
E' di nuovo in alto mare la crisi politica in Honduras: Manuel Zelaya ha definito "lettera morta" l'accordo firmato qualche giorno fa tra le due parti con la mediazione di Washington, dopo l'annuncio da parte del presidente de facto, Roberto Micheletti, della nascita di un "governo di unità nazionale" senza i ministri del presidente deposto. "L'accordo - ha detto Zelaya - è stato messo in scacco per colpa di Micheletti, che non ha convocato il Congresso Nazionale", l'assemblea monocamerale del paese che, sulla base dell'intesa, avrebbe dovuto essere convocato per esprimersi sul ritorno alla presidenza dello stesso Zelaya, che dal suo rientro nel paese, lo scorso 21 settembre, si trova nell'ambasciata brasiliana di Tegucicalpa. Il 'no' di Zelaya all'intesa è quindi scattato quando Micheletti ha iniziato a scegliere i propri uomini per la formazione del 'governo di unita' e riconciliazione nazionale senza attendere la discussione in Parlamento della restituzione a potere del presidente deposto con il golpe del 28 giugno. L'ultimo termine valido per la nascita dell'esecutivo, si rileva a Tegucigalpa, è scaduto ieri. A criticare senza mezzi termini Micheletti è stato il governo del Brasile, paese che ha un ruolo chiave nelle trattative tra le due parti e che ha respinto la possibilità della creazione di un nuovo governo con la partecipazione "di una sola delle parti", e cioé dei rappresentanti del presidente golpista. ATS
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