

Nel mezzo dell'emergenza causata dai due devastanti terremoti che hanno colpito il Venezuela, una donna ha partorito tra le macerie. L'evento, avvenuto senza energia elettrica né assistenza medica specializzata, è stato documentato in un filmato diffuso dalla rete televisiva Antena 3 e sulle piattaforme digitali.
Nelle immagini si vede la madre stesa a terra mentre alcune persone si mobilitano per aiutarla durante il travaglio. A causa della totale mancanza dei servizi di base, i volontari hanno illuminato l'area unicamente con delle torce. Mentre i soccorritori continuavano a cercare persone intrappolate negli edifici crollati, i presenti hanno protetto la partoriente con delle coperte. Durante le fasi più concitate, si sente una delle donne, improvvisatasi levatrice, esclamare: «Un attimo, un attimo».
Al momento le autorità non hanno fornito comunicazioni ufficiali riguardo al luogo esatto del parto, all'identità della madre, al sesso del neonato o all'attuale stato di salute di entrambi.
La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, è stata accolta da fischi e insulti quando è apparsa in un'area colpita dai terremoti di mercoledì nel comune di Chacao, a est di Caracas, dove diversi edifici sono crollati.
Immagini e video pubblicati sui social media e rilanciati dalla testata «Reporte Ya» mostrano Rodriguez mentre una folla gridava «Fuori!». Un residente ha affrontato direttamente il presidente e ha denunciato che diversi volontari erano stati allontanati dalle operazioni di soccorso.
L'episodio riflette la tensione in alcune aree colpite a causa della percepita lentezza della risposta ufficiale e della presenza di volontari che, secondo i testimoni, sono stati limitati nella loro partecipazione ai soccorsi.
Intanto, i voli cargo americani con gli aiuti per il Venezuela sono atterrati all'aeroporto Simon Bolivar che ha parzialmente riaperto. Lo ha riferito a un alto funzionario USA.
«Sono davvero lieto di annunciare che questa mattina l'aeroporto Simón Bolívar è tornato operativo e sta accogliendo i nostri C-17», ha dichiarato il funzionario in merito al principale scalo internazionale del Paese, che serve la capitale Caracas.
«Ora che l'aeroporto è aperto, sono in arrivo ospedali da campo mobili che, si spera, potranno atterrare proprio al Simón Bolívar».
Dal canto suo, l'organizzazione per i diritti umani Foro Penal ha comunicato che non si registrano danni all'incolumità dei 373 prigionieri politici a seguito dei recenti terremoti in Venezuela. L'ente ha precisato che non vi sono feriti nei principali centri di detenzione, tra cui El Rodeo 1 e 2, Yare, Inof e Las Crisálidas. Nel carcere di Ramo Verde è stato segnalato il parziale crollo di un muro, ma senza conseguenze per le persone.
«L'organizzazione continua a monitorare la situazione e mantiene i propri difensori e il Centro di denuncia operativi per fornire supporto», ha dichiarato Foro Penal, invitando i cittadini a informarsi tramite canali ufficiali per non intralciare i soccorsi.
Nonostante queste garanzie, le famiglie dei detenuti temono per la mancanza di comunicazioni dirette e per le precarie condizioni strutturali degli edifici. Per questo motivo, le organizzazioni umanitarie internazionali hanno chiesto di poter accedere alle carceri per verificare la sicurezza dei reclusi e garantire l'assistenza necessaria.
I voli cargo americani con gli aiuti per il Venezuela sono atterrati all'aeroporto Simon Bolivar che ha parzialmente riaperto. Lo ha riferito a un alto funzionario USA.
«Sono davvero lieto di annunciare che questa mattina l'aeroporto Simón Bolívar è tornato operativo e sta accogliendo i nostri C-17», ha dichiarato il funzionario in merito al principale scalo internazionale del Paese, che serve la capitale Caracas.
«Ora che l'aeroporto è aperto, sono in arrivo ospedali da campo mobili che, si spera, potranno atterrare proprio al Simón Bolívar».
Secondo le stime diffuse dalle Nazioni Unite, i due terremoti che hanno colpito il Venezuela potrebbero aver coinvolto quasi sette milioni di persone, causando la morte di circa mille individui e lasciando decine di migliaia di dispersi. «Fino a 6,76 milioni di persone potrebbero essere state colpite dai devastanti terremoti che hanno investito il Venezuela il 24 giugno», ha dichiarato in un comunicato l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) dell'Onu, aggiungendo che tali proiezioni si basano sui dati demografici e sulle analisi dei danni disponibili, e includono fino a due milioni di persone nella sola Caracas.
In Venezuela l'organizzazione per i diritti umani Foro Penal ha comunicato che non si registrano danni all'incolumità dei 373 prigionieri politici a seguito dei recenti terremoti. L'ente ha precisato che non vi sono feriti nei principali centri di detenzione, tra cui El Rodeo 1 e 2, Yare, Inof e Las Crisálidas. Nel carcere di Ramo Verde è stato segnalato il parziale crollo di un muro, ma senza conseguenze per le persone. «L'organizzazione continua a monitorare la situazione e mantiene i propri difensori e il Centro di denuncia operativi per fornire supporto», ha dichiarato Foro Penal, invitando i cittadini a informarsi tramite canali ufficiali per non intralciare i soccorsi. Nonostante queste garanzie, le famiglie dei detenuti temono per la mancanza di comunicazioni dirette e per le precarie condizioni strutturali degli edifici. Per questo motivo, le organizzazioni umanitarie internazionali hanno chiesto di poter accedere alle carceri per verificare la sicurezza dei reclusi e garantire l'assistenza necessaria.
Un neonato di appena 18 giorni è stato tratto in salvo dalle macerie di un edificio crollato, 32 ore dopo che due terremoti avevano devastato il Venezuela. Un video ottenuto dall'agenzia Afp mostra i soccorritori al lavoro sotto un riflettore, in cima a un cumulo di macerie, mentre estraggono il piccolo tra gli applausi nella tarda serata di ieri a La Guaira, la città costiera a nord della capitale, Caracas, più duramente colpita dal sisma. Si vedono i soccorritori passarsi con cura il bambino, avvolto in una coperta, di mano in mano, per poi pulirlo delicatamente con dei fazzoletti. Secondo la persona che ha pubblicato il filmato sui social media, subito dopo è stata tratta in salvo la mamma del piccolo.
Nelle prime ore di sabato, le squadre di soccorso di El Salvador hanno concluso un'operazione durata oltre 13 ore a Playa Grande, nello stato di La Guaira, estraendo viva una 15enne e la sua cagnolina. Le due erano rimaste intrappolate per più di 50 ore al nono piano di un edificio crollato a seguito del duplice sisma di mercoledì. L'intervento si è svolto in tre fasi. Dopo aver stabilito il primo contatto, i soccorritori hanno dovuto abbattere diverse pareti per raggiungere la giovane in sicurezza.
Dapprima è stata estratta la cagnolina e, subito dopo, è stata liberata la ragazza, risultata del tutto illesa. Il presidente salvadoregno Nayib Bukele ha annunciato la notizia dichiarando: «Abbiamo salvato Camila! Grazie a Dio per averci usato in questo modo. Forza Venezuela». Questo salvataggio arriva a poche ore da un altro intervento nella stessa area, durante il quale gli stessi soccorritori avevano liberato dalle macerie una 39enne, anch'essa sepolta da oltre 50 ore.
Una nuova scossa di terremoto di magnitudo 4.9 è stata registrata oggi nel centro del Venezuela, con epicentro a 44 chilometri a nord di Maracay, nello Stato di Aragua, a una profondità di 4,6 chilometri. Lo rende noto la Fondazione venezuelana per le ricerche sismologiche (Funvisis), mentre il sisma è stato confermato anche dall'Istituto geologico degli Stati Uniti (Usgs). Secondo numerose segnalazioni sui social media, la scossa è stata avvertita negli Stati di Aragua, Carabobo, Miranda e La Guaira, oltre che nel Distretto Capitale, dove si trova Caracas.
Pompieri, medici, paramedici, ingegneri e unità cinofile
Gli Stati Uniti hanno annunciato l'invio in Venezuela di una squadra di soccorso composta da oltre 250 persone, tra cui tre unità speciali di ricerca e salvataggio, per individuare eventuali sopravvissuti al devastante terremoto. Lo riferisce il dipartimento di Stato in una nota. Le tre unità speciali comprendono pompieri, medici, paramedici, ingegneri e specialisti nella ricerca con unità cinofile, per un totale di 18 cani addestrati a localizzare persone intrappolate tra le macerie. Le squadre sono partite da Miami, Los Angeles e dalla contea di Fairfax, vicino a Washington. Il personale trasporterà complessivamente oltre 90 tonnellate. Gli Usa hanno anche annunciato lo schieramento di due navi da guerra, aerei da trasporto ed elicotteri, nonché lo stanziamento di 150 milioni di dollari in aiuti per il Venezuela. Inoltre, il maggiore generale dei Marines Kevin Jarrard è arrivato nella capitale, Caracas, per coordinare le operazioni di soccorso del dipartimento della Difesa.

