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Cinema
Hollywood, al via i negoziati tra sindacati e Studios dopo lo sciopero
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Ats
un giorno fa
I contratti del settore sono tutti in scadenza: il 1. maggio quello degli sceneggiatori della Writers Guild of America, l'11 quello dei registi (Directors Guild of America) e il 30 giugno è la volta del Sag-Aftra, che rappresenta 170.000 attori di cinema e televisione, doppiaggio, presentatori di tv e radio e performers

A 26 mesi dalla fine dello sciopero più duro della storia recente di Hollywood, torna lo spettro del conflitto tra lavoratori dello spettacolo e Studios. Cominciano oggi i negoziati tra il sindacato degli attori e l'associazione dei produttori per il rinnovo degli accordi che misero fine a 118 giorni di protesta nel novembre 2023. I contratti del settore sono tutti in scadenza: il 1. maggio quello degli sceneggiatori della Writers Guild of America, l'11 quello dei registi (Directors Guild of America) e il 30 giugno è la volta del Sag-Aftra, che rappresenta 170.000 attori di cinema e televisione, doppiaggio, presentatori di tv e radio e performers. È proprio questa organizzazione, la più numerosa, ad aprire il tavolo per prima, in un contesto profondamente aggravato rispetto a tre anni fa. L'industria audiovisiva è attraversata da un forte rallentamento delle produzioni, dall'incertezza di nuove fusioni e acquisizioni (Skydance e Paramount e quella ancora da definire di Netflix su Warner Bros.) e dal dominio sempre più netto dello streaming sulle sale cinematografiche. Al centro del confronto con l'Alliance of Motion Picture and Television Producers (Amptp, che raggruppa studi tradizionali e piattaforme di streaming) ci saranno salari, diritti d'immagine, contributi per sanità e pensioni, oltre alle nuove regole sull'intelligenza artificiale. In questo ambito, le protezioni incluse negli accordi del 2023 sono già obsolete. I sindacati propongono una nuova misura: se uno studio utilizza un interprete sintetico al posto di uno in carne ed ossa, deve versare una royalty nei fondi pensione e sanitari delle Guilds. L'obiettivo è che gli attori digitali costino quanto, o più, degli esseri umani, eliminando l'incentivo economico a sostituirli. La proposta è stata soprannominata «Tilly Tax», in riferimento a Tilly Norwood, l'attrice generata per intero dall'intelligenza artificiale lo scorso autunno. Nelle prossime settimane sono previsti diversi appuntamenti negoziali. Nessuna delle parti sembra desiderare una replica del 2023, ma i nodi sul tavolo restano complessi. L'esito delle trattative è cruciale non solo per i lavoratori, ma anche per la tenuta di un'industria in fase di trasformazione.