
Sorretto da sondaggi alle stelle, da un successo politico dopo l'altro e da alti indici di popolarità, Guido Westerwelle, leader liberale con molte metamorfosi alle spalle, potrebbe diventare il prossimo ministro degli Esteri tedesco se, al voto fra una settimana esatta, una coalizione fra Cdu-Cdu e liberali (Fdp) avrà la maggioranza. Sia lui che la cancelliera Angela Merkel dicono di volere una coalizione nerogialla, ma non è detto che alla fine ci siano i numeri. In dichiarazioni all'ANSA a proposito della sua visione in politica estera, Westerwelle ribadisce l'importanza della Nato e del legame con gli Usa, specie ora con Obama: la necessità del disarmo, la centralità della Ue, con accento sui piccoli Stati, e i rapporti con la Russia sono altri temi caldi. In campagna elettorale assicura che la Fdp vuole solo una coalizione nerogialla, altrimenti resta all'opposizione (dove si trova da 11 anni). Una linea ribadita oggi dai congresso dei liberali. Partito di governo in passato (di destra o sinistra), la Fdp si è consolidata all'opposizione diventando un fattore chiave nel nuovo scenario pentapartito del Parlamento tedesco: Cdu-Csu, Spd, Fdp Verdi e Linke (sinistra radicale). Nel 2005 la Fdp divenne terza forza (9,8%) davanti ai Verdi (8,1%). Leader del partito dal 2001, Westerwelle (48 anni) ha il merito di avere fatto lievitare i consensi ovunque, anche a est (alle ultime regionali ha quasi raddoppiato): nei sondaggi è ora al 14%. Messa da parte l'immagine di "sunny boy" che aveva in passato, Westerwelle è maturato: sa parlare alla gente, si mischia fra il popolo. Ai suoi comizi, anche a est, c'è sempre il pienone, e non manca mai di fare battute sulla sua omosessualità. "Indubbiamente la Nato sarà anche in futuro indispensabile per la nostra sicurezza, ma deve tornare a essere il luogo centrale del dibattito politico strategico fra Europa e Nord America. Spero che con il nuovo segretario generale Anders Fogh Rasmussen sarà colta la chance di un nuovo inizio", ha detto all'ANSA, sottolineando che è sintomatico della "capacità di autoguarigione della democrazia americana il fatto che il popolo americano ha riconosciuto gli errori del passato e scelto con Barack Obama un chiaro cambio politico". In Europa, compito della sua generazione è completare il superamento della divisione anche verso est: "E' evidente che il rapporto con i nostri vicini orientali necessita ulteriore approfondimento". E' "inquietante che nell'Ue cresca la tendenza dei grandi Stati a creare fatti compiuti senza coinvolgere dei piccoli partner: chi prende decisioni sulla testa degli altri mette in pericolo alla lunga l'idea dell'Europa comune. Noi non vogliamo la formazione di assi nell'Ue". Per il successo dell'integrazione era decisiva l'idea che gli Stati hanno gli stessi diritti, indipendentemente dalla loro grandezza: in questo "sono un allievo non solo di Hans Dietrich Genscher (a lungo ministro esteri Fdp), ma anche di Helmut Kohl": "In politica europea il Lussemburgo è grande quanto la Francia". "L'allargamento a est è stato un successo", il "Trattato di Nizza ci ha portato molto avanti", ma l'Ue "deve diventare più comprensibile, democratica e efficiente. Per questo abbiamo bisogno del Trattato di Lisbona". Sul disarmo, dice che "è l'ora di un Rinascimento della politica del disarmo" ed è chiaro che "chi vuole il disarmo nucleare deve anche volere il disarmo convenzionale": il "ritiro delle ultime armi nucleari tattiche Usa dalla Germania sarebbe una giusta reazione a questa dinamica". Infine la Russia: "Avrà sempre, disarmo a parte, un posto prevalente". "Noi liberali non ignoriamo le tendenze preoccupanti, ma nel rispetto di ogni legittima critica, la Germania ha bisogno e vuole una cooperazione con la Russia", sia in politica estera che economica. "Al contempo dico chiaramente: chi crede di poter generare stabilità a spese dello stato di diritto, si accorgerà prima o poi che semina instabilità". ATS
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