
Ore di tensione e incertezza a Tegucigalpa: mentre l'aereo del deposto presidente Manuel Zelaya ha lasciato Washington alla volta dell'Honduras, il governo ad interim di Roberto Micheletti ribadisce l'interdizione e minaccia di arrestarlo nonostante l'appoggio internazionale. Zelaya ha annunciato oggi alla televisione venezuelana Telesur che tornerà accompagnato dal presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite Miguel D'Escoto. Il segretario dell'Organizzazione degli Stati Americani, José Miguel Insulza, e vari presidenti latinoamericani, l'argentina Cristina Kirchner, l'ecuadoriano Rafael Correa e il paraguayano Fernando Lugo si stanno invece recando a El Salvador per seguire da vicino gli sviluppi della situazione nel Paese centroamericano. Il governo ad interim ha negato l'accesso a Zelaya occupando con l'esercito l'aeroporto di Tegucigalpa e bloccando con mezzi militari tutte le piste degli aeroporti del Paese. "Non vogliamo rischiare che muoia un ex presidente, o anche un solo cittadino, non vogliamo che ci possano essere feriti, o essere obbligati a mancare di rispetto ad un ex presidente - ha sottolineato il ministro degli Esteri Enrique Ortez Colindres -. Quell'aereo non entrerà né all'aeroporto di Tegucigalpa, né alla base militare americana di Palmerola, né in qualsiasi altro aeroporto del Paese". Da parte loro, i sostenitori di Zelaya hanno convocato il popolo per appoggiare il ritorno del leader estromesso, e decine di migliaia tra operai, contadini, studenti, indigeni e altre forze sociali che avevano eletto il presidente deposto, hanno risposto all'appello: una grande manifestazione si è diretta all'aeroporto gridando slogan contro il governo "golpista" e chi lo appoggia, politici di destra, imprenditori e la gerarchia religiosa. Alle dichiarazioni in appoggio del golpe di Micheletti del cardinale Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, che da ieri è entrato in campo per giustificare l'espulsione di Zelaya e la legittimità del nuovo governo, si é unito oggi anche il presidente della Confraternità Evangelica dell'Honduras, Oswaldo Canales. Rafael Alegria, uno dei coordinatori del sostegno a Zelaya, ha definito "resistenza pacifica" la manifestazione ed ha attribuito al governo ad interim la responsabilità per qualsiasi incidente. "La nostra mobilitazione è completamente pacifica, non abbiamo né pistole né pietre, per cui se ci scappano vittime la colpa potrà essere solo della polizia e delle Forze armate", ha detto al microfono Alegria, che ha denunciato infiltrazioni di individui sospetti che potrebbero fomentare la violenza. I manifestanti hanno reclutato anche un'ottantina di taxi per portare Zelaya e il suo seguito alla capitale, "nel caso che riesca a sbarcare". ATS
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