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Estero
Guantanamo: Corte suprema su uighuri ritarda chiusura
Redazione
17 anni fa

Sarà molto difficile per Barack Obama rispettare il suo primo impegno da presidente degli Stati Uniti: la chiusura del carcere cubano di Guantanamo entro un anno, promessa appena sbarcato alla Casa Bianca, a gennaio. Gli ostacoli, praticamente impossibili da superare, si chiamano uighuri, e si tratta di 13 musulmani cinesi tuttora incarcerati a Guantanamo da diversi anni, pur non avendo commesso nessun reato. La decisione presa ieri dalla Corte Suprema degli Stati Uniti di esaminare il loro caso, e cioè se potranno riacquistare la libertà sul territorio americano, rischia di ritardare la chiusura del carcere cubano, allontanando ancora di più la scadenza del gennaio 2010 (che fonti dell'Amministrazione Obama avevano in realtà già escluso). Teoricamente bastano dieci giorni per svuotare il carcere di Guantanamo, secondo l'ammiraglio della Marina Tom Coperman, il comandante della struttura in cui sono detenuti i prigionieri della guerra al terrorismo dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. Attualmente secondo il Washington Post, sono 220. Coperman ha spiegato al Miami Herald che "se ci danno l'ordine di sgomberare Guantanamo il 12 gennaio, saremo in grado di rispettare le scadenze e chiuderlo in dieci giorni a patto di avere una adeguata quantità di supporto logistico". E ha aggiunto: "Il compito più difficile spetta ai politici, che devono trovare un posto dove spedire i detenuti". Il problema però non è solo politico, è anche giudiziario. Se da un lato il Senato degli Stati Uniti ha appena approvato l' ipotesi di processi ai detenuti di Guantanamo sul suolo americano, dall'altro il Congresso ha posto il veto ad un trasferimento degli Uighuri negli Stati Uniti. Complessivamente, gli uighuri di Guantanamo son 17, quattro dei quali sono ora alle Bermuda. Non possono essere rispediti in Cina dove vengono perseguitati e dove verrebbero automaticamente incarcerati e probabilmente torturati. L'isola di Palau, un territorio di oltremare statunitense del Pacifico, è pronta ad accoglierne 12, ma non vuole prendere Arkin Mahmud, che ha seri problemi mentali conseguenti alla prigionia. Ma il fratello di Arkin, Bahtiyar Manhut, rifiuta di abbandonarlo, e non sarebbe inoltre l'unico del gruppo a rifiutare l'asilo dell'isola sperduta in mezzo all'Oceano. La decisione della Corte Suprema, lungi dall'essere scontata, è attesa soltanto nei prossimi mesi, forse addirittura a giugno. Non è facile da prendere perché in base alla legge americana a decidere chi può entrare nel territorio americano é il governo, non un tribunale. E finché il verdetto non sarà emesso, Guantanamo non potrà essere chiuso a causa dei 13 uighuri. ATS

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