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I media USA: «Iniziata offensiva di terra dei curdi»
©MAJID KHAHI
©MAJID KHAHI
Stando alle dichiarazioni di un funzionario statunitense a Fox News, migliaia di combattenti curdi hanno lanciato un'offensiva di terra contro l'Iran – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
40 minuti fa
Media Usa, iniziata un'offensiva di terra di migliaia di curdi in Iran

Migliaia di combattenti curdi hanno lanciato un'offensiva di terra contro l'Iran: lo ha dichiarato un funzionario statunitense a Fox News. La notizia è stata rilanciata anche da Axios, sempre da fonti Usa, secondo cui l'offensiva è scattata nel nord-ovest del Paese.

In precedenza, sempre dai media americani, era emerso che gruppi dissidenti curdo-iraniani con base nel nord dell'Iraq si stavano preparando per una potenziale operazione militare oltre confine in Iran, e gli Stati Uniti avevano chiesto ai curdo-iracheni di sostenerli. Interpellato sulla questione, nel pomeriggio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth era rimasto vago, affermando che "nessuno dei nostri obiettivi si basa sul supporto o sull'armamento di una forza in particolare. Quindi, siamo a conoscenza di ciò che altre entità potrebbero fare, ma i nostri obiettivi non sono incentrati su questo". I gruppi curdi sono considerati il segmento più organizzato della frammentata opposizione iraniana e si ritiene che dispongano di migliaia di combattenti addestrati.

2 ore fa
Cresce il fronte anti-guerra negli USA

I repubblicani del Senato americano si avviano a bocciare la risoluzione sui poteri di guerra sostenuta dai democratici che impedirebbe al presidente Donald Trump di continuare la sua guerra all'Iran, in uno scenario di crescente insofferenza. John Thune, il leader della maggioranza, ha sostenuto che il presidente sta «agendo nel migliore interesse della nazione», negli sforzi di placare i malumori alimentati sia dalle notizie dei primi caduti americani sia dai timori di una tempistica incerta e sia, più in generale, da un Congresso relegato a un inedito ruolo notarile dal decisionismo dell'amministrazione Trump 2.0.

«Non dovremmo essere in guerra senza un dibattito e un voto»

I democratici hanno condannato il presidente per aver ordinato una campagna aerea contro l'Iran senza il permesso preventivo al Congresso, offrendo poi spiegazioni variabili sui suoi reali obiettivi. La risoluzione sui poteri di guerra presentata dai democratici Tim Kaine, Adam Schiff e Chuck Schumer (leader della minoranza), imporrebbe la fine della partecipazione degli USA alle ostilità e obbligherebbe Trump a presentarsi al Congresso prima di rientrare in guerra. «Non dovremmo essere in guerra senza un dibattito e un voto. Questo era ciò che intendevano i padri fondatori e chiarisce la nostra Costituzione», ha osservato Kaine. «Proteggiamo le nostre truppe quando lo facciamo nel modo giusto. Le mettiamo a rischio quando lo facciamo nel modo sbagliato. Il rischio che non passi? Almeno avremo avviato e sollevato il dovuto dibattito». L'iniziativa richiederà 50 voti per essere approvata: tra i 47 democratici, John Fetterman, senatore della Pennsylvania, ha detto che si opporrà, il che significa che ci vorrà il sostegno di almeno cinque repubblicani perché l'azione vada a buon fine.

2 ore fa
Libano, il leader Hezbollah: «Non ci arrenderemo»

Il leader di Hezbollah, lo shaykh Naim Qassem, ha ribadito che il movimento sciita libanese continuerà a combattere Israele finché esisterà «l'occupazione», affermando che la resistenza armata resta «un diritto legittimo».

Il discorso arriva mentre proseguono gli scontri lungo il confine tra Libano e Israele e mentre crescono i timori a Beirut per un possibile ampliamento dell'offensiva israeliana nel sud del paese. «Fintanto che l'occupazione esiste, la resistenza e il suo armamento sono un diritto umano e internazionale legittimo», ha dichiarato Qassem in un discorso trasmesso dalla televisione al-Manar, emittente del Partito di Dio.

Secondo il leader del movimento sciita, questo diritto trova fondamento anche nell'architettura politica libanese definita dopo la guerra civile. «È conforme anche all'accordo di Taif», ha affermato, riferendosi all'intesa del 1989 che pose fine al conflitto civile in Libano (1975-90). Il leader di Hezbollah ha quindi ribadito la determinazione del movimento a proseguire lo scontro militare con Israele. «La nostra scelta è di affrontarli fino al punto di sacrificare la nostra vita (...) non ci arrenderemo mai», ha dichiarato, parlando di «diritto esistenziale all'autodifesa».

2 ore fa
La guerra arriva nel Mediterraneo, il punto delle 21.00

L'epicentro resta l'Iran, ma la guerra scatenata da Stati Uniti e Israele, al suo quinto giorno, si allarga come un'onda, dal Mediterraneo all'Oceano indiano. Un missile balistico di Teheran lanciato verso lo spazio aereo turco è stato abbattuto dai sistemi di difesa della NATO, dopo aver sorvolato la Siria e l'Iraq. Sul versante opposto del Mar Arabico, al largo dello Sri Lanka, un sottomarino americano ha colpito e affondato una fregata iraniana, facendo almeno 87 morti tra i marinai e più di trenta dispersi. Il Comando Centrale americano ha affermato che le forze USA hanno finora "colpito o affondato" più di 20 navi iraniane. "Le forze americane continuano a dare la caccia e distruggere con aggressività e precisione i lanciamissili iraniani", ha aggiunto il Centcom in una nota.

Missili e droni nei paesi del Golfo

Intanto i paesi del Golfo continuano a intercettare missili e droni lanciati in rappresaglia dall'Iran, così come Israele che ha, a sua volta, martellato i centri di comando dei pasdaran e dei basij e abbattuto un caccia iraniano nei cieli della capitale della Repubblica islamica. L'esercito israeliano (IDF) prosegue inoltre l'avanzata nel sud del Libano, dove affronta "scontri a distanza ravvicinata" con Hezbollah.

Il controllo dei cieli iraniani

"Il regime iraniano è finito", ha sentenziato il capo del Pentagono Pete Hegseth, assicurando che le forze aeree di USA e Israele prenderanno "il controllo completo dei cieli iraniani" in meno di una settimana e annunciando l'arrivo di ulteriori rinforzi nel teatro di guerra.

Il missile iraniano intercettato in Turchia

Il segretario alla difesa ha inoltre affermato che il caso del missile iraniano verso la Turchia non innescherà l'articolo 5 della NATO che obbliga gli alleati a intervenire in difesa di un membro sotto attacco. Il missile intercettato sarebbe caduto nel distretto turco di Dörtyol, nel sudest della Turchia, vicino al confine con la Siria. Fonti di Ankara ritengono però che non fosse diretto al territorio turco, ma verso "una base nella Cipro greca", peraltro già colpita nei giorni scorsi, e che abbia deviato la propria rotta. La Turchia ha convocato l'ambasciatore iraniano e intimato a Teheran di "evitare l'espansione del conflitto". "La nostra capacità di garantire la sicurezza del nostro paese è ai massimi livelli", ha ammonito il presidente Recep Tayyip Erdogan riferendo di una "stretta consultazione con i nostri alleati della NATO". Secondo fonti dell'Alleanza, sarebbero state le stesse forze armate turche inquadrate nella NATO a intercettare il missile.

Iraq piombato nel buio

Sulla stessa traiettoria della Turchia, l'Iraq è piombato nel buio assoluto per un blackout energetico che ha investito l'intero paese, prima di ritrovarsi a dover abbattere dei droni vicino all'aeroporto internazionale di Baghdad, dove si trova una base militare che ospita anche una missione diplomatica americana. L'ambasciata USA ha invitato i propri connazionali a lasciare il paese "non appena saranno in grado di farlo in sicurezza" e, nel frattempo, di "rimanere dove sono con scorte di cibo, acqua e medicine". Esplosioni sono state sentite anche a Erbil, nel Kurdistan iracheno.

100mila persone lasciano Teheran

Ma è ancora la capitale iraniana a subire la maggiore pressione militare. Secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), "è stimato in 100'0000 il numero di persone che hanno lasciato Teheran nei primi due giorni seguiti all'attacco" israelo-americano. L'esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito "un importante complesso militare" a Teheran, che ospita i centri di comando delle Guardie rivoluzionarie, della Forza d'élite Quds e della forza paramilitare Basij. E di aver lanciato un'ondata di attacchi sui siti di stoccaggio di missili balistici e da crociera a Isfahan e Shiraz. Come il premier Benyamin Netanyahu nei giorni scorsi, anche il portavoce dell'IDF Effie Defrin ha diffuso un video in farsi assicurando agli iraniani che "l'offensiva ha come unico obiettivo il regime".

Il regime iraniano

Un regime che perde pezzi ogni giorno che passa e che fatica, a quanto pare, anche a nominare un successore di Ali Khamenei, ucciso nel primo giorno di guerra. Il nome del figlio Mojtaba sembra al momento non trovare conferme. Ma i fedelissimi dell'ex Guida suprema insistono, almeno a parole: "abbiamo una storia e una civiltà che dimostrano che non abbiamo paura della guerra e non abbiamo paura di continuarla", ha detto l'ex vicepresidente e consigliere di Khamenei, Mohammad Mokhber, assicurando che l'Iran non intende negoziare con gli Stati Uniti. Tuttavia, secondo il "New York Times", rappresentanti dell'intelligence di Teheran hanno fatto arrivare alla CIA un messaggio di disponibilità a trattare per la fine della guerra. La stessa agenzia d'intelligence per l'estero starebbe inoltre già lavorando per armare le forze curde e fomentare una rivolta popolare nel paese che possa dare al regime già allo stremo la spallata finale.

Il ruolo di Cina e Russia

Intanto, mentre la Russia condanna l'escalation ma resta al momento la finestra, la Cina avrebbe deciso di mandare nella regione il proprio inviato speciale per il Medio Oriente per condurre non meglio precisati "sforzi di mediazione".

3 ore fa
L'IDF stima che tra poche ore sarà raggiunta la superiorità aerea in Iran

Le Forze di difesa israeliane (IDF) stimano che nel giro di poche ore sarà raggiunta la completa superiorità aerea su tutti i cieli iraniani, e non solo nell'ovest del paese e nella regione di Teheran, come è avvenuto finora.

Secondo le fonti citate da Ynet, l'espansione del controllo aereo consentirebbe agli aerei dell'aeronautica militare statunitense di operare liberamente in ulteriori aree, tra cui l'Iran orientale, e aumenterebbe significativamente l'efficacia degli attacchi.

Intanto il portavoce dell'IDF Effie Defrin ha dichiarato in un briefing che "in totale, sono stati attaccati circa 300 sistemi di difesa iraniani". "Abbiamo colpito obiettivi nelle industrie terroristiche, abbiamo preso di mira ed eliminato molti dei comandanti dell'intelligence del regime. Non intendiamo fermarci un attimo", ha detto.

3 ore fa
Madrid: «Smentiamo la Casa Bianca, nessun accordo»

«Lo smentisco categoricamente. Non è cambiata una virgola e non ho la minima idea a cosa si riferisca»: con queste parole il ministro spagnolo degli esteri José Manuel Albares ha negato di aver autorizzato l'uso delle basi militari congiunte di Moron e Rota agli Stati Uniti.

Poco prima la portavoce della Casa Bianca Karoline Leawitt aveva sostenuto che Madrid avrebbe ascoltato il messaggio di Trump «accettando di cooperare con l'esercito degli Stati Uniti». «C'è un accordo bilaterale e al di fuori del quadro di questo accordo non ci sarà l'uso delle basi», ha tagliato corto Albares. «L'accordo è molto chiaro, sono basi di sovranità spagnola e non c'è alcun dubbio al riguardo», ha assicurato il ministro degli esteri in dichiarazioni a radio Cadena Ser, ribadendo, rispetto alle affermazioni di Leavitt, che «la nostra posizione continua a essere invariata».

«Lo smentisco categoricamente e non ho la minima idea a cosa si possa riferire», ha insistito Albares, negando che la Spagna abbia concordato con l'amministrazione statunitense di collaborare militarmente con gli Stati Uniti e Israele in Iran. «Sarà la portavoce della Casa Bianca, ma io sono il ministro degli esteri del governo», ha sottolineato. «In ogni modo, voglio tranquillizzare gli spagnoli e le spagnole che la nostra posizione resta invariata», ha concluso.

3 ore fa
Libano: uccise 72 persone negli attacchi israeliani

Gli attacchi israeliani sul Libano hanno ucciso 72 persone, ne hanno ferite 437 e hanno causato 83'000 sfollati da lunedì, dall'inizio degli scontri tra Israele ed Hezbollah. Lo affermano le autorità libanesi. In un comunicato il ministro della salute indica che "le vittime dell'aggressione israeliana da lunedì sono salite a 72 martiri e 437 feriti". Il ministero degli affari sociali ha invece fatto sapere che il numero degli sfollati nei rifugi ufficiali è di 83'847 persone.

4 ore fa
«La Spagna ha accettato di cooperare con gli USA»

La Spagna ha accettato di «cooperare» con l'esercito statunitense sull'Iran. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, dopo l'attacco a Madrid da parte del presidente americano Donald Trump.

«Per quanto riguarda la Spagna, penso che ieri abbiano recepito chiaramente il messaggio del presidente e, da quanto ho capito, nelle ultime ore hanno accettato di collaborare con l'esercito americano», ha dichiarato alla stampa la portavoce. Ieri Trump aveva aspramente criticato il governo spagnolo di sinistra per aver negato all'aviazione americana l'accesso alle basi militari situate nel sud del paese, minacciando di «cessare ogni rapporto commerciale» con Madrid.

Nel primo briefing dall'inizio del conflitto, Leavitt ha anche affermato che Teheran ha «rifiutato le nostre offerte generose e senza precedenti» nei colloqui precedenti la guerra, che le capacità dell'Iran sono state «completamente annientate», che le agenzie di intelligence americane stanno «monitorando da vicino» le notizie sulla possibilità che il figlio dell'ayatollah Khamenei succeda al padre, sostenendo che «dobbiamo aspettare e vedere», e che Trump parteciperà alla cerimonia di rientro dei sei soldati americani caduti.

4 ore fa
Giù del 90% il traffico a Hormuz, portacontainer nel mirino

È finita come si sapeva sarebbe finita: tutti a setacciare al microscopio lo stretto di Hormuz. D'altra parte è notoriamente uno dei colli di bottiglia più delicati del commercio globale, dato che una fetta consistente di gas e petrolio (oltre che di beni commerciali) transita da lì. Teheran sostiene di averne il controllo assoluto. Forse non è del tutto vero, ma intanto il traffico delle petroliere è crollato del 90%. I rischi sono troppo alti.

Una portacontainer, ad esempio, è stata colpita al largo delle coste dell'Oman: si tratta del quarto attacco segnalato nell'area in 24 ore. Ecco allora che l'obiettivo principale - di USA, Europa e persino della Cina - è di riaprire la navigazione quanto prima. Il ministero degli esteri di Pechino ha infatti esortato «tutte le parti a cessare immediatamente le operazioni militari, evitare l'escalation delle tensioni e salvaguardare la sicurezza nello stretto di Hormuz».

Secondo alcune fonti, l'Iran avrebbe dichiarato che consentirà solo alle navi cinesi di attraversare lo stretto, come segno di gratitudine per l'alleato cinese (che peraltro acquista la gran parte del greggio degli ayatollah, altrimenti sanzionato). La situazione non è chiara. «A differenza di altri tipi di imbarcazioni, i cui movimenti sono in gran parte cessati, alcune petroliere stanno ancora attraversando lo stretto da est a ovest, a volte con i transponder spenti», ha sottolineato Matt Wright, analista di Kpler. Però si tratta di una frazione dei 79 transiti giornalieri del pre-guerra. Non a caso Cosco - il gigante cinese delle spedizioni che gestisce una delle più grandi flotte di petroliere al mondo - ha dichiarato che a partire da oggi sospenderà i servizi da e verso i paesi del Golfo.

Anche l'armatore tedesco Hapag-Lloyd, specializzato in spedizioni internazionali e trasporto container, il quinto più grande al mondo, ha sospeso tutte le prenotazioni da e per il Golfo Persico «fino a nuovo avviso». I rischi, insomma, sono troppo alti e le compagnie assicurative ritirano le polizze. Un blocco prolungato potrebbe essere una catastrofe per l'economia globale. Il presidente americano Donald Trump lo sa e infatti ha suggerito l'idea di utilizzare la US Navy come scorta ai vascelli. Non solo. Washington sarebbe disposta persino a sostituirsi agli assicuratori, emettendo polizze attraverso la US Development Finance Corporation.

Il presidente francese Emmanuel Macron, pur con toni e stili diversi, è dello stesso avvisto. «Circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale transita attraverso questo stretto», ha affermato precisando che «anche il Canale di Suez e il Mar Rosso sono sotto pressione». «Abbiamo preso l'iniziativa - ha quindi annunciato - di costituire una coalizione al fine di mettere in comune le risorse necessarie, comprese quelle militari, in modo da ripristinare e garantire la sicurezza del traffico in queste rotte marittime essenziali per l'economia globale».

Intanto le due navi aggiuntive promesse proprio dalla Francia si sono unite al resto della missione europea Aspides, varata per proteggere la navigazione dai ribelli yemeniti Huthi lungo lo stretto di Bab al-Mandab, lo stretto di Hormuz, nonché le acque internazionali del Mar Rosso, del Golfo di Aden, del Mar Arabico, del Golfo di Oman e del Golfo Persico. «I nostri operatori nella zona stanno monitorando attentamente la situazione», ha commentato un portavoce raggiunto dall'ANSA. «Tuttavia per motivi di sicurezza non divulghiamo alcun dettaglio sulle attività in corso».

5 ore fa
Iran, colpito importante complesso militare a Teheran

L'esercito israeliano (IDF) ha dichiarato di aver colpito un importante complesso militare iraniano a Teheran, che ospita i centri di comando delle Guardie rivoluzionarie, della Forza d'élite Quds e della forza paramilitare Basij. «Poco tempo fa, l'Aeronautica militare israeliana, guidata con precisione dall'intelligence delle IDF - si legge in una nota dell'esercito -, ha completato un attacco su vasta scala contro un grande complesso militare del regime terroristico iraniano nella parte orientale di Teheran».

Il complesso, si spiega, ospitava i quartieri generali di tutte le organizzazioni di sicurezza iraniane. Inoltre, al suo interno sono state identificate attività di agenti iraniani «responsabili della gestione dell'operazione, della promozione di ulteriori attacchi terroristici contro Israele e la regione e della repressione del popolo iraniano». I centri di comando colpiti nel complesso includevano anche i quartier generale dell'Intelligence e «l'unità della Sicurezza interna responsabile della repressione delle proteste».

5 ore fa
Iraq colpito da un blackout totale

L'Iraq è stato colpito da un blackout totale. Lo riferiscono le autorità del paese senza specificarne la causa. "La rete elettrica è completamente fuori uso in tutte le province", ha dichiarato il ministero dell'elettricità, citato dall'agenzia di stampa irachena INA, che precisa che le centrali elettriche e le linee di trasmissione stanno iniziando ad essere rimesse in funzione.

Intanto "due droni sono stati abbattuti vicino all'aeroporto di Baghdad, senza che siano riportate vittime o materiale danneggiato", afferma una fonte della sicurezza irachena all'AFP. Un'altra fonte della sicurezza a Baghdad ha confermato l'incidente.

L'aeroporto comprende una base militare che ospita una struttura diplomatica statunitense, che precedentemente ospitava le truppe della coalizione guidate dagli USA.

Stasera sono state udite delle esplosioni anche a Erbil, nel Kurdistan iracheno (nord). Secondo i giornalisti dell'AFP presenti sul posto le esplosioni provenivano principalmente dalla zona dell'aeroporto, dove si trovano le truppe della coalizione.

L'ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad ha chiesto agli americani presenti di lasciare subito il paese: "i cittadini statunitensi in Iraq sono vivamente incoraggiati a partire non appena saranno in grado di farlo in sicurezza e a rimanere in casa finché le condizioni non saranno sicure per la partenza", ha dichiarato la sede diplomatica su X. "Se sarà sicuro farlo, gli americani dovrebbero lasciare l'Iraq immediatamente."

7 ore fa
Ridotto del 90% il traffico di petroliere nello stretto di Hormuz

 Il traffico di petroliere nello stretto di Hormuz è crollato del 90% dall'inizio della guerra all'Iran. Lo afferma su X la società di intelligence del mercato energetico Kpler. "A differenza di altri tipi di imbarcazioni, i cui movimenti sono in gran parte cessati, alcune petroliere stanno ancora attraversando lo stretto da est a ovest, alcune con i transponder spenti", ha aggiunto Matt Wright, analista di Kpler. "L'analisi dell'attività di navigazione indica che i transiti di petroliere sono attualmente inferiori del 90% rispetto alla scorsa settimana", ha precisato il sito web MarineTraffic.

7 ore fa
Iran: in 4 giorni ha lanciato più ordigni sul Golfo che su Israele

Secondo i dati pubblicati oggi dall'Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale (INSS) israeliano, nei primi quattro giorni di guerra l'Iran ha lanciato verso i paesi del Golfo 2,5 volte più missili e 20 volte più droni rispetto a quelli sparati contro Israele. Mentre verso lo Stato ebraico i pasdaran hanno lanciato circa 200 missili e circa 100 droni, in 123 ondate di attacco, contro i paesi del Golfo hanno attaccato con circa 500 missili e circa 2'000 velivoli senza pilota.

A titolo di confronto, il portavoce dell'esercito israeliano ha indicato oggi che l'aeronautica militare ha attaccato l'Iran con oltre 5'000 munizioni dall'inizio dell'operazione "ruggito del leone".

Il rapporto dell'INSS commenta che, pur considerando Israele come il principale nemico, Teheran stia concentrando la maggior parte della propria potenza di fuoco sui suoi vicini più prossimi, con alcuni dei quali, come il Qatar, intrattiene generalmente relazioni buone.

Una delle considerazioni dei ricercatori è che l'attacco intensivo della Repubblica islamica contro i paesi del Golfo derivi da una considerazione strategica: Teheran mira a spingere gli Stati del Golfo a fare pressione sugli Stati Uniti affinché pongano fine alla guerra o almeno la accorcino in modo significativo - unica leva di pressione efficace di cui dispongono gli iraniani, e per questo ne fanno uso senza distinzione.

La seconda considerazione è che l'Iran possiede molti più missili (migliaia) con una portata tra i 300 e i 600 chilometri, che raggiungono gli Stati del Golfo e gli impianti petroliferi lungo la costa. Dispone inoltre di migliaia di droni d'attacco e suicidi, più precisi dei missili e molto più difficili da intercettare con le batterie di difesa aerea americane.

In più gli obiettivi "soft" dell'industria petrolifera e delle costruzioni nel Golfo sono facilmente attaccabili con alcune decine di chilogrammi di esplosivo presenti nei droni suicidi del modello Shahed-136. Per colpire gli impianti petroliferi l'Iran non ha bisogno di missili balistici pesanti e costosi e, in molti casi, utilizza missili costa-mare lanciati dalla costa iraniana o da imbarcazioni d'attacco veloci che operano nelle acque del Golfo.

Infine, afferma l'INSS, la deterrenza: attaccare il Golfo significa mettere tali paesi in guardia dall'autorizzare gli americani a operare dal loro territorio, sia in modo difensivo (rilevamento e allerta) sia offensivo. L'Iran mira, ad esempio, a impedire il decollo di aerei d'attacco dall'Arabia Saudita, dal Qatar, dal Kuwait e da altri Stati.

Finora in Iraq ci sono stati 11 morti e 5 feriti, in Kuwait 4 morti e 35 feriti, negli Emirati Arabi Uniti 3 morti e 68 feriti, in Oman 3 morti e 4 feriti, in Qatar 16 feriti, in Bahrein 1 morto e 4 feriti e in Giordania 5 feriti.

8 ore fa
AIEA: «Nessun rischio di fuga radioattiva dalle strutture nucleari»

«Sulla base dell'analisi delle ultime immagini satellitari disponibili, l'AIEA non rileva danni alle strutture contenenti materiale nucleare in Iran e pertanto non vi è alcun rischio di rilascio radiologico al momento». Lo scrive l'Agenzia internazionale per l'energia atomica delle Nazioni Unite su X.

«Vicino al sito nucleare di Isfahan sono visibili danni in due edifici. Nessun impatto aggiuntivo è stato rilevato a Natanz, dopo i danni precedentemente segnalati agli ingressi, e nessun impatto in altri siti nucleari, inclusa la centrale nucleare di Bushehr».

Il direttore generale Rafael Grossi «ribadisce l'appello alla massima moderazione per contribuire a evitare qualsiasi pericolo di incidente radiologico».

8 ore fa
Hegseth: «Avremo pieno controllo cieli, in arrivo altre forze»

USA e Israele, «le due forze aeree più potenti del mondo avranno il controllo completo dei cieli iraniani» in meno di una settimana. Ci sarà «uno spazio aereo incontrastato», ha affermato il capo del Pentagono Pete Hegseth in un briefing.

Egli ha aggiunto che è «possibile sostenere la guerra per il tutto il tempo che vogliamo» e che «stanno arrivando altre forze» nel teatro di guerra. «È ancora molto presto e, come ha detto il presidente Trump, ci prenderemo tutto il tempo necessario per assicurarci di avere successo», ha detto ancora Hegseth, per il quale gli USA «utilizzano una scorta illimitata di bombe a gravità di precisione».

A suo dire «i generali militari più importanti e di medio livello e i ranghi più bassi non possono più comunicare né coordinarsi nella loro offensiva e questo naturalmente non è un bene per loro». L'Aeronautica militare iraniana «non esiste più, è stata costruita nel 96 e distrutta nel 2026. La Marina militare è praticamente affondata nel Golfo Persico, abbiamo decimato la loro flotta», ha aggiunto Hegseth.

Il segretario di Stato alla difesa ha pure reso noto che il capo di un'unità iraniana che voleva uccidere Donald Trump è stato ucciso. «Il capo dell'unità che ha tentato di assassinare il presidente è stato braccato e ucciso», ha detto senza fare il nome ma precisando che l'operazione è avvenuta ieri.

A gennaio dell'anno scorso Teheran aveva negato qualsiasi complotto per uccidere Trump. Nel novembre 2024, il Dipartimento di giustizia aveva incriminato un iraniano in relazione a un piano delle Guardie rivoluzionarie per assassinare il presidente americano.

Interrogato a proposito del missile iraniano diretto verso lo spazio aereo della Turchia e intercettato dalla forze dell'Alleanza atlantica, Hegseth ha risposto che «non sembra che possa innescare qualcosa di simile all'articolo 5 della NATO». «Dovremo comunque studiare meglio la situazione.» L'articolo 5 impegna gli alleati a intervenire militarmente in caso di violazioni territoriali o attacchi alle truppe da parte di attori terzi a uno o più membri.

Rispondendo poi ad una domanda sulle indiscrezioni di stampa secondo le quali la CIA starebbe armando le forze curde per fomentare una rivolta in Iran, il capo del Pentagono ha dichiarato che «gli obiettivi degli Stati Uniti» nella Repubblica islamica «non si basano su quello che fanno altre forze».

Quanto a Cina e Russia, «non sono realmente un fattore» in questa guerra, ha detto Hegseth. «Il nostro problema non sono loro, ma le ambizioni nucleari dell'Iran», ha aggiunto.

Da parte sua il capo degli Stati maggiori congiunti americani, Dan Caine, ha affermato nel briefing che l'Iran sta lanciando meno missili rispetto all'inizio della guerra. Il generale ha anche annunciato che gli attacchi degli Stati Uniti si estenderanno ora all'interno del paese.

9 ore fa
«Sottomarino USA ha affondato la nave iraniana a largo dello Sri Lanka»

Un sottomarino USA ha affondato una nave da guerra iraniana nell'Oceano Indiano. Lo ha confermato Pete Hegseth in un briefing sulla guerra al Pentagono. Hegseth ha dichiarato che la marina iraniana «riposa sul fondo del Golfo Persico» e che è «inefficace, decimata, distrutta... scegliete un aggettivo, non esiste più». Il segretario alla difesa ha aggiunto che la nave «è stata affondata da un siluro, una morte silenziosa, il primo affondamento di una nave nemica con un siluro dalla Seconda Guerra Mondiale. Come in quella guerra, quando eravamo ancora il Dipartimento della Guerra, stiamo combattendo per vincere».

«Almeno 80 persone» sono morte nell'attacco, ha dichiarato un viceministro degli esteri dello Sri Lanka in un'intervista a una televisione locale citata dalla Reuters sul suo sito web, mentre un funzionario della Marina in condizione di anonimato ha detto all'AFP che «abbiamo recuperato 87 corpi e sono ancora in corso le ricerche degli altri dispersi». Si stima che vi fossero 180 marinai a bordo della nave militare iraniana affondata. La Marina dello Sri Lanka afferma di aver recuperato dalle acque 32 marinai feriti.

«Alle 5.08 di questa mattina, la Marina dello Sri Lanka e la guardia costiera hanno ricevuto un messaggio dalla nave che stava affondando, chiamata 'Iris Dena', a 40 miglia nautiche dal distretto portuale meridionale di Galle», ha spiegato stamani il ministro degli esteri Vijitha Herath, ripreso dall'agenzia PTI. «Abbiamo trovato delle persone che galleggiavano sull'acqua, le abbiamo salvate e, più tardi, quando abbiamo indagato, abbiamo scoperto che quelle persone provenivano da una nave iraniana», ha spiegato il portavoce della Marina, Budhika Sampath, ripreso dalla BBC. Sampath ha dichiarato che al momento dell'avvio delle operazioni di salvataggio non si vedeva il vascello, ma che c'erano chiazze di petrolio sull'acqua e zattere di salvataggio in mare.

10 ore fa
Parmelin esprime solidarietà per Bahrein e Oman
KEYSTONE
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Il vodese ha espresso solidarietà a nome della Svizzera

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha discusso della situazione in Medio Oriente con il re del Bahrein Hamad bin Isa Al Khalifa e con il sultano dell'Oman Haytham bin Tariq. Il vodese ha espresso solidarietà a nome della Svizzera. Oltre a questo, Parmelin ha offerto il sostegno della Confederazione per eventuali sforzi di mediazione, si legge in un post odierno sul social X.

Gli attacchi, spesso contro la popolazione civile, mostrano che è indispensabile tornare alla via diplomatica. Questo per evitare ulteriori vittime inutili. Già domenica il presidente della Confederazione si era espresso sulla piattaforma, dicendosi profondamente preoccupato per gli eventi in Medio Oriente. La stessa sera ha avuto uno scambio con rappresentanti di Emirati arabi uniti, Giordania e Kuwait. Parmelin aveva ribadito la richiesta ufficiale della Svizzera alle parti in conflitto di rispettare senza restrizioni il diritto internazionale. In particolare, ha invitato a proteggere i civili e le infrastrutture civili, tornando alla diplomazia.

10 ore fa
Colpita nave portacontainer nello Stretto di Hormuz

Una nave portacontainer è stata colpita al largo delle coste dell'Oman mentre transitava nello Stretto di Hormuz, ha riferito un'agenzia britannica per la sicurezza marittima.

La nave si trovava a due miglia nautiche a nord dell'Oman, «in transito verso est nello Stretto di Hormuz», quando è stata «colpita da un proiettile sconosciuto appena sopra la linea di galleggiamento, causando un incendio nella sala macchine», secondo l'Ukmto.

Al-Jazeera, citando l'Oman News Agency, riferisce che la marina militare omanita ha risposto ad una segnalazione arrivata da una nave cargo battente bandiera maltese attaccata da due missili vicino allo stretto di Hormuz. I 24 membri dell'equipaggio sono stati salvati e hanno ricevuto le cure mediche necessarie, viene aggiunto, precisando che tutti sono in «buona salute».

Si è trattato del quarto attacco segnalato in acque regionali nell'arco di 24 ore, dopo che i proiettili hanno colpito altre tre navi al largo delle coste degli Emirati e dell'Oman o nelle vicinanze.

10 ore fa
Iran: «Più di mille morti negli attacchi israelo-americani»

Per l'agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna gli attacchi israelo-americani hanno ucciso più di 1.000 persone in tutto il Paese da sabato.

«Durante l'aggressione militare... 1.045 dei nostri cari militari e civili» sono stati uccisi, ha affermato l'Irna, citando una dichiarazione della Fondazione iraniana per i Martiri e gli Affari dei Veterani.

La Tv di Stato iraniana ha inoltre annunciato che i funerali di Stato della Guida suprema iraniana Ali Khamenei previsti per questa sera a Teheran sono stati rinviati, mentre il Paese affronta ondate di attacchi da Israele e USA.

«La cerimonia di addio per l'imam martirizzato è stata rinviata (...) in previsione di un'affluenza senza precedenti», ha riferito la tv, aggiungendo che la nuova data sarebbe stata «annunciata in seguito».

Stamattina, era stato annunciato un tributo per questa sera a Teheran davanti alla salma di Ali Khamenei, morto a 86 anni in un attacco aereo e che sarà sepolto nella città santa di Mashhad, suo luogo di nascita.

10 ore fa
Starmer insiste: «Il Regno Unito resta fuori dalla guerra diretta»

«Non voglio coinvolgere Il Regno nella guerra» in Iran «senza basi legali e obiettivi» certi. L'ha ribadito il premier laburista Keir Starmer nel Question Time del mercoledì alla Camera dei Comuni britannica.

Starmer ha così replicato alle critiche della leader dell'opposizione conservatrice, Kemi Badenoch, contro la decisione di non far partecipare la Raf ad attacchi diretti in risposta alla reazione di Teheran ai raid di Usa e Israele che ha preso di mira anche «militari britannici» nella regione. Badenoch ha accusato Starmer di non far abbastanza limitandosi a concedere, dopo l'iniziale rifiuto, l'uso di basi britanniche agli alleati americani.

«Ciò che non ero disposto a fare sabato era che il Regno Unito entrasse in una guerra senza che fossi convinto della sussistenza di una base legale e di un piano fattibile e ben ponderato», ha affermato Starmer, per poi aggiungere: «Questa rimane la mia posizione».

Il primo ministro ha sottolineato che l'intero Paese è molto preoccupato per il rischio di un'ulteriore escalation del conflitto in Medio Oriente e per l'impatto delle forniture energetiche sulla vita dei cittadini. «Dobbiamo quindi agire con chiarezza, determinazione e a sangue freddo», ha detto, aggiungendo che la «protezione dei cittadini britannici è la nostra priorità assoluta».

Rispetto alle dure critiche avanzate da Badenoch sull'impreparazione militare britannica, il premier ha ricordato che Londra sta inviando rinforzi per proteggere la base della Raf a Cipro, a partire dalla nave militare Hms Dragon, e di aver collaborato strettamente con gli Stati Uniti nelle scorse settimane per dispiegare sistemi radar e anti-drone oltre ai jet F-35 in funzione difensiva.

La leader dei Tory ha risposto affermando che tutto ciò «non è sufficiente»: «la Dragon si trova ancora a Portsmouth, mentre gli F-35 non sono in grado di abbattere i missili in arrivo». Nell'acceso botta e risposta, Badenoch ha richiamato di fatto le critiche del presidente americano Donald Trump contro Starmer rispetto al mancato coinvolgimento di Londra a fianco del grande alleato negli attacchi diretti contro l'Iran.

Durissima la replica del premier laburista, che ha accusato Badenoch di non comportarsi da leader dell'opposizione in nome dell'interesse nazionale e nel pieno di una crisi bellica grave.

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