
Il pericolo di una nuova crisi incombe sulla già tormentata regione mediorientale. Il movimento sciita libanese Hezbollah, che con Israele ha combattuto una guerra nell'estate del 2006, ha confermato oggi un raid compiuto da jet dello Stato ebraico su una sua roccaforte al confine tra il Libano e la Siria, affermando di volere rispondere con una "rappresaglia nel luogo e nel momento opportuno". Hezbollah potrebbe vendicarsi colpendo "figure israeliane di spicco", avverte il quotidiano israeliano Haaretz, dando voce alla preoccupazione per la forza militare delle milizie del Partito di Dio, che, dalla loro creazione nel 1982 a opera dell'Iran khomeinista, sono una delle più temute spine nel fianco per lo Stato ebraico. Dopo la fine della Guerra civile libanese nel 1990, Hezbollah è stata l'unica fazione del Libano a mantenere un bene organizzato apparato militare, che grazie alle forniture di Teheran è in grado di rivaleggiare per potenza con l'esercito nazionale di Beirut. Inizialmente la televisione di Hezbollah, Al Manar, aveva smentito le notizie di un attacco israeliano avvenuto lunedì sera, di cui parlavano fonti anonime della sicurezza di Beirut. Ma oggi con un comunicato il movimento sciita è uscito allo scoperto, ammettendo il raid e confermando che esso ha colpito sue posizioni in territorio libanese per la prima volta dopo il conflitto del 2006. "L'attacco è una flagrante aggressione contro il Libano e la sua sovranità e non solo contro la Resistenza", afferma la nota, utilizzando il termine con il quale il movimento sciita definisce se stesso. In territorio siriano erano invece stati compiuti tre attacchi dell'aviazione israeliana tra gennaio e maggio dello scorso anno per colpire, secondo fonti ufficiose, i trasferimenti di missili dall'Iran a Hezbollah. La Siria rimane infatti una via di comunicazione di vitale importanza per i rifornimenti al Partito di Dio libanese, che con le sue milizie combatte al fianco delle forze lealiste di Damasco a sostegno del regime di Bashar al Assad. Hezbollah ha confermato che l'area presa di mira è quella di Jenta, nella Valle della Bekaa, tra il villaggio libanese di Nabi Sheet e le località siriane di Serghaya e Zabadani. Ma ha smentito che il raid abbia preso di mira una spedizione di missili o sue basi di artiglieria e anche che suoi miliziani siano rimasti uccisi. In precedenza, invece, il quotidiano libanese Daily Star aveva citato fonti della sicurezza, secondo le quali quattro membri di Hezbollah erano morti quando erano stati colpiti mezzi che trasportavano vettori e rampe di lancio. Ieri, rispondendo alla domanda di un giornalista, il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, aveva rifiutato di confermare la notizia dell'attacco, affermando tuttavia che Israele si riserva di fare "tutto ciò che è necessario" per difendersi. E tra le priorità vi è sicuramente quella di impedire l'arrivo di nuovi missili sofisticati a Hezbollah. Un alto ufficiale israeliano, tra l'altro, ha detto di ritenere che il Partito di Dio libanese sia riuscito a dotarsi di missili russi Yakhont, molto precisi e difficili da intercettare. La minaccia immediata ora è la rappresaglia annunciata da Hezbollah, che per Haaretz cerca ancora una vendetta adeguata per l'uccisione di due suoi responsabili militari: Imad Mughnyeh nel 2008 a Damasco e Hassan Lakis, 2013 a Beirut.
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