

«Li abbiamo ringraziati per la promessa, ma vogliamo vedere sforzi reali e non solo parole», ha aggiunto la fonte, secondo cui «per Kushner era importante ricevere questo impegno direttamente da loro». I leader di Hamas hanno espresso la loro frustrazione per la politica israeliana a Gaza, inclusi i raid. «Kushner ha ricordato loro che hanno impiegato quattro mesi per accettare di disarmare», ha riferito la fonte, precisando che Hamas «devono compiere passi concreti» se vuole che anche Israele faccia la sua parte.
L'asticella è alta, «poiché la parte israeliana non crede che disarmeranno realmente», ma «non c'è margine di trattativa sul disarmo in sé» e gli Stati Uniti «garantiranno che Israele rispetti i propri impegni». Durante l'incontro, i leader di Hamas si sono detti pronti a trasferire il controllo civile di Gaza al governo palestinese, una volta operativo nella Striscia, impegnandosi a non interferire.
Kushner e il suo team hanno incontrato anche il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e, separatamente, alcuni membri del governo palestinese. Al-Sisi ha detto a Kushner che gran parte dell'instabilità regionale degli ultimi anni deriva dalla situazione a Gaza. Pertanto, «stabilizzare Gaza contribuirebbe a stabilizzare l'intera regione», ha aggiunto, secondo la fonte citata da Axios.
I leader di Hamas hanno ribadito e confermato, durante un incontro tenutosi domenica in Egitto con Jared Kushner, inviato e consigliere del presidente Usa Donald Trump, il loro impegno a favore del disarmo e della smilitarizzazione della Striscia di Gaza. Lo riporta Barak Ravid di Axios, citando una fonte a conoscenza dei dettagli dei colloqui, secondo cui il meeting, durato 90 minuti, è stato definito «molto produttivo», negli sforzi per verificare la volontà di Hamas ad adottare misure concrete verso la smilitarizzazione di Gaza. «Hanno chiesto di riferire al presidente Trump che sono determinati a mantenerlo», secono la fonte.
Jared Kushner, genero e inviato di Donald Trump, incontrerà a breve la leadership di Hamas al Cairo, alla presenza di funzionari qatarioti, egiziani e turchi, poco prima di recarsi in Israele, dove incontrerà Benjamin Netanyahu.
Lo riporta Al Jazeera, citando una fonte palestinese.
Dal canto suo, il presidente americano ha scritto su Truth, in un post di 10 secondi con l'IA: «Grazie, George (Washington ndr.), per alcune delle tue idee geniali su questo fantastico complesso militare/sala da ballo!». Nel video Trump cammina in quella che sarà la ballroom della Casa Bianca con il primo presidente Usa. Entrambi sembrano indicare suggerimenti e migliorie da approntare al progetto.
L'amministrazione Trump ha stabilito a metà maggio un canale segreto con il comandante della Guardia Rivoluzionaria iraniana Ahmad Vahidi attraverso il presidente del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani. Lo rivela Axios citando tre fonti a conoscenza diretta dei fatti.
Secondo Axios, a metà maggio, i negoziatori statunitensi che cercavano di raggiungere un accordo con l'Iran per porre fine alla guerra non riuscivano a capire se le persone sedute di fronte a loro parlassero effettivamente a nome del potente Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Quindi, i funzionari dell'amministrazione Trump hanno aggirato i negoziatori iraniani ufficiali (il presidente del parlamento Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi) e si sono rivolti direttamente ai vertici dei pasdaran, attraverso Barzani perché - sempre secondo Axios - gode sia della fiducia dei Guardiani della rivoluzione sia degli americani.
L'episodio, scrive Barak Ravid, dimostra quanto sia stato difficile per gli Stati Uniti negoziare con un Paese dove non è chiaro chi detenga effettivamente il potere. A giugno Usa e Iran concordarono poi un memorandum d'intesa, che però è presto naufragato.
L'Iran mette una taglia sui soldati americani. «Qualunque forza iraniana riuscirà a catturare o uccidere un aggressore americano, riceverà una ricompensa di 30.000 dollari, ha dichiarato il comandante dell'esercito iraniano Amir Hatami, citato dall'agenzia Fars.
Donald Trump si è rifiutato di esprimere il suo sostegno a Benjamin Netanyahu a 75 giorni dalle elezioni israeliane. La coalizione del premier è ferma a 49-53 seggi, meno dei 68 che detiene oggi e dei 61 necessari per insediare un governo. Nello Studio Ovale, quando si sono incontrati due settimane fa, il tycoon gli ha chiesto dei sondaggi, ha riferito Axios.
Netanyahu ha esitato e un suo consigliere ha risposto: «Signor presidente, sta vincendo». Il principale rivale di Netanyahu, l'ex capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane Gadi Eizenkot, lo supera in termini di gradimento nella maggior parte dei sondaggi: i partiti di opposizione contano tra i 67 e i 70 seggi. L'obiettivo del premier ora è di impedire all'opposizione di formare un governo. Se nessuno dei due schieramenti sarà in grado di raggiungere i 61 seggi, lui rimarrà in carica ad interim e Israele tornerà al voto.
Il presidente americano, tuttavia, potrebbe ancora cambiare idea. Ma, a soli 75 giorni dalle elezioni, il tempo stringe per Netanyahu.

