

I Paesi della regione sono impegnati in una corsa per riportare Stati Uniti e Iran al tavolo dei negoziati. Lo riferiscono al Wall Street Journal funzionari locali secondo i quali nonostante le dichiarazioni di sfida provenienti da da Washington e Teheran la porta alla diplomazia rimane aperta e un secondo ciclo di colloqui potrebbe tenersi nel giro di pochi giorni. I Paesi della regione sono inoltre in consultazione con gli Stati Uniti per ottenere un'estensione del fragile cessate il fuoco di due settimane.
Dopo aver annunciato il blocco dei porti iraniani da domani, il Comando centrale americano ha precisato che il passaggio dello stretto di Hormuz sarà autorizzato alle navi da e per porti non iraniani.
Gli Stati Uniti hanno annunciato il blocco di tutti i porti iraniani da domani alle 16 ora svizzera.
Il premier libanese Nawaf Salam ha dichiarato di essere al lavoro per porre fine alla guerra tra Israele e Hezbollah e per garantire il ritiro delle forze israeliane, dopo la visita del premier israeliano Benjamin Netanyahu alle truppe nel sud del Libano.
«Continueremo a lavorare per porre fine a questa guerra, per garantire il ritiro israeliano da tutte le nostre terre, il ritorno di tutti i prigionieri, la ricostruzione dei nostri villaggi e città distrutti e il ritorno in sicurezza degli sfollati», ha affermato Salam in un discorso alla vigilia dell'anniversario dell'inizio della guerra civile libanese (1975-1990).
«Continuiamo i nostri sforzi per negoziare la fine della guerra», ha aggiunto nel discorso televisivo in vista dei colloqui previsti martedì a Washington tra funzionari libanesi, israeliani e statunitensi.
L'ex direttore della Cia, John Brennan, si è unito al coro sempre più nutrito di voci che chiedono la cacciata del presidente statunitense Donald Trump sostenendo che sia inadatto al suo incarico e argomentando che il 25esimo emendamento della Costituzione, che disciplina la rimozione involontaria dalla carica, sia stato «scritto pensando proprio a lui».
Brennan, che ha guidato l'agenzia di spionaggio durante la presidenza di Barack Obama, ha dichiarato in un'intervista che le recenti affermazioni del tycoon sulla distruzione della civiltà iraniana, nonché il pericolo che egli rappresenta per così tante vite, giustificano la sua rimozione dallo Studio Ovale. «Questa persona è chiaramente fuori di sé», ha affermato. «Credo che il 25esimo emendamento sia stato scritto pensando proprio a Donald Trump».
Le dichiarazioni di Brennan sono particolarmente eclatanti considerato che è oggetto di un'indagine in corso da parte del dipartimento di Giustizia nell'ambito della vendetta del presidente contro i suoi presunti nemici. Sotto la pressione della Casa Bianca, a luglio il dipartimento ha avviato un'indagine penale nei confronti di Brennan e dell'ex direttore dell'Fbi James Comey. L'ex capo della Cia ha aggiunto che il presidente americano costituisce un rischio troppo elevato per poter continuare a ricoprire la carica di commander-in chief, avendo a sua disposizione un'immensa potenza di fuoco, incluso l'arsenale nucleare degli Stati Uniti.
Il presidente del parlamento iraniano, a capo dei negoziati con gli Usa in Pakistan, ha dichiarato che Teheran non cederà alle minacce dopo che Donald Trump ha ordinato un blocco navale dello strategico Stretto di Hormuz.
«Se combattono, combatteremo, e se si presenteranno con la logica, risponderemo con la logica. Non ci piegheremo ad alcuna minaccia, che mettano alla prova la nostra volontà ancora una volta, così da poter dare loro una lezione più grande», ha detto Mohammad Bagher Ghalibaf ai giornalisti dopo essere tornato a Teheran da Islamabad, secondo quanto riportato da diverse agenzie di stampa iraniane.
Tutte e tre le principali emittenti televisive ebraiche riportano che le Forze di difesa israeliane (Idf) si stanno preparando alla ripresa del conflitto con l'Iran, in seguito al fallimento dei colloqui tra Washington e Teheran.
Ynet ha riportato che il capo di stato maggiore dell'Idf Eyal Zamir ha ordinato all'esercito di passare a uno «stato di massima prontezza» e di prepararsi a una ripresa delle ostilità con l'Iran. Channel 12 riporta questa sera, senza citare alcuna fonte, che l'esercito non solo si sta preparando a un rinnovato conflitto con l'Iran, ma si sta anche preparando a un potenziale attacco a sorpresa iraniano contro Israele.
Nel frattempo, l'emittente pubblica Kan cita un «alto funzionario della difesa» secondo il quale «Israele è interessato a riprendere la guerra contro l'Iran», poiché il conflitto si è concluso «troppo presto, senza che sia stata esercitata una pressione sufficiente sull'Iran in merito alla questione nucleare e ai missili balistici».
Anche Channel 13 riporta che il livello di allerta dell'Idf è stato innalzato «significativamente» e che Zamir ha incaricato i militari «di prepararsi a una ripresa immediata dei combattimenti e ha ordinato l'avvio delle procedure di prontezza al combattimento». L'Idf non ha commentato le notizie.
Le navi militari che si avvicinano allo Stretto di Hormuz saranno considerate una violazione del cessate il fuoco e saranno trattate con fermezza. Lo ha dichiarato oggi la Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) iraniana in un comunicato. Lo scrive Iran International.
«Contrariamente alle false affermazioni di alcuni funzionari nemici, lo Stretto di Hormuz è aperto al passaggio di navi non militari sotto un attento controllo e gestione, in conformità con normative specifiche», si legge nel comunicato.
Dall'inizio di aprile, i soldati israeliani hanno distrutto le telecamere di protezione dei caschi blu presso il quartier generale dell'Unifil a Naqoura e in altre cinque posizioni lungo la Blue Line, da Ras Naqoura a Maroun ar Ras. Ieri hanno anche spruzzato vernice sulle finestre del cancello di accesso pedonale del quartier generale, negando la visibilità del perimetro esterno.
Lo riferisce Unifil, riferendo anche dello speronamento dei carri armati dei soldati delle Forze di difesa israeliane ai veicoli della forza Onu.
«Queste azioni sono in contrasto con gli obblighi di Israele ai sensi della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza e con il requisito di garantire in ogni momento la sicurezza e l'incolumità dei peacekeeper, nonché la loro libertà di movimento.
Esse ostacolano la capacità dei peacekeeper di riferire le violazioni sul terreno da entrambe le parti. I peacekeeper rimarranno nelle loro posizioni e continueranno a riportare in modo imparziale al Consiglio di Sicurezza le violazioni che osserviamo», spiega ancora Unifil.
Il Pakistan è ancora in contatto sia con gli Stati Uniti sia con l'Iran nel tentativo di riportarli al tavolo dei negoziati, secondo quanto riportato da Channel 12 e rilanciato dai media israeliani.
Il principale punto di disaccordo riguarda il destino del programma nucleare iraniano e la possibilità per l'Iran di continuare l'arricchimento dell'uranio, secondo quanto riportato.
I negoziatori ritengono che se si raggiungerà un compromesso sulla questione nucleare, allora anche le altre aree di controversia - missili balistici, Stretto di Hormuz, gruppi armati alleati - si risolveranno di conseguenza.
Alcuni coloni israeliani hanno aggredito un bambino nel villaggio di Burin, a sud di Nablus in Cisgiordania. Lo riporta l'agenzia Wafa. Secondo fonti locali, un gruppo di coloni ha aggredito Mahmoud al-Zaben vicino alla casa della sua famiglia, spruzzandogli dello spray al peperoncino in faccia.
Il bambino è stato portato in ospedale per le cure. Le stesse fonti hanno anche riferito che i coloni avevano aggredito i suoi genitori pochi giorni prima.
L'Arabia Saudita ha convocato l'ambasciatore iracheno in seguito alle minacce rivolte al regno tramite droni lanciati dal territorio iracheno. Lo ha dichiarato oggi il ministero degli Esteri saudita, scrive Iran International.
Nel corso di un'intervista a Fox News, il presidente statunitense Donald Trump ha rivendicato uno dei suoi post più controversi contro l'Iran, quello di una settimana fa nel quale che aveva minacciato che «un'intera civiltà morirà stanotte», sostenendo che è stata proprio quella dichiarazione a indurre l'Iran a negoziare.
Il presidente ha inoltre accusato Teheran di aver rilasciato dichiarazioni ben peggiori, quali: «Morte all'America. Morte a Israele. L'America è Satana» per poi ribadire le sue minacce: «Nel giro di mezza giornata non rimarrebbe in piedi nemmeno un ponte, non rimarrebbe in piedi nemmeno una centrale elettrica, tornerebbero all'età della pietra», ha detto Trump.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno reso noto che Hezbollah ha lanciato oggi circa 20 razzi dal Libano contro il nord di Israele. I razzi sono stati intercettati o hanno colpito aree aperte, e non si sono registrati feriti. Lo scrive The Times of Israel.
Kirill Dmitriev, inviato speciale del presidente russo per gli investimenti e la cooperazione economica con i paesi stranieri e amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti (Rdif), ha avvertito che il prezzo del petrolio potrebbe superare i 150 dollari al barile già questa settimana.
«Più a lungo lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso - ha scritto su X, ripreso dall'agenzia Tass - più saliranno i prezzi del petrolio e del gas naturale, più grave diventerà la crisi energetica nell'Ue/Regno Unito e più lungo sarà il periodo di ripresa.
Il petrolio potrebbe raggiungere i 150 dollari al barile già questa settimana», ha aggiunto dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l'inizio del blocco dello Stretto di Hormuz.
La guerra di cinque settimane con l'Iran è costata a Israele circa 11,5 miliardi di dollari: lo ha dichiarato oggi il ministero delle Finanze israeliano, fornendo la prima stima del costo che gli israeliani dovranno sostenere per il conflitto. Lo scrive il New York Times.
La maggior parte del denaro, circa 7,2 miliardi di dollari, è stata destinata al finanziamento delle operazioni militari, come le munizioni e il pagamento dei numerosi soldati di riserva richiamati in servizio, ha precisato il ministero. Il resto è servito a risarcire la popolazione per i danni agli edifici, le giornate di lavoro perse e ad aiutare le amministrazioni locali a fornire alloggi migliori, tra le altre spese.
Nei giorni scorsi il Wall Street Journal, citando l'ultima valutazione di Elaine McCusker, un'alta funzionaria del Pentagono responsabile del bilancio durante la prima amministrazione Trump, aveva riferito che la guerra con l'Iran è costata tra i 25 e i 35 miliardi di dollari, con la stima più bassa riguardante i costi sostenuti dagli Stati Uniti e quella più alta i costi sostenuti anche dalle nazioni partner nella regione.
Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno speso circa 13,7 miliardi di dollari in intercettori e 9,7 miliardi di dollari in bombe e missili per colpire obiettivi, si legge nella valutazione. I danni bellici alle infrastrutture statunitensi, come aerei distrutti o danneggiati, sono stimati in 2,6 miliardi di dollari.
L'Organizzazione iraniana di medicina legale ha annunciato oggi di aver identificato 3.375 persone uccise dall'inizio della guerra lanciata il 28 febbraio da Israele e dagli Stati Uniti. «Durante la recente guerra che ci è stata imposta, sono stati identificati i corpi di 3.375 martiri», ha dichiarato Abbas Masjedi, capo dell'organismo affiliato alla magistratura, citato dall'agenzia di stampa ufficiale Irna, aggiungendo che questo bilancio include 2.875 uomini, senza specificare se si trattasse di adulti, bambini o civili.
L'ONG statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana) ha riportato almeno 3.597 morti al 6 aprile, tra cui 1.665 civili, di cui almeno 248 bambini.
«I colloqui non sono falliti. Siamo in una fase di stallo». Lo ha dichiarato il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, che ha ospitato i negoziati di ieri a Islamabad, intervenendo al programma 'Face the Nation' della CBS.
Lo riporta il New York Times nel suo live blog sulla crisi iraniana.
Da parte sua il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, durante una telefonata con il leader russo Vladimir Putin ha dichiarato - secondo quanto riferisce l'agenzia Tass - che l'Iran è pronto a firmare un accordo equo con gli Stati Uniti se questi ultimi si conformeranno alle norme internazionali e rispetteranno le linee rosse di Teheran.
«La Repubblica islamica dell'Iran è pienamente preparata a raggiungere un accordo equilibrato ed equo che garantisca la pace e la sicurezza duratura nella regione. Se gli Stati Uniti si atterranno al quadro giuridico internazionale, un accordo è del tutto possibile», ha affermato, secondo quanto riportato dal suo ufficio stampa.
Un blocco navale è considerato un atto di guerra: lo scrive Katie Rogers, corrispondente dalla Casa Bianca per il New York Times.
«L'imposizione da parte degli Stati Uniti di un blocco nello stretto, con il conseguente controllo delle navi che potrebbero aver pagato un pedaggio per attraversare le acque, avrebbe probabilmente gravi ripercussioni per gli altri Paesi che utilizzano la via navigabile», ha osservato.
«La Gran Bretagna e un paio di altri paesi stanno inviando dei dragamine», nello stretto di Hormuz. Lo ha detto il presidente statunitense Donald Trump in un'intervista a Fox News.
Dopo aver annunciato il blocco navale immediato nello stretto di Hormuz Trump ha precisato che l'operazione potrebbe richiedere «un po' di tempo». Nell'intervista il presidente statunitense ha poi affermato che non ci vorrà «molto» per «ripulire» lo stretto dalle mine.
Trump ha poi ribadito la minaccia all'Iran di distruggere le infrastrutture energetiche iraniane in mancanza di un accordo.

