
"Sto seguendo le notizie di queste ore, di questi giorni, ossessivamente. Conosco le popolazioni, conosco la popolazione israeliana e quella palestinese. Non soltanto perché ho amici fra loro, ma perché ho vissuto tra quella gente". A raccontarlo a Ticinonews è Gianluca Grossi, autore e reporter che nel 2002 si è trasferito a Gerusalemme -dove ha vissuto 7 anni - per raccontare dal fronte il conflitto israelo-palestinese.
"Credo di poter interpretare la loro rabbia, il loro dolore e il desiderio di vendetta. Quest'ultima è una parola difficile, ma fondamentale in quell'area. Nessuno negherà che la vendetta è centrale nelle relazioni tra israeliani e palestinesi, quando scorre il sangue. Osservare quello che sta succedendo mi provoca dolore, ma devo farlo perché voglio continuare a capire cosa succede e a raccontarlo. Voglio farlo, se possibile, anche sulla base della mia esperienza, raccontando a chi è interessato, quello che ho da dire".
I pensieri di palestinesi e israeliani
"Sono in contatto con degli amici che vivono in quelle zone. Qualche sera fa -continua Grossi- ho sentito un mio amico palestinese che vive della sua attività turistica. È un ragazzo con una famiglia, con una responsabilità, ed ha ottime relazioni con gli israeliani. Lui chiede una solo cosa: che si fermi tutta la violenza e che si ricominci da zero. Sostiene di essere disposto a vivere in uno stato palestinese completamente disarmato, basta che abbia la chiave per uscire ed entrare quando vuole. Da parte israeliana, invece, "credo si stia vivendo un mondo di profondissima realizzazione di quanto il problema palestinese sia stato rimosso, in termini psicologici. Con questa violenza terrificante, con questo massacro, gli israeliani hanno capito di aver pensat di poter dimenticare un problema che improvvisamente è esploso nelle loro mani".
"Era una polveriera"
"Avevo percepito che la situazione fosse una polveriera, ma non in senso metaforico o un po' giornalistico: era realisticamente e oggettivamente una polveriera. Questa situazione, tuttavia, sembrava non interessare a nessuno perché in Occidente e in Europa eravamo concentrati sul conflitto in Ucraina. Pensavamo -sbagliando di grosso- che la questione israelo-palestinese si fosse auto sedata. Ci siamo sbagliato, e tanto".
Ci sarà una fine?
"Una cosa so per certo: c'è una ripetizione estenuante, purtroppo tragica. La gente, i civili, quindi gli innocenti, stanno pagando con la proprio vita. Penso che tutti, sia israeliani, sia palestinesi, vogliano che questa storia finisca. Il punto è arrivare a concedere ciò che rende possibile questa pace, da un lato come dall'altro. Anche se credo che Israele debba realisticamente concedere di più".

