
L'Ente nazionale italiano protezione animali (Enpa) ha inviato una nota di protesta all'ambasciatore della Confederazione elvetica, in Italia, Bernardino Regazzoni, condannando l'uccisione dell'orso M13, avvenuta nella regione di Poschiavo, e sollecita il governo italiano a fare altrettanto, chiarendo se nell'operazione siano state coinvolte autorità riferibili alla vicina Penisola e, nel caso, quale ruolo abbiano avuto. "Gli abbattimenti di animali sono eticamente inaccettabili, inutili e dannosi - afferma il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri - ma in questa vicenda è ancora più allucinante il fatto che l'esemplare di una specie, che, lo ricordiamo è una specie particolarmente protetta, venga soppresso solo perché aveva dimostrato di non avere paura dell'uomo. Sembra che questo esemplare non aveva mai aggredito nessuno e la sua unica 'colpa' era quella di essersi avvicinato troppo ad alcuni insediamenti abitati. Perché tutta questa fretta di ucciderlo? Perché non sono state prese in considerazione misure alternative all'uccisione, come è previsto dai protocolli?". Secondo l'Enpa, il problema relativo alla tutela dei plantigradi oltre a quanto accaduto in Svizzera, coinvolge il progetto "Life Ursus" finalizzato proprio al ripopolamento degli orsi in Trentino. "I numerosi esemplari deceduti per incidenti stradali o intenzionalmente uccisi negli ultimi anni - conclude Ferri - testimoniano che il progetto 'Life Ursus' non solo non ha raggiunto l'obiettivo ma ha messo gli orsi nella condizione di non essere accettati nei territori in cui sono stati reintrodotti; va perciò riconsiderata l'opportunità di iniziative simili per altre realmente in grado di proteggere questa specie". ATS
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