
Gli agricoltori in rivolta hanno esteso oggi i blocchi stradali che già impedivano il traffico normale sulle principali vie di comunicazione terrestri nel centro e nordest della Grecia e minacciano di tagliare in due il paese interrompendo il ponte sullo stretto di Corinto. Per il sesto giorno consecutivo migliaia di contadini, infuriati per la pesante crisi del settore e dopo aver respinto un pacchetto di aiuti da 500 milioni di euro varato dal governo, bloccano con lunghissime file di trattori in più punti la principale arteria nazionale, la Atene-Salonicco, che attraversa il paese da Sudest a Nord, interrompendo saltuariamente il traffico. Blocchi anche dal centro verso il Nordest dove sono chiusi i valichi con la Bulgaria, che ha protestato, e ad est con la Turchia. Ed oggi, riferiscono i media, i blocchi si sono estesi alle vie di transito con la Macedonia. Interrotte anche alcune strade secondarie, che garantivano il traffico su percorsi alternativi, e sull'isola di Creta. I lavoratori - che chiedono prezzi minimi garantiti per cotone, cereali e olio d'oliva, compensazioni per le perdite subite e agevolazioni fiscali sul carburante - hanno minacciato anche di chiudere il ponte sullo stretto di Corinto, unico collegamento terrestre fra la penisola meridionale del Peloponneso e il resto del Paese. Gli agricoltori hanno costituito una Commissione per coordinare le azioni di protesta a livello nazionale che stanno già provocando pesanti conseguenze sulle comunicazioni e il commercio. ATS
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