

I negoziati tra Libano e Israele, conclusisi oggi a Roma, sono stati «produttivi e positivi» e il processo di implementazione delle «zone pilota» dalle quali Israele dovrà ritirarsi inizierà «nei prossimi giorni». Lo hanno annunciato gli Stati Uniti.
I due paesi hanno tenuto due giorni di colloqui nella capitale italiana, sotto l'egida degli Stati Uniti, con l'obiettivo di porre fine allo stato di guerra tra di loro.
Hanno raggiunto «un accordo sulla struttura e le linee guida per il processo delle zone pilota» dalle quali Israele dovrà ritirarsi nel Libano meridionale. Questo processo sarà «finalizzato e implementato nei prossimi giorni», ha dichiarato un funzionario statunitense.
Ieri il ministro degli esteri israeliano Gideon Sa'ar ha affermato che il suo paese è pronto a «procedere» con l'implementazione di due «zone pilota», una richiesta chiave delle autorità libanesi.
In base a un accordo quadro raggiunto il 26 giugno dopo cinque cicli di colloqui a Washington, Israele si ritirerà gradualmente dalle aree del Libano meridionale occupate nell'ambito della guerra contro Hezbollah.
Il funzionario statunitense ha aggiunto che i due paesi passeranno ora a «discussioni tecniche più ampie» con l'obiettivo di «raggiungere un accordo globale tra Libano e Israele».
L'accordo quadro è stato raggiunto dopo un fragile cessate il fuoco nella nuova guerra scoppiata tra Hezbollah e l'esercito israeliano. Il movimento sciita filo-iraniano ha trascinato il Libano nel conflitto il 2 marzo bombardando Israele a sostegno dell'Iran.
Tuttavia, secondo i media statali libanesi, l'esercito israeliano continua a effettuare limitati raid aerei nel sud del paese e a demolire i villaggi occupati.
Dopo i colloqui di Roma, il presidente libanese Joseph Aoun è atteso a Washington il 21 luglio su invito del suo omologo americano Donald Trump.
Intanto Sky News Arabia riferisce che venerdì, nell'ambito dei negoziati, si terrà un incontro di delegazioni militari tra Libano, Stati Uniti e Israele; il luogo non è stato ancora reso noto.
L'Alta corte israeliana ha emesso un'ordinanza provvisoria che impedisce l'attuazione della legge che congela gli arresti dei renitenti alla leva ultraortodossi, approvata ieri in seconda e terza lettura dalla Knesset.
La decisione afferma che «viste le consolidate sentenze di questa Corte in materia di coscrizione degli studenti delle yeshiva (scuole religiose), l'importanza del congelamento degli arresti, delle indagini e dei procedimenti di esecuzione solo per determinate fasce della popolazione, e le solide argomentazioni sollevate dai ricorrenti nelle varie petizioni contro la sua validità, si emette un'ordinanza condizionale che impone ai convenuti di motivare perché la Legge sul servizio di difesa (emendamento n. 28 - disposizione provvisoria) non debba essere annullata».
Il giudice Ofer Grosskopf ha stabilito che un'udienza sui ricorsi contro la legge si terrà al più presto davanti a un collegio allargato che sarà nominato dal presidente della Corte suprema.
Le forze armate statunitensi hanno dichiarato di aver deviato due navi mercantili che tentavano di entrare nei porti iraniani dopo aver ripristinato il blocco navale 17 ore prima. Lo riporta Iran international, media di opposizione basato a Londra.
Il Comando centrale degli Stati Uniti ha affermato che le navi avevano tentato di «eludere il blocco» e che le forze statunitensi restano «vigili e pronte a garantire il pieno rispetto del blocco».
Dovrebbe tenersi lunedì prossimo alla Casa Bianca l'incontro tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ed il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu. Lo hanno indicato fonti israeliane citate da Ynet.
Netanyahu, secondo quanto riferito dal «Jerusalem Post», volerà sabato negli Stati Uniti per partecipare ai funerali del senatore repubblicano Lindsey Graham e resterà a Washington fino a martedì.
Se il viaggio fosse confermato, si tratterebbe del primo di Netanyahu a Washington dalla ripresa della guerra con l'Iran a fine febbraio.
Durante una recente telefonata il primo ministro israeliano si era congratulato con Trump per il 250esimo anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti ed i due leader avevano concordato di «incontrarsi presto».
«Alle 6 del mattino (mezzogiorno in Italia, ndr) di oggi, le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) hanno iniziato a lanciare un'ondata di attacchi contro l'Iran. Gli attacchi sono progettati per degradare ulteriormente le capacità militari che le forze iraniane hanno utilizzato per attaccare le navi commerciali nello Stretto di Hormuz»: lo annuncia lo stesso comando centrale su X.
Donald Trump ha tenuto ieri una riunione nella Situation Room per discutere una massiccia offensiva contro l'Iran, che, secondo fonti a conoscenza dei fatti, avrà una portata più ampia rispetto agli attuali attacchi nell'area dello Stretto di Hormuz. Lo rivela Axios.
Il presidente degli Stati Uniti era affiancato dal suo principale team per la sicurezza nazionale, tra cui il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il capo degli Stati Maggiori Riuniti, generale Dan Caine, il direttore della CIA John Ratcliffe, l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e altri alti funzionari.
Le fonti - citate dal portale di notizie americano - hanno affermato che la riunione si è concentrata su nuovi piani per attacchi devastanti contro obiettivi strategici in Iran, oltre alle operazioni già in corso contro obiettivi iraniani nell'area dello Stretto di Hormuz.
In un'intervista a Fox News prima della riunione nella Situation Room, Trump aveva dichiarato che le forze armate statunitensi colpiranno l'Iran «duramente» nei prossimi tre giorni, aggiungendo che gli attacchi potrebbero aumentare ulteriormente di intensità.
«La prossima settimana per loro andrà davvero molto male, perché la prossima settimana toccherà alle centrali elettriche, poi toccherà ai ponti. Distruggeremo tutte le loro centrali elettriche. Distruggeremo tutti i loro ponti, a meno che non si siedano al tavolo delle trattative e negozino», ha minacciato, evocando target che costituirebbero crimini di guerra.
Dall'8 luglio, l'esercito statunitense ha condotto diverse ondate di attacchi contro l'Iran. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha dichiarato che gli attacchi erano una risposta alle ingerenze iraniane con il traffico marittimo commerciale nello Stretto di Hormuz. La Repubblica islamica ha risposto con attacchi contro basi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania.
L'Iran ha inoltre annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz fino alla fine del coinvolgimento degli Stati Uniti nella regione.
Israele ha revocato la restrizione all'atterraggio degli aerei militari statunitensi per il rifornimento in volo all'aeroporto Ben Gurion, secondo la TV pubblica Kan.
L'autorità aeroportuale ha trasmesso ai comandi del traffico aereo l'ordine di autorizzare l'atterraggio di aerei cisterna allo scalo internazionale di Tel Aviv nonostante la ministra dei trasporti Miri Regev avesse vietato l'atterraggio di aerei cisterna in vista delle vacanze estive, temendo che l'occupazione dei posti di parcheggio potesse causare la cancellazione dei voli commerciali.
Nonostante la richiesta dell'aeroporto Ben Gurion e la direttiva del Ministero, l'attuale escalation tra Stati Uniti e Iran impone di mantenere gli aerei e gli equipaggi per il rifornimento in stato di massima allerta in Israele.
Almeno 30 civili sono stati uccisi negli attacchi statunitensi contro le regioni meridionali dell'Iran. Lo ha dichiarato la portavoce del governo di Teheran, Fatemeh Mohajerani. Stando ai media statali inoltre 7 militari sono morti in seguito a raid su Bampur.
Il ministero della Salute iraniano aveva riferito di almeno 17 vittime l'11 luglio e di almeno 260 feriti mercoledì.
«A seguito degli attacchi condotti negli ultimi giorni contro la parte meridionale dell'Iran, sono stati uccisi più di 30 civili», ha scritto Mohajerani su X.
Sette soldati iraniani sono stati invece uccisi a seguito degli attacchi statunitensi contro il sud-est dell'Iran, stando a quanto riferito dall'emittente statale IRIB.
In precedenza l'esercito iraniano aveva dichiarato che gli Stati Uniti avevano lanciato 13 missili nella mattinata, colpendo le posizioni delle forze militari iraniane a Bampur, nel sud-est dell'Iran.
La città portuale sud-occidentale di Bushehr, sede dell'unica centrale nucleare iraniana, è stata colpita oggi da nuovi raid aerei USA. Lo riporta l'agenzia di stampa statale IRNA, precisando che non ci sono state vittime.
«Il nemico americano ha attaccato oggi tre località a Bushehr», ha dichiarato all'agenzia il governatore della città, Mohammad Mozafari, il giorno dopo un precedente attacco, nel contesto di un'escalation militare tra Teheran e Washington.
Gli USA hanno ampliato le sanzioni contro il settore petrolifero iraniano, prendendo di mira in particolare la rete del magnate del trasporto petrolifero Mohammad Hossein Shamkhani, secondo quanto riportato dal Dipartimento del Tesoro.
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che il dipartimento ha anche congelato 130 milioni di dollari detenuti in portafogli digitali collegati alla banca centrale iraniana, colpendo un settore che ha visto un'intensificazione dell'attività dall'inizio della guerra.
La decisione è arrivata dopo che le forze americane hanno condotto per il quarto giorno consecutivo attacchi contro l'Iran e reintrodotto il blocco navale, con l'Iran che a sua volta ha colpito navi nello Stretto di Hormuz, secondo l'Organizzazione Marittima Internazionale.
Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) iraniano ha annunciato oggi che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino alla fine degli «atti di aggressione» statunitensi, secondo una dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato iraniana IRIB.
Lo Stretto attualmente è in fiamme tra i raid USA e gli attacchi di Teheran alle petroliere. Mentre i Paesi del Golfo fanno i conti con la rappresaglia di Teheran. Nella notte l'esercito del Kuwait ha dichiarato di aver intercettato droni iraniani, mentre il Bahrein ha attivato le sirene antiaeree dopo che gli Stati Uniti hanno effettuato ulteriori attacchi contro l'Iran.
Le forze armate della Giordania, dal canto loro, hanno annunciato stamattina di aver distrutto tre missili balistici iraniani, dopo che l'esercito di Teheran aveva rivendicato un attacco a una base militare statunitense nel Paese.
Washington ieri ha lanciato una nuova serie di attacchi contro l'Iran e ha ripreso il blocco dei suoi porti. «Le operazioni di rappresaglia dei combattenti continueranno e lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino a quando gli Stati Uniti non cesseranno i loro atti di aggressione», ha affermato l'IRGC.
Trump intanto, in un'intervista andata in onda sull'emittente Fox, ha fatto intendere che gli attacchi contro la Repubblica islamica «continueranno finché non dirà basta», sottolineando che «prima o poi» gli Stati Uniti colpiranno gli obiettivi del settore energetico.
«L'energia la lascerò per ultima, ha ribadito il tycoon. La prossima settimana colpiremo le centrali elettriche e i ponti», ha messo in evidenza Trump, secondo il quale funzionari americani avrebbero parlato con l'Iran.
«Li colpiremo duramente domani e dopo domani. La settimana prossima toccherà alle centrali elettriche e ai ponti. Distruggeremo tutte le loro centrali e tutti i loro ponti, a meno che non si siedano al tavolo delle trattative», ha minacciato Trump sottolineando che tutto quello che l'Iran dice «è una bugia. Dicono bugie. Non ho mai visto una cosa del genere. Hanno detto che non abbiamo mai parlato di nucleare».
Nella notte svizzera Donald Trump ha affermato che «gli attacchi all'Iran continueranno finché non dirò basta: li colpiremo duramente nei prossimi giorni e la settimana prossima toccherà alle centrali elettriche e ai ponti. Distruggeremo tutte le loro centrali e tutti i loro ponti, a meno che non si siedano al tavolo delle trattative». Inoltre, il tycoon non ha escluso l'invio delle truppe di terra.
Un conflitto, quello contro Teheran, che potrebbe costare agli Stati Uniti fino a 100 miliardi di dollari, il triplo rispetto ai 30 miliardi stimati ufficialmente. Secondo quanto riportato da Nbc, la cifra che circola all'interno del Pentagono è di circa 80-100 miliardi di dollari, inclusi i costi per sostituire gli aerei distrutti e ricostituire le scorte di armi.
Intanto il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) iraniano ha annunciato oggi che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino alla fine degli «atti di aggressione» statunitensi, secondo una dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato iraniana Irib.

