
Il governo britannico taglierà i fondi destinati alle università di 533 milioni di sterline, dai 7,81 miliardi di quest'anno a 7,29 miliardi per il 2010-2011. Ad annunciarlo è stato il ministro delle Attività produttive Peter Mandelson, affermando inoltre di voler ridurre a due anni soltanto alcuni corsi di laurea che ora si completano in tre. A non essere eccessivamente colpite dai tagli saranno le università di élite che traggono i loro finanziamenti dai fondi per la ricerca, che al contrario godranno di un incremento di 109 milioni di sterline. Secondo Mandelson, oltre ad offrire corsi più brevi, le università dovrebbero modificare il loro approccio didattico, puntando di più su corsi flessibili e mirati ai settori scientifici e tecnici, anziché accademici, che possano quindi dare ai neo laureati prospettive di lavoro più concrete. Gli atenei che quest'anno - a causa del numero record di richieste dovuto in parte alla crisi economica - hanno accettato un numero di studenti più alto del limite fissato dal ministero, verranno inoltre multati di 3.700 sterline per ogni allievo in più, per coprire i costi che il governo si trova a sostenere per l'appoggio finanziario che viene loro offerto. La lettera inviata da Mandelson al consiglio per i finanziamenti universitari ha sollevato una bufera di polemiche da parte di rettori e accademici, secondo i quali i tagli comprometteranno la qualità dell'insegnamento, porteranno al licenziamento di migliaia di docenti e a classi universitarie numerose al punto di diventare impossibili da gestire. ATS
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