
Il 1. settembre, in occasione della "giornata della prevenzione delle calamità naturali" a ricordo del terremoto del 1923 che causò oltre 150'000 morti, il Giappone conosce un altro sisma, quello politico: le dimissioni a sorpresa del premier Yasuo Fukuda e l'irresistibile ascesa del suo rivale Taro Aso. A poco meno di un anno dal suo arrivo alla Kantei e a poche settimane dal rimpasto di governo per il varo del Fukuda bis, il primo ministro getta la spugna. Si è presentato scuro in volto in una conferenza stampa trasmessa in diretta dai principali network nazionali spiegando la necessità di "un nuovo assetto per attuare linee politiche di riforma". "È il momento migliore per chiudere l'esperienza di governo in modo da non lasciare un vuoto politico", ha poi aggiunto, parlando paradossalmente di quel "vuoto politico" che invece proprio la sua uscita di scena crea. Sfiancato dalla situazione parlamentare, che vede le opposizioni guidate dal partito Democratico (Dpj) controllare saldamente la Camera Alta, dai malumori interni alimentati dall'arrembante Aso (il segretario dei Liberaldemocratici eletto a inizio agosto, ora in prima fila per la Kantei) e dalle critiche dell'alleato New Komeito, Fukuda ha dovuto incassare l'ennesimo malumore dell'opinione pubblica che non ha gradito il piano da 117 miliardi di franchi per rilanciare l'economia (prossima alla recessione), tanto che il sondaggio del quotidiano "Nikkei" e di Tv Tokyo del weekend ha tributato solo il 29% di favorevoli contro il 39% raggiunto post rimpasto. In altri termini, il ricorso al voto è giudicato un suicidio politico per la coalizione Ldp-New Komeito, a maggior ragione se sotto la guida di Fukuda. Ecco allora che si profila un nuovo tentativo come quello fatto dal premier dimissionario a fine settembre del 2007 nei confronti di Shinzo Abe: recuperare, almeno negli obiettivi, consenso e poi sottoporsi alla sfida elettorale. Il terremoto politico mette d'accordo opposizione di centrosinistra e industriali che bollano la scelta di Fukuda come 'atto irresponsabile', sia pure per motivi diversi. ATS
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