
In Honduras il presidente golpista Roberto Micheletti ha annunciato che, su sua richiesta, il Consiglio dei ministri ha revocato lo stato d'assedio decretato nove giorni fa. La concessione è venuta dopo giorni di critiche internazionali alla soppressione delle libertà fondamentali come quelle di stampa e di protesta pacifica. La revoca potrebbe contribuire a migliorare il clima di colloqui previsti questa settimana con ministri degli esteri dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa). L'annuncio è stato dato in una conferenza stampa in cui Micheletti ha anche ribadito che, qualora le elezioni presidenziali previste per novembre fossero corrette e che la crisi politica fosse risolta con il dialogo, sarebbe disposto a rinunciare all'incarico. Micheletti, in un'intervista televisiva, ha detto però di essere disposto ad un passo indietro a patto che lo stesso venga fatto dal deposto presidente, Manuel Zelaya, alleato del leader socialista venezuelano Hugo Chavez. Insomma che al potere salga una terza persona. Il golpe Honduras attuato con la defenestrazione di Zelaya a fine giugno è la peggiore crisi scoppiata da anni nell'America centrale diventando un banco di prova anche per il presidente statunitense Barack Obama e la sua politica nei confronti dell'area latino-americana. Micheletti inoltre ha confermato di avere incontrato la settimana scorsa il segretario dell'Organizzazione degli stati americani, Miguel Insulza, nella base militare Usa di Palmarola. A Tegucigalpa intanto sono giunto quattro parlamentari europei che avranno una serie di incontri con politici locali. Ciò fa pensare che a 100 giorni dal golpe e a due settimane dal rientro in patria di Zelaya, da allora rifugiato nell'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa, cominci una settimana cruciale per trovare una soluzione alla crisi. ATS
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