
IKEA ha subito smentito la notizia, ma intanto ha avviato un'indagine interna per attuare ulteriori verifiche.
Secondo quanto riportato da uno studio di un'associazione che si occupa di studiare gli archivi dei servizi segreti rumeni, infatti, la multinazionale dei mobili avrebbe offerto tangenti al governo dittatoriale dell'ex Repubblica Socialista di Nicolae Ceausescu, in cambio delle quali otteneva materie prime per la sua attività.
I servizi segreti rumeni hanno svolto, durante i 24 anni di regime, un compito di brutale repressione nei confronti degli oppositori politici di Ceausescu, spesso imprigionati, torturati e assassinati. Negli anni Ottanta, gli stessi servizi segreti furono incaricati di ottenere valuta estera per ridurre il debito pubblico del paese. Metodo principale utilizzato per assolvere il compito era quello di imporre una sorta di tassa alle aziende estere interessate a fare affari con la Romania: tra queste, vi era appunto IKEA.
Su circa 97 milioni di corone dell’epoca versate alla grande azienda statale Tehnoforestexport, circa 163mila vennero versate proprio ai Servizi segreti rumeni. Non è ancora chiaro, tuttavia, se Ikea fosse cosciente del fatto che quei soldi erano effettivamente la famosa tassa. A quanto sembra questo pagamento veniva mascherato sotto forma di commissioni o altri costi accessori. IKEA ha detto che i suoi dirigenti dell’epoca non erano a conoscenza della truffa e ha aggiunto di avere avviato comunque un’indagine interna per rivelare eventuali complicità.
Non è la prima volta che IKEA viene coinvolta in uno scandalo che riguarda i rapporti che in passato ha tenuto con i paesi comunisti dell’est Europa. Nel 2012 il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung pubblicò alcuni articoli basati su documenti della STASI, i servizi segreti della Germania Est, in cui si sosteneva che negli stabilimenti che l’azienda aveva in Germania e a Cuba venivano abitualmente impiegati prigionieri politici. Un’indagine interna all’azienda rivelò che i dirigenti dell’epoca erano a conoscenza dell’utilizzo del lavoro forzato nei suoi impianti. La società chiese ufficialmente scusa per queste pratiche.
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