
I socialdemocratici tedeschi hanno un nuovo leader: quasi sette settimane dopo il tracollo alle legislative, la Spd ha eletto oggi alla presidenza l'ex ministro dell'Ambiente, Sigmar Gabriel, al quale va adesso il difficile compito di risollevare le sorti di un partito sceso il 27 settembre scorso al livello più basso dal Dopoguerra. Gabriel, che prende il posto di Franz Muentefering, è stato eletto durante il congresso iniziatosi oggi a Dresda con una maggioranza di oltre il 94% (472 voti su 501) ed ha subito messo in chiaro che il partito deve ritrovare la compattezza di una volta se vuole riaffermarsi nel panorama politico del Paese. "La maggior parte delle persone fuori dalla Spd non è interessata alle nostre liti interne", ha detto. "La Spd ha attraversato crisi peggiori nella sua storia", ha proseguito: "Dobbiamo essere aperti riguardo ai nostri errori e dobbiamo parlare di ciò che deve essere cambiato". Come aveva fatto Muentefering solo qualche ora prima, quindi, anche Gabriel si è interrogato sulla disfatta del 27 settembre, che ha visto la Spd scendere al 23%, ben 11,2 punti in meno rispetto al 2005 e quasi la metà rispetto al 41% del 1998. "Dal 1998 abbiamo perso dieci milioni di voti", ha sottolineato il nuovo leader, che è subito passato all'attacco, definendo l'alleanza conservatori-liberali al governo una "coalizione clientelare". Tuttavia, per il partito, che affonda le sue radici nel lontano 1863, risalire la china non sarà facile. Secondo un sondaggio pubblicato dall'emittente Ard, infatti, se si votasse domenica - giorno in cui chiuderà il congresso - il partito otterrebbe solo il 21% dei consensi. Sembra quindi che, nonostante la batosta elettorale, la Spd non abbia trovato ancora la giusta direzione. Oggi, Gabriel ha dato al partito una scadenza di 12 mesi per dare risposte alle questioni più urgenti sul tavolo, come quelle che riguardano le politiche sociale e del lavoro. ATS
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