

Stati Uniti e Iran hanno concordato di sospendere i reciproci attacchi nello stretto di Hormuz e di tenere un incontro domani a Doha. Lo riferisce Axios citando un alto funzionario americano.
«Abbiamo deciso di sospendere ogni attività cinetica», ha sottolineato l'alto funzionario americano, utilizzando la terminologia militare per indicare attacchi e altre azioni belliche.
Un secondo funzionario Usa ha dichiarato ad Axios che entrambe le parti sospenderanno le ostilità «per il momento» e che «le imbarcazioni potranno muoversi liberamente», mentre proseguiranno i colloqui tecnici.
Gli incontri di martedì a Doha erano originariamente previsti in Svizzera per discutere del programma nucleare iraniano, ha ricordato una fonte a conoscenza dei colloqui, spiegando che a seguito dell'escalation di questi giorni si è deciso di spostarli in Qatar, concentrandoli sullo Stretto di Hormuz. Nick Stewart, che dirige il team tecnico statunitense, dovrebbe partecipare ai colloqui, secondo le fonti di Axios.
«Con l'Operazione 'Sof Pasuk' (Fine del capitolo), l'Idf ha distrutto l'infrastruttura terroristica sotterranea di Hezbollah nell'area del villaggio di Majdal Zoun, nel Libano meridionale». Lo ha reso noto l'ufficio del premier Benjamin Netanyahu.
La struttura, lunga oltre 200 metri e a una profondità di oltre 25 metri, conteneva centinaia di armi e diversi pozzi di lancio destinati a colpire il territorio dello Stato di Israele e i suoi cittadini. Israele ha informato preventivamente gli Stati Uniti e il rappresentante americano in Libano dell'operazione di distruzione dell'infrastruttura.
Intanto, il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, alleato del movimento filo-iraniano Hezbollah, ha dichiarato che l'accordo quadro siglato con Israele sotto l'egida degli Stati Uniti «non sarà adottato», ritenendo che non garantisca i diritti del suo Paese.
«Questo accordo non sarà adottato né attuato nella sua forma attuale», ha affermato in una nota diffusa dal suo partito, il Movimento Amal, denunciandolo come un «accordo basato su 'diktat', e non un accordo che tuteli i diritti del Libano». Firmato venerdì a Washington l'accordo mira a raggiungere una «pace duratura» tra Libano e Israele e prevede il disarmo di Hezbollah.
Dal canto suo, Hezbollah ha dichiarato di riservarsi il diritto di «difendere la propria patria» dopo i nuovi attacchi sferrati da Israele nel sud del Libano, nonostante l'accordo quadro firmato venerdì volto a garantire una «pace duratura» tra i due Paesi.
In un comunicato, il movimento filo-iraniano «ribadisce che quanto fatto dal nemico costituisce una flagrante violazione del cessate il fuoco a cui si era attenuto fino a quel momento, e che sta monitorando e registrando tali violazioni, riservandosi il diritto di difendere la propria patria e il proprio popolo».
Il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, alleato del movimento filo-iraniano Hezbollah, ha dichiarato che l'accordo quadro siglato con Israele sotto l'egida degli Stati Uniti «non sarà adottato», ritenendo che non garantisca i diritti del suo Paese. «Questo accordo non sarà adottato né attuato nella sua forma attuale», ha affermato in una nota diffusa dal suo partito, il Movimento Amal, denunciandolo come un «accordo basato su diktat, e non un accordo che tuteli i diritti del Libano». Firmato venerdì a Washington l'accordo mira a raggiungere una «pace duratura» tra Libano e Israele e prevede il disarmo di Hezbollah.
Hezbollah dal canto suo ha dichiarato di riservarsi il diritto di «difendere la propria patria» dopo i nuovi attacchi sferrati da Israele nel sud del Libano, nonostante l'accordo quadro firmato venerdì volto a garantire una «pace duratura» tra i due Paesi. In un comunicato, il movimento filo-iraniano «ribadisce che quanto fatto dal nemico costituisce una flagrante violazione del cessate il fuoco a cui si era attenuto fino a quel momento, e che sta monitorando e registrando tali violazioni, riservandosi il diritto di difendere la propria patria e il proprio popolo».

