
Si presenta piena di ostacoli la mediazione che il capo dello Stato del Costa Rica, Oscar Arias, ha avviato oggi a San José sulla crisi politica in Honduras: in questo primo giorno di contatti, il presidente deposto Manuel Zelaya non ha incontrato quello golpista Roberto Micheletti, e i due si sono anzi lanciati mutue accuse. A mettere in chiaro che la mediazione promossa dal premio Nobel per la pace 1987 è quasi una missione impossibile ci hanno pensato gli stessi Zelaya e Micheletti. Qualche ora fa, prima di sbarcare a San José, Zelaya ha infatti detto che il governo de facto ha "24 ore di tempo" per lasciare il potere, definendo Micheletti "un criminale che ha colpito il nostro popolo". Il quale si è a sua volta definito quale "il presidente costituzionale dell'Honduras". Sulla base delle sue dichiarazioni, Micheletti punta a trovare una soluzione proprio "nel quadro della nostra Costituzione, che dà garanzie a tutti gli honduregni", ribadendo così che il centro della crisi è il referendum promosso nelle ultime settimane prima del golpe da Zelaya, che tramite il voto puntava alla rielezione. Quasi due settimane dopo il golpe del 28 giugno che ha portato Micheletti al potere, si rafforza intanto l'isolamento internazionale nei confronti del piccolo, e povero, paese centroamericano. Il pressing Usa anti-golpista non sembra infatti arrestarsi: l'ambasciata americana a Tegucigalpa ha oggi fatto sapere che potrebbe sospendere aiuti pari a 200 milioni di dollari. Washington, ha precisato l'ambasciata, sta infatti realizzando "una verifica" di tutte le forme di assistenza al paese. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

