
Uno al giorno. E' questa la frequenza con cui i ministri lasciano il governo di Gordon Brown. Ieri Jacqui Smith, ministro dell'Interno, oggi Hazel Blears, ministro per le Comunità Locali. Tempismo sospetto, dicono i bene informati. Come dire: i topi abbandonano la nave per evitare il naufragio e allo stesso tempo indebolire il capitano. Spuntandogli l'ultima arma rimasta: il rimpasto di governo post-elezioni. Elezioni che si preannunciano disastrose. Non a caso il Guardian - quotidiano da sempre vicino ai laburisti - oggi ha chiesto al partito di sbarazzarsi di Brown se vuole avere una chance di vincere le politiche del 2010. "Il Labour - recita l'editoriale non firmato, quello che esprime l'opinione del giornale - ha un anno di tempo prima delle elezioni: il suo attuale leader lo sprecherebbe. E' tempo di abbandonarlo al suo destino". Ecco allora che le elezioni europee e amministrative di domani si trasformano in un referendum sulla persona. "La verità - prosegue il Guardian - è che Brown non ha una visione da offrire, non ha un piano, non ha una strategia per il futuro. Gli elettori se ne sono accorti. Il partito se ne è accorto". La situazione è dunque davvero drammatica. Durante il tradizionale 'question time' di mercoledì sono volate parole forti. "Il governo sta collassando davanti ai nostri occhi", ha tuonato il leader dei Conservatori David Cameron. "Il primo ministro vada a Palazzo, sciolga le camere, chiami le elezioni". Poi la stoccata: "la sua capacità di tenere sotto controllo il gabinetto è semplicemente scomparsa". Accusa davvero infamante in un sistema in cui il premier ha i poteri di un monarca a interim. Nick Clegg, capo dei Liberal Democratici, ha quindi rincarato la dose. "E' una tragedia - ha detto - che esattamente nel momento in cui la gente ha più bisogno di aiuto, di azioni concrete, il paese non ha un governo, ma un vuoto di potere. Il Labour è finito". Un'affermazione che, stando ai sondaggi, potrebbe anche avverarsi. Il partito laburista, infatti, è molto vicino al 20% delle preferenze per quanto riguarda il voto locale - ovvero il minimo storico. Per quanto riguarda le europee, invece, le indicazioni pre-voto parlano di una battaglia serrata tra i Lib-Dem, gli euroscettici dell'Ukip, e il New Labour - tutti tra il 16 e il 19%. I Tory di Cameron sono universalmente dati per favoriti: il partito di Gordon Brown potrebbe insomma trovarsi addirittura in quarta posizione. Ad aggravare la condizione sempre più precaria del primo ministro ci pensano poi i frondisti del partito laburista. Che proprio in queste ore - secondo il Guardian - starebbero preparando una petizione per chiedere a Gordon Brown di lasciare Downing Street. Ben 80 deputati del New Labour sarebbero disposti a firmare la lettera - da consegnare al premier lunedì mattina, quando i risultati della tornata elettorale saranno ormai ufficiali. Brown, dal canto suo, sembra intenzionato a vender cara la pelle. Il premier infatti continua a ripetere che le priorità sono "ripulire" il sistema parlamentare, infangato dallo scandalo dei rimborsi, e traghettare la Gran Bretagna oltre la crisi economica. Quanto al caso Hazel Blears, Brown ha detto di "rispettare" la sua decisione. Ora si tratta di vedere se l'emorragia di ministri troverà una fine nelle prossime ore. "Basta un'altra dimissione nel gabinetto - hanno spiegato al Times alcuni deputati 'anziani' del Labour - per spingere Brown nel precipizio". A questo punto, per il primo ministro, il rimpasto potrebbe tramutarsi da asso nella manica a sonoro due di picche. ATS
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