
Il Giappone è a un passo dal ritorno al nucleare a poco più di tre anni e mezzo dalla gravissima crisi di Fukushima, attraverso la riaccensione dei due reattori della centrale di Sendai, nella prefettura meridionale di Kagoshima. Dopo il via libera in base ai nuovi standard sulla sicurezza dato a settembre dalla Nuclear Regulation Authority, oggi è stata la volta del nulla osta del governatore della prefettura, Yuichiro Ito, che ha definito "necessario" il riavvio e ripreso, come rassicurazione, i giudizi già dati dall'Authority stessa. In assemblea, tuttavia, non sono mancati momenti di tensione durante la discussione della proposta sostenuta da Ito, con la platea riservata al pubblico piena di attivisti anti-atomo. I timori, infatti, restano tutti sull'efficacia dei piani di emergenza ed evacuazione, e su questioni relative alla sicurezza visto che si tiene conto di terremoti e tsunami e forse non nella dovuta considerazione i fenomeni vulcanici. Ito ha respinto le accuse e ha detto che "i piani sono stati approvati dalle Authority e considerati concreti e razionali". Il parere del governatore, insieme a quello positivo manifestato dal sindaco della città di Satsumasendai che ospita l'impianto, lascia pendenti solo alcuni passaggi tecnici residui prima della riaccensione ipotizzabile già per fine anno, anche se i comuni limitrofi premono da tempo per avere più voce in capitolo. I due reattori, gestiti dalla utility Kyushu Electric Power, sono in una sorta di bacino con due vulcani attivi e distanti appena tra i 50 e i 60 km, il Kirishima e il Sakurajima. Quest'ultimo caratterizza il panorama del golfo di Kagoshim. Non ha certo calmato gli animi l'eruzione dell'Ontake, risvegliatosi all'improvviso a settembre nel Giappone centrale, uccidendo diverse decine di escursionisti. Il portavoce del governo, Yoshihide Suga, invece, ha espresso apprezzamento per un passaggio contrassegnato da "importanti progressi": l'obiettivo, annunciato dal premier Shinzo Abe, è la ripresa di quei reattori, sui 48 totali sparsi sul territorio nipponico, considerati "veramente sicuri" sia per alleviare il peso della bolletta energetica gonfiata dal crescente import di combustibili fossili, sia per rilanciare l'export dell'industria nucleare, fiore all'occhiello della tecnologia nipponica nel mondo prima della crisi di Fukushima. Le utility giapponesi hanno fatto domanda per l'ok ad un totale di 20 reattori in 10 centrali diverse, tra cui figura quella di Kashiwazaki-Kariwa, il più grande impianto al mondo. Al disastrato sito di Fukushima, devastato dal sisma/tsunami dell'11 marzo 2011, i lavori di smantellamento procedono: il gestore Tepco ha concluso in un anno il trasporto per la messa in sicurezza di tutti i 1.331 gruppi di barre di combustibile esausto (ne restano ancora solo 180 non usati) stoccati nella piscina all'ultimo piano del reattore n.4 e ha ultimato la nuova linea di depurazione dell'acqua contaminata.
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