama ritiene che "moralmente questi rifugiati debbano essere accolti temporaneamente ma l'obiettivo deve essere quello di farli tornare a casa a ricostruire i propri paesi".

Ha inoltre ammesso di giustificare il ricorso alla violenza, ma solamente "quando non c'è scelta e quando la compassione è il motivo". Il Dalai Lama ha citato l'esempio di Buddha, che uccise un mercante per salvarne 499, mosso a compassione per il loro destino.

La guida spirituale tibetana ha anche espresso il desiderio di tornare in patria tra un paio di anni, ma ha ribadito che potrebbe essere lui l'ultimo Dalai Lama. Un modo per evitare che siano i cinesi a scegliere il suo successore.

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