
Otto casi di hantavirus, tra cui tre decessi. Gli occhi del mondo in queste ore sono puntati sulla nave da crociera MV Hondius, sulla quale si è sviluppato un focolaio di hantavirus. Una persona infetta, lo ricordiamo, è ricoverata in un ospedale svizzero. E a parlare di recente è stato uno dei passeggeri che si trova tuttora a bordo dell’imbarcazione. In alcune dichiarazioni rilasciate a BFM TV e riprese da 20 Minuten, l’uomo ha espresso delle critiche relative all’atteggiamento dell’equipaggio. «La gente fa quello che vuole», ha dichiarato, accennando addirittura a un barbecue tenutosi di recente. Inoltre «mangiamo tutti insieme al ristorante. Ci sono regole di distanziamento sociale, ma sono in vigore solo da tre giorni». Stando al tour operator – citato sempre dal portale svizzero tedesco - 30 persone sono sbarcate dalla Hondius durante un attracco a Sant'Elena. In quel momento il virus era probabilmente già massicciamente diffuso sull’imbarcazione.
Il paziente all'USZ
La persona ricoverata a Zurigo, lo ricordiamo, è un uomo rientrato in Svizzera in aprile, insieme alla moglie, dopo un viaggio in Sudamerica, a bordo della nave da crociera. Dopo aver accusato sintomi della malattia e aver consultato telefonicamente il medico di famiglia, si è recato per accertamenti all’USZ, dove è stato immediatamente isolato. Un test effettuato presso il laboratorio di riferimento degli Ospedali universitari di Ginevra (HUG) è risultato positivo all’hantavirus, il virus delle Ande presente in Sudamerica.
La malattia
Il morbo in questione, lo ricordiamo, si trasmette tramite aerosol e viene provocata dall'urina dei roditori. Del virus esistono più varianti. «Ci sono quelli della sindrome eurasiatica, che provocano normalmente una malattia a livello dei reni, e questi americani, i quali invece causano una malattia respiratoria potenzialmente anche molto grave», spiegava negli scorsi giorni Pietro Antonini, consulente malattie infettive presso Civico e Moncucco.
Sintomi e decorsi più comuni
La malattia, in sostanza, «è una polmonite, che purtroppo ha una letalità potenzialmente elevata. Una terapia antivirale non esiste, così come non esistono vaccini», aggiunge Antonini. «Le persone che hanno avuto dei contatti stretti devono essere isolate, così come i malati. La terapia è esclusivamente di supporto. I contagiati sviluppano la polmonite e si ammalano, e in quel caso non restano che le cure intense e sperare di guarire». Le misure da adottare «sono semplici. Alle persone contagiate devi fare una diagnostica e vanno isolate. Il personale che le accudisce si deve proteggere e bisogna cercare in maniera molto puntigliosa gli individui che hanno avuto dei contatti stretti. Questi ultimi devono essere a loro volta isolati e sono tenuti a fare la quarantena, perché la malattia può impiegare anche parecchie settimane per svilupparsi».

