
È sempre più critica la situazione a Cap Haitien, la seconda città di Haiti teatro dei disordini anti-Onu di questi giorni, dopo i nuovi violenti scontri che hanno costretto organizzazione umanitarie come Oxfam a bloccare le operazioni per fronteggiare l'emergenza colera. Nel terzo giorno di disordini scoppiato ieri, non risulta ufficialmente confermata la morte di una persona - annunciata da una fonte anonima della polizia -, mentre fonti del Hopital Universitaire, il principale ospedale della città, hanno parlato di sei feriti da arma da fuoco. "Gli hanno sparato i soldati della Minustah" il contingente Onu nel Paese, ha detto un testimone alla Cnn. La città è presidiata da gruppi armati che impediscono il passaggio di convogli e auto. L'organizzazione per gli aiuti umanitari Oxfam ha interrotto le operazioni di soccorso: "Non possiamo fisicamente arrivare nei luoghi di lavoro, neppure con i mezzi di rifornimento. Abbiamo detto al nostro staff di rimanere a casa finchè le operazioni rimarranno sospese", ha detto Julie Schindall, portavoce di Oxfam a Haiti, al Daily Telegraph. Il quotidiano britannico aggiunge poi che un magazzino del Programma alimentare mondiale, che conteneva 500 tonnellate di cibo, è stato saccheggiato e dato alle fiamme. ATS
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