

L'Oman ha proposto di di gestire lo Stretto di Hormuz attraverso due rotte a controllo separato. Lo riporta Cnn citando alcune fonti, secondo le quali il corridoio meridionale, che attraversa le acque territoriali omanite, consentirebbe la libera navigazione alle condizioni vigenti prima del conflitto. Le navi che invece transitano nel corridoio meridionale, attraverso le acque territoriali iraniane, dovrebbero invece richiedere l'autorizzazione dell'Iran. L'accordo non prevede il pagamento di alcune pedaggio. Secondo quanto riferito da Axios, gli iraniani presenteranno la proposta a Teheran.
«Esprimo la mia piena solidarietà e vicinanza al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per la grave e inaccettabile rappresentazione pubblicata dal quotidiano iraniano Hamshahri. Un episodio che va condannato con la massima fermezza e che colpisce non soltanto la sua persona, ma anche le istituzioni italiane che rappresenta». Lo ha dichiarato il deputato Edmondo Cirielli, Coordinatore della Direzione Nazionale di FdI. «Al Presidente Meloni - ha aggiunto - va il mio pieno sostegno. Le autorità dell'Iran dovranno scusarsi per non compromettere ulteriormente le nostre relazioni diplomatiche ma dimostrano ancora una volta di essere a capo di un regime che calpesta il diritto internazionale»
Solidarietà anche dal Ministro della Salute
«Solidarietà al presidente Meloni, quelle ricevute sono minacce inaccettabili»: così il Ministro della Salute Orazio Schillaci sulle immagini pubblicate da un quotidiano iraniano. Schillaci esprime «ferma condanna» e ribadisce «l'assoluta vicinanza al Presidente del Consiglio. Siamo al suo fianco, l'Italia non si lascerà intimidire».
Un funzionario libanese conferma la partecipazione del Paese ai colloqui con Israele a Roma.
Intanto, l'Idf riferisce che oggi le truppe dispiegate nel sud del Libano ''hanno individuato diversi terroristi di Hezbollah che trasferivano missili anticarro all'interno di una struttura dentro la Zona di Sicurezza''.
L'episodio si è verificato nell'area tra il villaggio Mansouri e Majdal Zoun, dove nel corso della giornata i media libanesi avevano riportato di attacchi dell'Idf.
«Dopo che altri terroristi di Hezbollah hanno portato ulteriori armi all'interno della struttura e vi sono entrati, l'Idf ha effettuato un attacco aereo per neutralizzare la minaccia. In seguito all'attacco, sono state rilevate esplosioni secondarie che hanno confermato la presenza di armi all'interno della struttura'', aggiunge il comunicato dell'Idf.
Il quotidiano iraniano Hamshari ha pubblicato una sorta di «lista nera» con le foto dei presunti responsabili della morte dell'ayatollah Ali Khamenei, tra cui la premier italiana Giorgia Meloni in uniforme arancione da carcerata, nel giorno in cui è stato diffuso il messaggio scritto dal figlio Mojtaba che minaccia 'vendetta' contro gli assassini del padre.
L'immagine pubblicata da Hamshari, giornale di proprietà del comune di Teheran, mostra tra gli altri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con un bersaglio in fronte.
Nella lista nera compaiono anche le foto del primo ministro britannico Starmer, del presidente francese Macron, del cancelliere tedesco Merz e di altri esponenti americani e israeliani tra cui il segretario di Stato Rubio, il capo del Pentagono Hegseth, il comandante del Centcom Cooper, l'ambasciatore Usa in Israele Huckabee, i ministri israeliani della Difesa Katz, degli Esteri Sa'ar e il capo di stato maggiore delle Idf Zamir.
Delegazioni egiziane e israeliane si sono incontrate al Cairo nelle ultime ore nell'ambito dei negoziati per scongiurare il collasso del cessate il fuoco e la ripresa di un'operazione dell'Idf nelle aree ancora sotto il controllo di Hamas nella Striscia di Gaza.
Lo riporta il quotidiano saudita Asharq Al-Awsat citando una «fonte egiziana a conoscenza dei colloqui». Secondo il giornale, gli incontri si sono svolti in parallelo alla presenza al Cairo di una delegazione di Hamas guidata da Khalil al-Hayya, impegnata in colloqui separati con i mediatori.
Giovedì, i media israeliani avevano riportato di una delegazione di sicurezza di Gerusalemme arrivata al Cairo per incontrare omologhi egiziani sullo stallo relativo al disarmo di Hamas, come delineato nella Roadmap per Gaza presentata da Nickolay Mladenov, il diplomatico bulgaro responsabile del Board of Peace per Gaza. La fonte egiziana ha riferito ad Asharq Al-Awsat che «Israele ha detto di essere disponibile a cooperare con gli sforzi dell'Egitto, avvertendo però che l'intransigenza di Hamas renderà inevitabile un nuovo scontro».
La stessa fonte, riporta il giornale saudita, «non ha escluso che Hamas stia deliberatamente prendendo tempo, monitorando gli sviluppi tra Usa e Iran e attendendo l'esito delle proprie elezioni interne - un processo segreto ancora in corso che dovrebbe riprendere in Turchia prossimamente - lasciando così i negoziati in una situazione di limbo prolungato». Inoltre la fonte egiziana ha affermato che una delegazione statunitense è attesa al Cairo nei prossimi giorni per proseguire i colloqui con Hamas.
Un uomo è rimasto ucciso e altri quattro feriti oggi in un raid aereo israeliano contro un veicolo civile nella zona centrale di Gaza.
Lo riporta l'agenzia di stampa palestinese Wafa riferendo che un drone israeliano ha lanciato quattro missili contro il veicolo sul ponte di Wadi Gaza.
I negoziatori del Qatar sono a Muscat e partecipano ai colloqui fra Iran e in Oman con al centro lo Stretto di Hormuz. Le parti stanno discutendo di una possibile dichiarazione sulla piena apertura della 'corsia centrale' nello Stretto di Hormuz (situata in acque internazionali) per un transito completo e libero. Lo riporta Axios citando alcune fonti.
Gli Stati Uniti hanno chiesto all'Iran di rilasciare entro oggi una dichiarazione pubblica in cui si precisa che lo Stretto di Hormuz è aperto e in cui Teheran si impegna a smetterla di sparare alle navi commerciali. Se l'Iran non lo farà ci potrebbero essere conseguenze, ha avvertito un funzionario americano.
«La vendetta è un desiderio della nostra nazione e deve certamente essere compiuta». Lo afferma la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei in un messaggio scritto per i funerali e la sepoltura del padre Ali Khamenei rilanciato dai media iraniani.
«Promettiamo di vendicare il tuo sangue puro e il sangue di tutti i martiri di queste due guerre, per mano di questi criminali e disonorevoli assassini», prosegue la dichiarazione, rivolgendosi al defunto leader.
«Questi criminali, i cui nomi sono elencati dal più basso al più alto rango, porteranno con sé nella tomba il desiderio di una morte serena nel proprio letto. Devono sapere che questo non dipende da me o da altri funzionari. Che saremo vivi o meno, questo obiettivo sarà raggiunto e presto le persone libere in tutto il mondo adempiranno ciascuna a una parte di questa missione divina», ha affermato il leader, citato dalla televisione di Stato.
In un altro passaggio del suo messaggio, Mojtaba Khamenei ha voluto «esprimere sincero apprezzamento per la presenza di decine di milioni di persone, che sono straordinarie, che stanno sconfiggendo i nemici nelle città e nei villaggi dell'Iran e dell'Iraq, specialmente a Teheran, Qom, Najaf, Karbala e Mashhad» ai funerali di Ali Khamenei.
«Le delegazioni statunitense e iraniana si sono recate in Oman oggi per continuare i negoziati tramite mediatori, nonostante il drammatico scambio di colpi che ha fatto fallire la tregua». Lo scrive Cbs News citando funzionari, sottolineando che «il team negoziale del presidente Trump, guidato dal vicepresidente JD Vance, Jared Kushner, dal segretario di Stato Marco Rubio e dall'inviato Steve Witkoff, dovrebbe proseguire i colloqui in Oman sabato» con l'Iran. Secondo Cbs, il team americano sarà ai colloqui su istruzione di Trump. Oggi è arrivato in Oman il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Continua il trend di rafforzamento del partito centrista 'Yashar!' dell'ex capo di Stato maggiore israeliano Gazi Eizenkot, considerato il principale rivale di Benjamin Netanyahu alle prossime elezioni previste per l'autunno.
Nei sondaggi di Maariv e Channel 12, Yashar! supera per la prima volta il Likud di Netanyahu, con 22.75 seggi contro 22.25, mentre per Channel 11 entrambi i partiti si posizionano su 23 seggi. La crescita di Eizenkot è spiegata con una fuga di voti dal partito centrista 'Beyahad' di Bennett e Lapid verso Yashar!
In contrasto, Channel 14, emittente di posizioni filo-governative, continua ad attribuire un vantaggio enorme al Likud, con 33 mandati rispetto a 21 di Yashar!, spiegato dal sondaggista con la migrazione di voti dal partito di Bennett e Lapid verso Netanyahu piuttosto che Eizenkot.
A parte Channel 14, che attribuisce all'attuale coalizione di governo 63 seggi, gli altri sondaggi certificano la situazione di stallo per cui nessuno dei due blocchi politici che caratterizzano oggi la politica israeliana raggiungerebbe il minimo di 61 seggi necessario per formare un governo.
L'Europa sta valutando proposte che potrebbero consentire l'applicazione di pedaggi per la navigazione nello Stretto di Hormuz, a condizione che questi non siano obbligatori e abbiano il sostegno dell'agenzia delle Nazioni Unite che regola il trasporto marittimo.
Il vice primo ministro britannico David Lammy, secondo quanto riporta il Guardian, ha affermato che l'imposizione di pedaggi obbligatori sarebbe disastrosa. Tuttavia, alcuni suoi colleghi di governo hanno riconosciuto che i sistemi di pagamento per specifici servizi di navigazione sono ammissibili in molte vie navigabili naturali, tra cui lo Stretto di Malacca e il Canale della Manica.
Questo avviene mentre i funzionari statunitensi hanno chiesto all'Iran di rilasciare una dichiarazione pubblica in cui si afferma che lo Stretto di Hormuz è aperto e che le navi che utilizzano questo vitale corridoio non saranno più attaccate.
L'Oman, in collaborazione con avvocati britannici, ha già elaborato una proposta per lo stretto che adatta i principi dello stretto di Malacca. Muscat si è ora offerta di inviare i propri esperti legali a Teheran per illustrare il piano in dettaglio. L'Oman controlla la maggior parte delle acque navigabili dello stretto e si oppone all'introduzione di un pedaggio obbligatorio.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato sabato che Teheran ha «mantenuto la parola data» sul cessate il fuoco con gli Stati Uniti, dopo che Donald Trump ha insistito sul fatto che la tregua fosse finita, ma che avesse acconsentito a ulteriori negoziati con la Repubblica islamica.
«Finora l'Iran ha mantenuto la parola data, a differenza del 'cosiddetto' Segretario del Tesoro statunitense che sta violando il paragrafo 9 del Memorandum d'intesa», ha scritto Araghchi su X, riferendosi a una parte del memorandum d'intesa relativa al mancato dispiegamento di ulteriori forze statunitensi nella regione.
Nel su post su X, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha aggiunto che «non può esserci rispetto se non è reciproco».
Gli scontri tra Iran e Stati Uniti sono ripresi martedì scorso e sono stati i più significativi dalla firma, il 17 giugno, di un accordo volto a trovare una soluzione definitiva alla guerra iniziata il 28 febbraio con l'attacco israelo-americano all'Iran.
Donald Trump ha ribadito ieri che il cessate il fuoco era «finito», pur accettando di proseguire i colloqui con Teheran. «La Repubblica islamica dell'Iran ci ha chiesto di continuare le 'discussioni'».
Teheran «non ha avanzato alcuna richiesta di questo tipo», si è affrettato a precisare il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, annunciando al contempo che Araghchi si sarebbe recato in Oman sabato per discutere dello Stretto di Hormuz. Teheran consente un solo corridoio di navigazione, lungo la sua costa, ed esclude qualsiasi ritorno alla situazione prebellica, quando il passaggio in questo stretto, attraverso il quale transitava normalmente un quinto del commercio mondiale di idrocarburi, era libero.
Gli Stati Uniti hanno colpito l'Iran per due notti consecutive dopo aver accusato Teheran di attacchi a tre navi mercantili nello stretto. Per rappresaglia, l'Iran ha fatto fuoco contro i paesi del Golfo: il Kuwait, il Bahrein e il Qatar.
Usa: «L'Iran riconosce che è stato un errore colpire le navi a Hormuz»
L'Iran avrebbe ammesso che è stato «un gruppo di estremisti fuori controllo» a tentare di minare i negoziati di pace e la tregua colpendo le navi mercantili nello Stretto di Hormuz e provocando la reazione americana, secondo quanto affermato alcuni funzionari statunitensi alla Cbs News. «Loro (gli iraniani) sono tornati al tavolo delle trattative e hanno detto: 'Abbiamo sbagliato. Abbiamo commesso un errore. Continuiamo a parlare'».
Gli Stati Uniti vogliono che l'Iran dichiari pubblicamente che lo Stretto di Hormuz è aperto e si impegni a cessare di sparare contro le navi mercantili.
I funzionari americani interpellati da Cbs News precisano che la «confessione» è stata fatta «in privato» da dirigenti iraniani ai «consiglieri di Trump».
«Se poi questa non è la posizione ufficiale di Teheran», ha aggiunto un funzionario americano a Cbs News, questa non è la loro posizione, ha detto il funzionario, «per loro non sarà una bella giornata». «Siamo decisamente in una fase di attesa e osservazione», ha affermato un altro funzionario.
Ma anche se gli iraniani avrebbero dichiarato agli emissari di Trump che gli attacchi alle navi sono stati orchestrati da un'entità deviata all'interno del loro sistema, intenzionata a minare l'accordo, l'amministrazione Trump - ritengono i funzionari sentiti da Cbs News, sostiene che le navi siano state prese di mira per un altro motivo: gli Stati Uniti credono che la rotta meridionale dello Stretto di Hormuz, quella lungo la costa dell'Oman, sarebbe rimasta aperta in base al memorandum. Ma l'Iran è stato colto di sorpresa dalla rapidità con cui si muoveva il traffico - e dalla quantità di petrolio e gas che transitava attraverso la rotta meridionale - ed è per questo che avrebbero fatto marcia indietro.

