
L'accordo con la Troika non solo ancora non c'è. Ma sembra essere ormai appeso a un filo: gli ispettori internazionali - dopo una difficilissima giornata di negoziati - domani lasceranno Atene. La partenza dei tre rappresentanti di Fmi, Ue e Bce non vuole dire una completa rottura: i negoziati proseguiranno anche se la Troika non tornerà nell'immediato in Grecia, si è affrettato a dire il ministro del Lavoro nel dare la notizia. Ma l'accordo è in bilico. Gli 'ispettori' internazionali insistono infatti per ottenere da Atene impegni stringenti sul fronte del mercato del lavoro mentre la coalizione che sostiene il governo Samaras frena e bolla come "sbagliata" l'insistenza dei tre. In un braccio di ferro che oggi ha rischiato di veder saltare il tavolo e che mette in ulteriore pericolo anche il già fragile equilibrio nella maggioranza. Dopo 48 ore di pausa di riflessione e un'intesa - da cui dipende la concessione della nuova tranche di aiuti da 31,5 miliardi - che sembrava avvicinarsi, oggi la situazione si è capovolta. Con il capo delegazione della Troika, il danese Poul Thomsen inviato del Fmi, che ha interrotto la riunione con il ministro del Lavoro greco Yiannis Vroutsis per chiamare e 'consultarsi' con il suo 'capo', Christine Lagarde. Il colloquio è poi ripreso e probabilmente andrà avanti a oltranza nella notte ma la tensione resta alta, acuita dall'indiscrezioni che domani la Troika ripartirà. "L'insistenza" con cui la Troika continua a chiedere al governo rigide e impopolari riforme del lavoro "è sbagliata", ha detto Evangelos Venizelos, il leader del socialista Pasok, uscendo dal Parlamento dopo l'incontro con il premier Antonis Samaras e con Fotis Kouvelis, leader di Sinistra Democratica che ha escluso una rottura dei negoziati. "Proseguiranno" ha fatto sapere Kouvelis, ma mettendo in guardia sul fatto che il suo partito "non voterà in Parlamento a favore l'approvazione delle richieste della troika che riguardano le riforme del mercato del lavoro". Parole che innescano timori anche sulla tenuta della maggioranza. Alla base del nuovo scontro c'è infatti la stretta al mercato del lavoro, la gestione degli ammortizzatori sociali ed il licenziamento di 150 mila statali. I rappresentanti dei creditori internazionali chiedono inoltre, ma per il settore privato, che il governo greco tagli del 50% gli indennizzi per licenziamento a partire dal gennaio 2012 (retroattivamente) e riduca il periodo di preavviso per licenziamento da sei a tre mesi. E mentre l'Ue deve decidere se concedere - come richiesto dalla stessa Troika - due anni in più ad Atene per le riforme ed il risanamento dei conti, Angela Merkel è tornata oggi a sottolineare i notevoli progressi di Atene nelle riforme. E se anche il risanamento procede più lentamente di quanto sperato, la cancelliera ha invitato i tedeschi a non continuare a sottolineare, costantemente, i punti deboli della ripresa greca. ATS
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