
"Abbiamo la maggioranza", ha esultato Joe Biden dalla Cambogia prima di volare al G20 di Bali, dove si presenta politicamente rafforzato dalla vittoria alle midterm. "Ora ci concentriamo sulla Georgia", ha aggiunto il presidente, mostrandosi fiducioso sull'esito del ballottaggio del 6 dicembre fra il democratico Raphael Warnock e il repubblicano Herschel Walker, che a questo punto però non è più decisivo.
Vincere anche in Georgia - e quindi arrivare a 51 seggi in Senato più il voto della vicepresidente Kamala Harris - sarebbe comunque la ciliegina sulla torta per i democratici, quella in grado di coronare delle midterm quasi perfette in cui hanno respinto l'attesa onda rossa.
La temuta avanzata dei repubblicani alla fine non c'è stata e il Grand Old Party ha incassato sonore sconfitte in Pennsylvania e Nevada, due swing state per eccellenza, ma anche nella repubblicana Arizona. Alla Camera poi, dove si aspettavano di stravincere, i conservatori potrebbero spuntarla solo per una manciata di seggi: il conteggio dei voti prosegue e al momento la destra ha 211 voti e i democratici 204, sui 218 necessari per la maggioranza.
Guarda alla Camera con ottimismo Nancy Pelosi, secondo la quale una vittoria anche se difficile è addirittura ancora possibile. La speaker non ha ancora sciolto le riserve sul suo futuro politico e non lo farà fino a quando le elezioni non saranno definitivamente chiuse. Nell'attesa i deputati liberal si stanno già muovendo per individuare chi potrebbe raccogliere la pesante eredità di Pelosi, imprimendo al partito quel ricambio generazionale chiesto a gran voce.
La grandi manovre sono in corso anche fra i repubblicani. L'aspirante speaker Kevin McCarthy sta incontrando non poche difficoltà ad ottenere il sostegno necessario a essere nominato presidente della Camera in caso di vittoria repubblicana. Molti gruppi conservatori gli hanno infatti chiesto di chiarire nel dettaglio le sue posizioni, soprattutto sulle eventuali indagini su Biden e i membri della sua amministrazione per l'Afghanistan e il Covid, prima di esprimersi. In difficoltà anche Mitch McConnell in Senato, dove diversi repubblicani hanno chiesto di posticipare il voto per la leadership. Contro McConnell si è pure scagliato Donald Trump: la debacle "è colpa sua", ha detto senza giri di parole l'ex presidente cercando così di deviare l'attenzione e le critiche sul suo nemico.
Per buona parte del Grand Old Party infatti proprio Trump è il responsabile del tracollo: i suoi candidati sono stati sconfitti tutti o quasi, e l'ex presidente sembra aver perso quel tocco magico che lo ha caratterizzato per anni. Il tycoon però non è intenzionato a mollare. Nonostante l'ostilità di buona parte del partito, le varie indagini che pendono sulla sua testa e l'ascesa di Ron DeSantis, intende annunciare la sua candidatura al 2024 incurante dei sondaggi che lo danno indietro di sette punti rispetto al governatore della Florida.
La sua candidatura è una "brutta notizia per il paese", ha commentato Pelosi, consapevole comunque che l'effetto-Trump favorisce i democratici. La prevista discesa in campo dell'ex presidente apre comunque ufficialmente la corsa al 2024, con i repubblicani che si affrettano a trovare alternative al tycoon e i democratici che attendono la decisone di Biden. Una sua ricandidatura appare probabile dopo il trionfo al voto ma il "più sottovalutato presidente della storia", come qualcuno l'ha definito, potrebbe lasciarsi tentare dalla voglia di ritirarsi all'apice e lasciare campo libero a una nuova generazione di leader.

