
Gli Stati Uniti hanno perso la guerra in Afghanistan, ma è “almeno dieci anni che si sa”. Il giudizio, espresso al microfono di Ticinonews Ore 12, è quello di Francesco Costa, vicedirettore del Post ed esperto di questioni americane, ospite del Longlake Festival di Lugano. E se da dieci anni si sa che il conflitto è perso, è da un anno che si è coscienti che i talebani avrebbero preso il sopravvento. A determinarlo sarebbero stati gli stessi Usa, che hanno implicitamente designato i talebani quali nuovi reggenti nel Paese d’Asia centrale: “Nel febbraio 2020, a Doha gli Stati Uniti si sono arresi ai fondamentalisti in una resa senza condizioni, estromettendo inoltre di fatto il governo afghano”.
Biden ha sopravvalutato le forze governative
Quello di Doha era un negoziato condotto ancora dall’amministrazione Trump. Per Costa, però, Biden è reo di avere ampiamente sopravvalutato le capacità di resistenza delle forze militari regolari afghane. Anche i servizi segreti hanno la loro parte di responsabilità: “L’intelligence non è stata in grado di fornire informazioni affidabili sulla reale situazione sul campo”. Per Biden, “è un duro colpo alla sua autorevolezza in politica estera”.
Incognita terrorismo determinante
Costa ricorda però che Biden è stato eletto “anche perché aveva promesso di porre fine alla guerra. D’altronde, anche Obama e Trump, presidenti eletti dagli americani, avevano promesso in campagna elettorale che avrebbero lasciato l’Afghanistan. Al di là delle modalità del ritiro, gli elettori sono certamente contenti della fine del conflitto”. Resta però un’incognita, quella del terrorismo: “Biden ha dichiarato di volere concentrare attenzione e risorse su nuovi fronti diplomatici e di lotta al terrorismo. Biden sarà giudicato sulla base dei fatti: se dall’Afghanistan dovessero partire degli attacchi diretti all’Occidente, il Presidente pagherà un grosso prezzo politico”.
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