
L'emigrazione dall'Europa del sud verso la solida e benestante Germania è una realtà, in crescita esponenziale dall'inizio della crisi, come ricordano le statistiche. Eppure Berlino può fare di più. E in una situazione limite per la disoccupazione giovanile in alcuni Paesi dell'eurozona, fa sapere di voler accogliere ancora più forza lavoro dall'Europa del sud. Del resto ne ha bisogno. La Germania, ha osservato oggi il ministro tedesco degli Interni, Hans-Peter Friedrich, deve agevolare l'immigrazione dai Paesi mediterranei dell'eurozona. "Prima di tutto il nostro compito è esaurire il potenziale che abbiamo nell'Europa del sud, nel nostro spazio comune della moneta unica", ha spiegato Friedrich intervenendo a Berlino al secondo vertice federale sulla demografia, cui ha partecipato anche la cancelliera Angela Merkel. Per il ministro sul fronte del lavoro innanzitutto occorre che la Germania sfrutti in pieno il proprio potenziale, con una migliore formazione della forza lavoro locale. Ma poi l'economia tedesca si deve rivolgere all'Europa del sud, dove la disoccupazione giovanile è alta. Solo successivamente Berlino deve guardare verso Paesi al di fuori dell'eurozona. La cancelliera Merkel, tendenzialmente più aperta verso l'immigrazione di quanto non sia il suo ministro degli Interni, nel suo intervento ha ricordato come occorra "fare di più per aumentare la mobilità in Europa". Riferendosi solo implicitamente alla crisi economica, Merkel ha sottolineato che per ripartire bisogna "sviluppare la mobilità" nel mercato interno, puntando al modello statunitense, caratterizzato dalla "piena mobilità". Cosa può fare la Germania, Paese che 'soffrè un invecchiamento medio progressivo della popolazione e ha bisogno di nuova forza lavoro? "Il nostro obiettivo deve essere una maggiore apertura nei confronti di chi arriva da altri Paesi", ha spiegato Merkel. "L'Ocse ha verificato che i presupposti per l'immigrazione in Germania sono molto buoni - ha aggiunto la cancelliera introducendo un punto critico -, ma la nostra capacità di richiamo è molto negativa": "Appariamo chiusi". Per la politica cristianodemocratica le resistenze alla mobilità interna all'Europa si possono superare anche armonizzando il più possibile i sistemi di previdenza e assicurazione dei lavoratori, per consentire che un percorso professionale possa essere ricondotto a unità anche quando si cambia Paese. Merkel ha poi ribadito l'importanza di una formazione in grado di accompagnare i giovani alle soglie del mondo del lavoro e l'assoluta necessità di imparare una seconda lingua per i giovani europei. "Tutti devono imparare una seconda lingua - ha detto -, non solo chi ha una formazione accademica". ATS
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