
Sopravvissuta miracolosamente a 11 anni dopo che un soldato russo le ha sparato in faccia. Nel conflitto che appare sempre più brutale, con denunce quotidiane di attacchi contro i civili e almeno 136 minori uccisi, ha un lieto fine la drammatica storia di una bambina ucraina da nove giorni ricoverata in un ospedale pediatrico dopo l’operazione che le ha salvato la vita.
La madre della piccola ha raccontato alla Cnn di essere fuggita lo scorso 16 marzo con le due figlie e la suocera da Mariupol, sotto assedio delle forze di Mosca, a bordo di un’auto condivisa con due estranei. Mentre cercavano di riparare verso le zone controllate dall’esercito di Kiev, un soldato russo ha aperto il fuoco a uno dei numerosi checkpoint incontrati lungo la strada, senza dare alcun avvertimento. Il veicolo è stato quindi costretto a fermarsi, e a quel punto la donna ha capito che la bimba era stata colpita.
Quando si sono resi conto di aver commesso un “errore”, ha spiegato la donna, i militari russi hanno prestato un primo soccorso, portando la bambina in un ospedale nella vicina città di Tokmak, sotto il controllo di Mosca. Da lì, un’ambulanza della Croce Rossa l’ha condotta in un nosocomio di Zaporizhzhia, dove è stata operata.
La bimba adesso, dicono i medici, è “stabile” e si spera possa sopravvivere senza riportare conseguenze fisiche di lungo termine. “Ma il suo status psicologico non è buono”, ha spiegato il dottore anestesista della struttura, raccontando che piange spesso ed è molto spaventata. In futuro la piccola sogna di tornare a fare quello che faceva prima della guerra: la ginnasta. Per i militari russi che hanno sparato alla figlia, invece, la madre ha un solo messaggio: “Andate a casa”.
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