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Medio Oriente
«I bambini stanno pagando il prezzo più alto»: l’allarme UNICEF sul Libano
UNICEF
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Ginevra Benzi
6 ore fa
Decine di morti in pochi giorni, 700mila sfollati e scuole trasformate in rifugi. L’organizzazione denuncia bisogni umanitari enormi e una risposta internazionale ancora insufficiente

Il Libano è tornato al centro della crisi in Medio Oriente, travolto dall’escalation militare lungo il fronte con Israele e da settimane di bombardamenti e ordini di evacuazione, che stanno costringendo centinaia di migliaia di persone fuggire dalle loro case. In questo scenario, «a pagare il prezzo più alto di questa violenza sono i bambini», ci dice Andrea Berther, vice rappresentante dell’UNICEF in Libano, parlando di una situazione «di grave preoccupazione». Morti, feriti, traumi psicologici e rifugi improvvisati nelle scuole segnano la quotidianità di migliaia di minori: finora il fondo dell'Onu per l'infanzia è riuscito a raggiungere circa 75.000 persone con aiuti umanitari, tra cui oltre 26.000 bambini, mentre restano enormi i rischi legati alle ostilità, alla malnutrizione, alle malattie infettive e ai traumi degli sfollamenti, con gravi ripercussioni sulla salute mentale.

83 decessi e oltre 200 feriti in pochi giorni

Secondo gli ultimi rapporti, «almeno 83 bambini sono stati uccisi e 254 feriti tra il 2 e l’8 marzo». E solo nell’ultima settimana, prosegue la fondazione, sono stati uccisi in media «più di 10 bambini al giorno, mentre circa 36 bambini sono rimasti feriti ogni giorno». Negli ultimi 28 mesi, proseguono, sarebbero stati uccisi 329 bambini e 1.632 feriti, «ma solo negli ultimi sei giorni il numero di bambini uccisi è aumentato del 25%, raggiungendo quota 412». Per Berther si tratta di cifre impressionanti, «una testimonianza evidente del tributo che il conflitto sta imponendo ai bambini in tutto il Libano». Bambini che giungono nei rifugi ormai esausti e con praticamente nulla, in cerca di sicurezza. E quando si parla di rifugi non stiamo parlando di strutture moderne e ad hoc, bensì di semplici scuole pubbliche. «Luoghi dove i bambini dovrebbero imparare, non fuggire dalla violenza».

Sovraffollamento e scarsità di igiene

Ma oltre alla sicurezza, questi bambini necessitano di acqua potabile, servizi igienici, materassi, coperte, diesel per i generatori e un’alimentazione adeguata, soprattutto i più piccoli. A tutto questo va aggiunta un’attenzione particolare necessaria per i più vulnerabili, «tra cui i bambini con disabilità, che spesso incontrano ulteriori ostacoli nell’accesso ai servizi di base e al supporto specialistico». E a rendere le condizioni particolarmente difficoltose, in particolare a livello igienico per adolescenti e giovani donne, c’è il sovraffollamento nei rifugi, che coinvolge anche parte del personale e dei partner attuatori. Oltre 119.000 persone si trovano infatti in oltre 560 rifugi collettivi, «molti dei quali hanno già raggiunto la piena capacità. Inoltre, i bambini necessitano di cure mediche immediate, sostegno psicosociale, accesso all’apprendimento e protezione da violenze, sfruttamento e rischi legati ai traumi».

700mila sfollati

Stando ai dati forniti a UNICEF dall’Unità di gestione del rischio disastri del Governo libanese, quasi 700.000 persone, tra cui circa 200.000 bambini, sono state sfollate nell’attuale escalation, «aggiungendosi alle decine di migliaia già costrette a lasciare le proprie case a causa delle crisi precedenti». Sono infatti ampi i territori libanesi che si trovano confrontati con un pericolo estremo a causa dei pesanti bombardamenti e degli ordini di evacuazione «che hanno costretto i civili a fuggire con pochissimo preavviso». Tutti i villaggi a sud del fiume Litani hanno quindi ricevuto l’ordine di evacuare verso nord, inclusa la città di Tiro e le periferie meridionali di Beirut, «con un impatto su centinaia di migliaia di persone». 

Le famiglie in difficoltà possono ricorrere a strategie di sopravvivenza dannose, esponendo ulteriormente i bambini — e in particolare le ragazze — a rischi

Dalla malnutrizione ai matrimoni precoci

I bambini in Libano stanno affrontando «una crisi multidimensionale che minaccia la loro salute, l’istruzione, il benessere psicosociale e la nutrizione. Molti sono esposti al rischio immediato di morte o ferite a causa della violenza, oltre a un accesso limitato alle cure mediche, alla malnutrizione e a malattie legate alle scarse condizioni igieniche». Ma non solo. La chiusura di tutte le scuole pubbliche e private «ha interrotto l’apprendimento per oltre un milione di bambini, aumentando stress, incertezza e perdita di competenze. L’esposizione prolungata alla violenza e all’instabilità compromette il senso di sicurezza, normalità e prospettive future». Ma la guerra ha anche altre conseguenze, che vanno oltre la salute e la sicurezza dei più piccoli. Stiamo parlando del rischio di un incremento del lavoro minorile e dei matrimoni precoci. «Sebbene non siano ancora disponibili dati completi, lo sfollamento prolungato, le difficoltà economiche e la chiusura delle scuole aumentano il rischio di tali scenari». Le famiglie in difficoltà possono infatti ricorrere a strategie di sopravvivenza dannose, «esponendo ulteriormente i bambini — e in particolare le ragazze — a rischi».

Interventi dell’UNICEF

A livello di interventi, UNICEF ci ha spiegato che le forniture mediche vengono distribuite nelle strutture sanitarie pubbliche in coordinamento con il Ministero della Salute, mentre le unità sanitarie mobili di cure primarie sostenute dall’UNICEF sono state ampliate a 37 unità per offrire consultazioni, vaccinazioni e assistenza sanitaria urgente alle famiglie sfollate. «È stato inoltre mantenuto il supporto agli ospedali per garantire l’accesso alle cure intensive neonatali e pediatriche per i bambini più vulnerabili». È inoltre in preparazione un’assistenza in denaro d’emergenza per sostenere fino a 45.000 famiglie vulnerabili con bambini.

Comunità internazionale e Svizzera

Ma quale tipo di supporto è oggi più necessario da parte della comunità internazionale? «Ciò di cui bambini e famiglie in Libano hanno più urgentemente bisogno è un sostegno finanziario continuo e flessibile che consenta agli attori umanitari di rispondere rapidamente all’evoluzione dei bisogni». Ma oltre ai fondi, sono fondamentali anche forniture essenziali, competenze tecniche e una forte azione di sostegno per la protezione dei civili, così come «il ruolo della comunità internazionale nel promuovere la protezione dei civili e il rispetto del diritto umanitario internazionale».

Malgrado il sostegno ricevuto finora, permane un divario di finanziamento del 92%

Risposta internazionale «insufficiente»

Nonostante l’intensificazione delle operazioni umanitarie, UNICEF afferma tuttavia che la risposta «è attualmente ben lontana dall’essere sufficiente a soddisfare i bisogni crescenti. Il piano di risposta e preparazione dell’UNICEF richiede 48 milioni di dollari per raggiungere circa un milione di persone, tra cui centinaia di migliaia di bambini». Malgrado il sostegno ricevuto finora, permane dunque un divario di finanziamento del 92%. «Questa lacuna critica limita la capacità di ampliare gli aiuti salvavita al ritmo necessario. Senza finanziamenti urgenti aggiuntivi, i partner umanitari faticheranno a mantenere i servizi chiave nei rifugi sovraffollati, sostenere le famiglie sfollate e prevenire un ulteriore deterioramento della salute, dell’apprendimento e della protezione dei bambini».

Prospettive

E se le ostilità dovessero continuare, «i bambini rischiano uno sfollamento prolungato, l’interruzione dell’istruzione, malnutrizione, un aumento dei traumi e una maggiore esposizione allo sfruttamento. L’entità delle perdite e dell’impatto psicologico potrebbe essere catastrofica». Il messaggio di UNICEF al mondo è quindi chiaro: «I bambini in Libano non possono permettersi ulteriori ritardi. Hanno bisogno ora di protezione, sicurezza e sostegno. Sono necessari sforzi immediati per ridurre l’escalation e prevenire ulteriori danni ai bambini».

 

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