
Il governo di fatto di Hamas, il movimento islamico palestinese al potere nella Striscia di Gaza, ha annunciato oggi la scarcerazione di 50 delle decine e decine di militanti di una fazione ribelle ancor più radicale - vicina agli slogan di Al Qaida - arrestati il mese scorso dopo una violentissima resa dei conti a Rafah (sud della Striscia). Il provvedimento è stato spiegato pubblicamente dallo stesso 'primo ministro' di Gaza, Ismail Hanyeh, come un atto di clemenza legato all'imminente ricorrenza di Eid el-Fitr, la celebrazione della fine del Ramadan islamico, e come un gesto destinato a "diffondere la tolleranza reciproca". Per l'occasione è stato deciso anche il rilascio di 120 detenuti condannati per "reati comuni". A far notizia è però la scarcerazione dei 50 militanti di Jund Ansar Allah ('Guerrieri di Diò), formazione salafita di impronta giaidista che il mese scorso aveva sfidato da una moschea di Rafah il potere di Hamas, giudicato troppo poco aderente alla sharia, e aveva proclamato la nascita di un "emirato islamico" nella Striscia di Gaza, provocando una reazione sfociata in scontri armati, nell'uccisione di oltre 20 persone e nella repressione dei rivoltosi. Secondo alcune fonti le milizie di Hamas avrebbero in seguito arrestato 500 persone sospettate di legami con Jund Ansar Allah, un numero che tuttavia le fonti ufficiali di Gaza hanno smentito, ammettendo l'incarcerazione di non più di 150 militanti ultraradicali (inclusi quelli ora rilasciati). Un paio di settimane fa, un esponente dei 'Guerrieri di Dio' sotto copertura ha detto da parte sua all'ANSA che nella Striscia il gruppo 'qiaidista', considerato da più parti marginale, continuerebbe comunque a far proseliti, anche fra "elementi delusi" delle Brigate Qassam, il braccio armato di Hamas, contrari ai compromessi ideologici attribuiti all'ala politica del movimento. ATS
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