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Estero
Gordon Brown lascia la politica dopo 32 anni a Westminster
Redazione
12 anni fa

Gli mancò poco per diventare un grande statista. Potrebbe essere questo l'epitaffio politico di Gordon Brown che dopo 32 anni di onorata carriera a Westminster oggi ha annunciato il suo ritiro dalla politica. Non poteva che farlo nella sede laburista del suo collegio elettorale di Kirkcaldy, in Scozia, ringraziando tutti "per il privilegio di aver potuto servire il Paese". "Mio padre mi insegnò che la politica era nata per servire i grandi ideali, basata su un grande senso del dovere, costruita sul senso di giustizia", ha aggiunto il 63enne figlio di un pastore protestante, che continuerà a dedicarsi all'incarico di inviato dell'Onu per l'educazione. Non è un caso se il Guardian, quotidiano di riferimento della sinistra britannica, parla di "quasi grandezza" per Brown. La sua lunga carriera in cui ha occupato i posti più importanti della gerarchia politica, da Cancelliere dello Scacchiere lungo la decade di Tony Blair (1997-2007) a suo successore come primo ministro (2007-2010), è stata una altalena di importanti conquiste e bruschi scivoloni, di discorsi illuminanti e uscite infelici. Resta per sempre indelebile la fama di eterno numero due, acquisita negli anni in cui ha dovuto attendere che Blair, il suo amico-rivale, si facesse da parte. I due lo avevano stabilito col 'patto della granita'. L'accordo stipulato nel 1994 in un ristorante londinese (il Granita per l'appunto) prevedeva un passaggio di consegne 'programmato' fra i due che però è slittato sino al 2007. Lunga la lista di leader che oggi gli hanno reso omaggio. A partire dal premier David Cameron che nel 2010 ha infranto le speranze elettorali di Brown. "Ha dato un grande contributo alla vita pubblica", ha detto il leader conservatore, aggiungendo che di sicuro lo farà anche dopo aver lasciato la Camera dei Comuni. Per l'attuale leader laburista, Ed Miliband, il suo predecessore è stato fondamentale nelle conquiste della sinistra britannica. Di sicuro l'ultimo grande impegno politico di Brown è stata una vittoria. Nonostante fosse da tempo fuori dai giochi si è lanciato nella campagna unionista per mantenere la sua Scozia nel Regno Unito e in molti hanno esaltato il suo entusiasmo che ben pochi leader di Westminster hanno mostrato se non a ridosso del referendum. Oltre a questo, i suoi successi sono stati molti. Nel 1997, come Cancelliere dello Scacchiere, diede l'indipendenza alla Banca d'Inghilterra, con il potere di stabilire i tassi di interesse. Non ha mai lesinato stanziamenti per sanità e istruzione. Contro il volere di Blair ha evitato l'ingresso della Gran Bretagna nell'euro, che il premier voleva entro la fine della sua permanenza a Downing Street. Come premier è riuscito a tenere il timone di un Paese gravemente colpito da una crisi economica che ha costretto il suo governo a nazionalizzare in parte alcuni istituti bancari. Il 2009 è stato il suo annus horribilis, fra la crisi, l'Afghanistan e le bare dei soldati morti avvolte nella Union Jack, il crollo nei sondaggi. Gli scivoloni e gli scatti d'ira, come il 'Bigotgate', quando ha dato della "fanatica" a una vecchietta senza accorgersi di avere in petto un microfono ancora acceso, hanno segnato la sua debacle elettorale. Con lui si chiude definitivamente il New Labour e Brown lascia un partito che ancora non sa bene quale sarà il suo futuro.

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