
I primi dati sull'affluenza alle urne, con una partecipazione non superiore al 23% a metà giornata, sembrano confermare il clima di scarso interesse per le elezioni parlamentari che si svolgono oggi in Giordania, con il boicottaggio dei principali gruppi dell'opposizione che lamentano un processo di riforme solo cosmetico. Secondo la Commissione elettorale indipendente, 430.000 elettori, su un totale di 2,3 milioni, hanno votato nelle prime cinque ore di apertura dei seggi e quando mancano sette ore alla chiusura. L'affluenza più alta si registra nelle aree rurali nel sud e nel nord del Paese, dove le influenze tribali sono più forti delle appartenenze politiche e quindi la protesta è più contenuta. Contro lo svolgimento della consultazione si è schierato in particolare il movimento dei Fratelli Musulmani, il più importante dell'opposizione, che critica la legge elettorale e chiede a re Abdallah di rinunciare a parte dei suoi poteri. Il primo ministro, Abdullah Nesour, dovrebbe rassegnare le dimissioni nelle prossime ore consentendo così la formazione di un nuovo governo per la quale il sovrano dovrà (per la prima volta, grazie a riforme introdotte recentemente) consultare il Parlamento che uscirà dalle elezioni. Non è chiaro tuttavia se il re sceglierà il nuovo premier tra i deputati neo-eletti o tra le figure politiche esterne. ATS
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