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Estero
Ginevra: numerosi paesi chiedono a Israele rispetto del diritto
Redazione
12 anni fa

Gli Stati facenti parte delle Convenzioni di Ginevra hanno adottato oggi a larga maggioranza un documenti in cui si chiede a Israele di rispettare il diritto internazionale umanitario. In una conferenza voluta dalla Svizzera e alla quale non hanno partecipato né gli Stati Uniti né Israele (il ministero degli esteri lo ha definito "un esercizio politico senza alcun fondamento"), al termine di due ore di discussioni è stata approvata una dichiarazione da 126 paesi, dopo tre mesi di intense consultazioni. All'uscita dalla riunione l'ambasciatore Paul Fivat, capo della delegazione elvetica, ha sottolineato davanti ai rappresentanti dei media, che il documento in dieci punti non contiene nuovi obblighi, ma riafferma le regole che tutte le parti sono tenute a rispettare. Fivat ha rilevato che il numero di stati presenti alla riunione ginevrina (126) è stato maggiore delle due precedenti conferenze nel 1999 (103 partecipanti) e 2001 (115). L'ambasciatore svizzero ha ricordato che Berna ha agito in quanto Stato depositario delle Convenzioni, sulla base di una risoluzione dell'Assemblea generale dell'ONU, adottata nel 2009. "La Svizzera, in quanto operatore imparziale, deve applicare la volontà degli Stati contraenti", ha aggiunto, rispondendo indirettamente alle critiche di Israele. Nella dichiarazione approvata si esprime profonda preoccupazione per la costruzione del "Muro di separazione" tra Israele e i Territori, definito contrario al diritto internazionale umanitario, e per il blocco nella Striscia di Gaza. Si riafferma il "carattere illegale degli insediamenti, della loro espansione e del sequestro illecito dei beni". La dichiarazione afferma anche che tutte le violazioni gravi del diritto umanitario devono sfociare in una inchiesta e che tutti i responsabili devono essere giudicati. Israele deve assicurare l'approvvigionamento adeguato della popolazione nei Territori occupati, autorizzare e facilitare i soccorsi, garantire il libero passaggio per gli interventi umanitari. Interrogato al termine dei lavori, l'ambasciatore palestinese all'ONU, Ibrahim Kraishi, ha affermato che la riunione ha inviato "un messaggio forte sul piano politico, morale e legale", anche se ciò non cambia di molto la situazione sul terreno. Secondo diversi diplomatici arabi, il contenuto del progetto iniziale di dichiarazione è stato annacquato a seguito di pressioni americane. I toni avrebbero potuto essere più forti, ma sono state fatte delle concessioni, necessarie per ottenere la partecipazione a Ginevra di certi paesi.

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