
Da Doha un portavoce dell’ufficio politico dei talebani ha detto ad Al Jazeera che la guerra in Afghanistan “è finita”, aggiungendo che sarà chiaro “presto” che tipo di governo ci sarà. Da parte loro, gli Stati Uniti hanno ammainato la bandiera sulla loro ambasciata a Kabul. Il portavoce dei talebani ha aggiunto che il gruppo è pronto a dialogare con “personalità afgane”, a cui verrà garantita la necessaria protezione. La sicurezza sarà garantita ai cittadini e alle missioni diplomatiche.
Usa, “in sicurezza aeroporto di Kabul”
Prima di ammainare la bandiera sulla loro ambasciata a Kabul, gli Usa hanno trasferito quasi tutto il personale all’aeroporto, dove le forze statunitensi hanno assunto il controllo della sicurezza per garantire le partenze degli americani e degli altri occidentali dalla capitale afghana ormai in mano dei talebani. “Possiamo confermare che l’evacuazione sicura di tutto il personale dell’ambasciata è stata completata”, ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price in una nota. “Tutto il personale dell’ambasciata si trova nell’aeroporto internazionale di Hamid Karzai, il cui perimetro è protetto dalle forze armate statunitensi”, ha annunciato il Dipartimento di Stato. Nelle ultime due settimane sono già arrivati negli Stati Uniti quasi 2000 afgani in base a un programma speciale di immigrazione. L’evacuazione di migliaia di altre persone ammissibili a questo programma sarà “accelerata”, ha affermato il Dipartimento di Stato. Gli afghani che avranno superato tutte le fasi dei controlli di sicurezza verranno inviati direttamente negli Stati Uniti, mentre la procedura avverrà in “luoghi terzi” per coloro per i quali non è stata completata.
“Chi vuole deve poter lasciare il Paese”
Gli Usa, a nome di più di 65 nazioni, hanno anche sollecitato i talebani che hanno ripreso il potere in Afghanistan a lasciare che gli afghani che lo desiderino possano lasciare il Paese, avvertendo che sarà tenuto conto di eventuali abusi. “Gli Stati Uniti si uniscono alla comunità internazionale nell’affermare che gli afghani e i cittadini internazionali che desiderino partire devono poterlo fare”, ha scritto il segretario di Stato Usa Antony Blinken su Twitter mentre il Dipartimento di Stato rilasciava una dichiarazione firmata dai suoi stretti alleati. “Coloro che occupano posizioni di potere e autorità in tutto l’Afghanistan hanno la responsabilità - e ne devono dar conto - per la protezione della vita umana”, afferma la dichiarazione congiunta.
Ghani in Uzbekistan
Il presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani, che ieri ha lasciato il Paese dopo che i talebani entrati nella capitale Kabul, si trova intanto in Uzbekistan. Lo ha riferito il canale Al Jazeera, citato dal Guardian. Il leader avrebbe raggiunto la capitale uzbeka Tashkent - a circa 700 miglia a nord di Kabul - con sua moglie, il suo capo di gabinetto e il suo consigliere per la sicurezza nazionale.
Liberati i talebani pachistani imprigionati in Afghanistan
L’ex vice capo dei talebani pachistani (Ttp) Maulvi Faqir Muhammad è stato rilasciato da una prigione in Afghanistan. Era stato arrestato dalle forze di sicurezza afghane nel 2013 e da allora era detenuto nel carcere di Pul e Charkhi a Kabul. “Ci congratuliamo con l’intera Ummah musulmana per il rilascio di Maulvi Faqir”, ha detto il portavoce del Ttp Muhammad Khorasani in una dichiarazione e ha anche rilasciato una foto del Maulvi mentre era seduto in un’auto. Maulvi Faqir Muhammad è stato rilasciato mentre i talebani liberavano tutti i prigionieri dalle carceri di Pul e Charkhi e Baghram. Tra i detenuti rilasciati c’erano anche centinaia di altri prigionieri del Ttp. Maulvi Faqir è stato per lungo tempo il leader dei talebani pakistani nel distretto tribale di Bajuar vicino alla provincia di Kunar in Afghanistan. Si dice che sia persona molto vicina al capo di Al-Qaeda, Ayman Al-Zawahiri.
La Swiss evita il sorvolo
Swiss non volerà più nei cieli afghani per il momento: la compagnia aerea, a causa della situazione tesa nel Paese, ha annunciato questa mattina che aggirerà lo spazio aereo per motivi di sicurezza. La misura è legata all’attuale “situazione politica dinamica”, ha riferito Swiss all’agenzia Keystone-ATS. Le altre compagnia aeree della casa madre Lufthansa hanno preso la stessa decisione. Finora, alcune rotte in direzione dell’Asia sorvolavano l’Afghanistan. Swiss proponeva inoltre voli per il Paese che decollavano anche dalla Svizzera.
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