
Nel parlamento tedesco si profila una chiara maggioranza a favore della progettata legge contro l'evasione fiscale e i paesi accusati di favorirla, nel cui novero figura anche la Svizzera. I partiti di governo sono tuttavia divisi sui tempi e sulle modalità di attuazione. Il disegno di legge approvato due settimane fa dalla coalizione di governo è stato discusso oggi al Bundestag, la camera del popolo tedesca. Il testo consentirebbe al fisco tedesco di esigere maggiori informazioni dai contribuenti che investono nei paradisi fiscali. Le persone o società in questione perderebbero inoltre determinati privilegi. Prima di entrare in vigore, la legge dovrebbe però ancora essere concretizzata da un'ordinanza governativa. Tali proposte riguardano da vicino anche la Confederazione, paese confinante legato alla Germania da stretti rapporti commerciali e finanziari. La Svizzera - ha ribadito oggi Steinbrück - invita "intenzionalmente" i contribuenti tedeschi ad evadere il fisco. Non posso minimizzare la questione e guardare altrove: vi sono paesi che consapevolmente incitano i contribuenti di altri Stati a sfuggire ai loro obblighi fiscali. Sostengo, ha detto Steinbrück, che la Svizzera è chiaramente uno di questi, così come il Liechtenstein. Lussemburgo ed Austria si stanno invece muovendo nella giusta direzione. Il ministro ha preso atto che Berna vuole migliorare la cooperazione in campo fiscale rinegoziando gli accordi contro la doppia imposizione, ma la soluzione del problema non può essere rinviata alle calende greche. "Bisogna avviare subito negoziati concreti", che "dovranno concludersi in tempi relativamente rapidi", ha detto Steinbrück. La trattativa dovrà basarsi sugli standard dell'OCSE - l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico - sullo scambio di informazioni in ambito fiscale. Con Austria e Lussemburgo, ha detto il ministro, sono già in corso discussioni. Non possiamo più ignorare la questione: "evasione e frode sono atti criminali che hanno fatto perdere alla Germania oltre 100 miliardi di euro." Prima di imporre sanzioni contro i paradisi fiscali, i partiti democristiani al governo (CDU e CSU) hanno comunque auspicato che vengano sfruttati fino in fondo i canali diplomatici. Il portavoce responsabile delle questioni fiscali, Otto Bernhardt, si è detto contrario alla fretta mostrata da Steinbrück. "Bisogna lasciare agli Stati interessati un paio di mesi per adeguarsi", ha detto Bernhardt. Anche i liberali hanno criticato Steinbrück per i suoi attacchi contro la Svizzera e il Lussemburgo. "È estremismo retorico", ha affermato il deputato Hermann Otto Solms, che ha pure lanciato una frecciata contro il sistema fiscale tedesco, giudicato troppo complicato. Mentre i socialdemocratici si sono schierati dietro al loro ministro, il capogruppo del partito "Die Linke" ed ex ministro delle finanze, Oskar Lafontaine, ha esortato Steinbrück a far seguire le parole da fatti concreti. Favorevoli al disegno di legge anche i Verdi, che nutrono però dubbi sulla possibilità di limitare l'evasione fiscale dei ricchi. "Il modello di affari delle banche elvetiche si basa sulla ricettazione di fondi in nero", ha affermato il vice-capogruppo Jürgen Trittin. Nel corso del dibattito il Bundestag si è oggi espresso su diverse proposte, accogliendone una della coalizione di governo finalizzata a combattere l'evasione fiscale. Il disegno di legge verrà ora discusso nelle commissioni e dovrebbe essere nuovamente esaminato dal parlamento prima dell'estate e delle elezioni di settembre. L'odierno dibattito è stato seguito con particolare attenzione anche dai paesi che potrebbero essere direttamente toccati dalla nuova legge. In Svizzera il consigliere federale Hans-Rudolf Merz ha preso atto delle dichiarazioni di Steinbrück, ribadendo che la Svizzera non è un paradiso fiscale, stando a quanto indicato dal Dipartimento federale delle finanze. Il Liechtenstein ha dal canto suo espresso stupore e ha respinto le accuse di Steinbrück affermando di essere dispo
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