
Boris Johnson ha ribadito oggi di voler resistere per far sì che il suo governo “vada avanti” nel proprio lavoro e e prosegua “ad attuare il programma” malgrado la raffica di dimissioni provocare in seno alla compagine Tory dai contraccolpi dello scandalo Pincher.
Il premier lo ha detto nel Question Time del mercoledì alla Camera dei Comuni, replicando ai durissimi attacchi del leader laburista Keir Starmer e di altri oppositori, e ritorcendo contro le stesso Starmer le accuse di “mancanza d’integrità“. Il compito di un primo ministro “nelle difficili circostanze attuali è di andare avanti come io intendo fare, avendo ricevuto un mandato popolare colossale alle elezioni di fine 2019”, ha tagliato corto Johnson di fronte alle nuove sollecitazioni a dimettersi. In un successivo passaggio ha poi detto che “vi è una semplice ragione per cui” i laburisti “mi vogliono fuori” da Downing Street: perché “sanno che altrimenti il governo attuerà il suo programma” sul rilancio economico e sul dopo Brexit, e i conservatori “vinceranno anche le prossime elezioni politiche”.
Le critiche mosse a Johnson
“Chiunque si sarebbe dovuto dimettere da tempo nella sua posizione”, ha detto Starmer, rivolgendosi al premier conservatore Boris Johnson. Ha poi attaccato il primo ministro per aver promosso “un predatore sessuale”, riferendosi al recente caso Pincher, e poi per gli altri scandali come il Partygate. Starmer ha parlato di “comportamento patetico” di Johnson mentre la “nave affonda e i topi scappano”, ricordando la raffica di dimissioni nell’esecutivo Tory e puntando il dito contro la “disonestà“ di tutto il partito di maggioranza.
Il rammarico
Riferendosi al caso Pincher, Johnson ha nuovamente espresso “profondo rammarico”, scusandosi per il comportamento del suo ex alleato di governo e per il fatto che egli fosse rimasto nella compagine malgrado precedenti segnalazioni. Ma non ha risposto a Starmer sul perché lo abbia promosso alla fine a deputy chief whip a dispetto delle informazioni che - dopo le mezze smentite inizialmente fatte diffondere da Downing Street - ha dovuto ammettere di aver avuto sul comportamento passato del suo ex pretoriano. Incalzato dal leader laburista a confermare o smentire se abbia a suo tempo definito egli stesso Pincher come “un palpeggiatore per natura” giocando sul suo cognome (”Pincher by name, pincher by nature”), BoJo ha tuttavia glissato dicendo di non “voler trivializzare” la vicenda. Mentre ha rivendicato di aver alla fine escluso dal governo e dal gruppo Tory l’ex viceministro, trincerandosi per il resto “sull’indagine indipendente” aperta intanto su di lui e sulla riservatezza che essa impone.
Intanto, anche Victoria Atkins, viceministra alla Giustizia responsabile per le carceri britanniche, ha lasciato il suo incarico per protesta contro la leadership di Johnson. Nella sua lettera di dimissioni ha ricordato come siano stati compromessi “valori come integrità, rispetto e professionalità“ nei diversi scandali in cui è stato coinvolto il primo ministro conservatore. E ha sottolineato: “Possiamo e dobbiamo fare meglio di così“. Al momento sono 16 le figure di vario livello dell'esecutivo Johnson che hanno presentato le loro dimissioni ma il numero è destinato sicuramente ad aumentare.
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