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Guantanamo: stop a processi, un anno per chiudere celle
Redazione
18 anni fa

I balli per il debutto della presidenza di Barack Obama erano ancora in corso martedì sera, quando dalla Casa Bianca è arrivata la prima decisione che segna un'inversione di rotta dall'amministrazione Bush: uno stop di 4 mesi ai processi militari a Guantanamo. Il presidente ha anche pronto un ordine esecutivo che, secondo le indiscrezioni, prevede la chiusura entro un anno della prigione più contestata al mondo. Una bozza dell'ordine che attende la firma di Obama, ottenuta dai media americani, recita che smantellare il carcere nella base dell'U.S.Navy a Cuba è un passo che va nell'interesse "della sicurezza nazionale e della politica estera degli Stati Uniti, oltre che nell'interesse della giustizia". Il documento presidenziale prevede anche una revisione dello status di tutti i detenuti e un'immediata ricerca di luoghi alternativi per ospitarli o di paesi disponibili ad accogliere quelli pronti per la scarcerazione. Un annuncio ufficiale da parte della Casa Bianca, secondo le indiscrezioni, potrebbe arrivare nella giornata di domani. Nel frattempo, però, è già arrivato l'ordine di bloccare i processi. Ma l'azione immediata di Obama su Guantanamo, se conferma le promesse elettorali, mostra anche la difficoltà nel trovare soluzioni al rebus giudiziario, diplomatico, militare e d'intelligence sul futuro dei 245 detenuti ancora custoditi nella prigione affacciata sul Mar dei Caraibi. Chi si aspettava che le celle di Guantanamo si aprissero quasi per magia nel primo giorno della nuova presidenza, ha dovuto fare i conti con la realtà di un iter che richiederà molto tempo. E anche la decisione di sospendere i processi, accolta con soddisfazione dalle organizzazioni per i diritti civili che da anni si battono contro le "commissioni militari" del Pentagono, non ha trovato consenso unanime. I rappresentanti dei familiari delle vittime dell'attacco dell'11 settembre 2001, presenti a Guantanamo per seguire le udienze preliminari contro i presunti capi di al-Qaida accusati delle stragi, hanno espresso irritazione e preoccupazione, temendo che lo stop significhi un rinvio a un futuro imprecisato dei processi alla "mente" degli attacchi Khalid Sheikh Mohammed e ad altri quattro imputati. Rabbia, ma per tutt'altro motivo, è stata espressa anche dallo stesso Mohammed e da altri tre co-imputati, quando un giudice militare, il colonnello Stephen Henley, li ha informati in aula a Guantanamo che il presidente Obama aveva chiesto uno stop di 120 giorni ai loro processi, per un riesame della procedura. "Nel nome di Dio, vogliamo continuare e dichiararci colpevoli", ha detto Mohammed, che da tempo ripete di voler andare incontro alla pena di morte, come forma di "jihad giudiziaria" contro l'America. Tutto però lascia presumere che gli ex capi di al-Qaida dovranno aspettare a lungo per il loro "martirio". Il giudice Henley ha accolto la richiesta di sospensione di ogni attività giudiziaria nel caso dell'11/9, formulata dal capo del Pentagono Robert Gates "per ordine del presidente". Stop fino a maggio anche per il processo al canadese Omar Khadr, accusato di aver ucciso in Afghanistan un soldato americano quando era un ragazzino di 15 anni. Il Pentagono ha già avviato una revisione dei casi di tutti i detenuti che si trovano a Guantanamo, per valutare quali opzioni esistono per i loro processi o la loro scarcerazione. Un compito importante, nel cammino per chiudere la prigione, lo avrà la nuova segretaria di Stato, Hillary Clinton, non appena il Congresso darà il via libera alla sua nomina: toccherà a lei trovare paesi amici, forse anche in Europa, disponibili a farsi carico di alcuni dei prigionieri oggi custoditi dai militari. ATS

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