
L'Istituto tedesco per i diritti umani (Dimr), a finanziamento pubblico, ha dichiarato guerra alla parola "razza" chiedendo la sua rimozione definitiva dai testi ufficiali, anche dalla Costituzione. Il Dimr ha formalizzato la richiesta attraverso un documento presentato ieri a Berlino. "Il termine razza è storicamente carico di significati negativi e pieno di implicazioni razziste" ha detto in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano "Der Tagesspiegel" Hendrick Cremer, autore del rapporto e esperto dell'Istituto per i rifugiati e i diritti dei migranti. A suo giudizio non esistono fondamenti scientifici per dividere la popolazione umana in categorie affidabili come africani, euroasiatici o simili. Il termine razza compare per la prima volta nel XIII sec. nelle lingue romanze, spiega Cremer, e mentre all'inizio veniva usato per indicare una casata nobiliare o la discendenza da una famiglia blasonata, durante l'Illuminismo si trasforma in una categoria scientifica, con conseguenti classificazioni razziste nel 18esimo e 19esimo secolo. Fino al concetto più recente di "razza ariano-tedesca" di Houston Stewart Chamberlain (1855-1927), un inglese naturalizzato tedesco diventato l'ideologo del movimento pangermanista e uno dei principali riferimenti per le concezioni filosofiche razziste del nazismo. Fu lui, dice, a vedere una concorrenza tra la "razza ariano-tedesca" e la "razza ebrea", mettendo le basi del genocidio nazista. La presenza di questo termine in Germania nei testi di legge e nelle dichiarazioni dei diritti umani ostacola l'uso di una parola sostitutiva, afferma Cremer, il quale ricorda l'esempio di finlandesi, svedesi o austriaci, che invece di "razza" utilizzano l'espressione "appartenenza etnica". ATS
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