
Lo scandalo dei rimborsi ai parlamentari torna a funestare Westminster. Numerosi deputati britannici sono insorti contro un rapporto pubblicato oggi dal revisore indipendente Sir Thomas Legg, che ha rivisto tutti i rimborsi accordati dal 2004 e che ora ordinerà ai parlamentari di restituire allo Stato migliaia di sterline. Il premier Gordon Brown, schiacciato tra la rabbia suscitata nell'opinione pubblica dallo scandalo e la necessità di mantenere l'appoggio dei suoi deputati, cercherà di spingerli ad accettare le conclusioni del rapporto e a restituire i soldi. Cosa che egli personalmente ha fatto, annunciando di essere pronto a restituire 12'415 sterline (poco più di 20'000 franchi) di spese futili (pulizie e giardinaggio). A fare infuriare i parlamentari è il fatto che, sebbene il mandato ricevuto da Legg lo autorizzasse a identificare i rimborsi che non avrebbero mai dovuto essere richiesti - o perché violavano le regole o perché non erano accompagnati dalla necessaria documentazione -, questi invece si è spinto più in là, mettendo in discussione richieste legittime che però, riguardando spese futili come le pulizie e il giardinaggio, secondo Legg, i deputati non avrebbero mai dovuto fare. Secondo il revisore infatti, i parlamentari avrebbero dovuto "autoimporsi un limite" e non esagerare anche con le richieste legittime. Risultato: secondo fonti ministeriali, la maggior parte dei deputati riceverà una lettera di Legg in cui viene richiesto loro di restituire i soldi. Lo stesso Brown, che dovrà con molta probabilità restituire i soldi per le pulizie di casa propria, ha ammesso che Legg "ha applicato retroattivamente nuovi criteri". Un altro deputato è stato molto più esplicito e ha dichiarato al "Times" che il revisore indipendente si è mostrato "troppo zelante, gli sono state date cattive indicazioni e ha peggiorato una questione che speravamo di chiudere". "Nessuno è contrario a restituire piccole somme - ha affermato un'altra fonte - ma non vogliamo trovarci con le dita puntate addosso quando le regole sono state cambiate in maniera retroattiva". I deputati ora hanno due scelte: contestare il rapporto e chiederne un riesame in sede parlamentare, oppure opporsi alle richieste di rimborso individualmente. "Chi sta andando in pensione, non vuole pagare e ho sentito che alcuni stanno già ingaggiando gli avvocati. La prossima sessione parlamentare rischia di essere dominata dalle azioni legali e sarebbe un disastro per il parlamento e la democrazia", ha detto il laburista John Mann. In seguito alla pubblicazione del rapporto, l'ex ministra dell'interno Jacqui Smith è stata obbligata oggi a presentare scuse formali alla Camera dei Comuni per aver designato la sua prima casa di Redditch come seconda casa per poter richiedere maggiori rimborsi. La deputata, già dimessasi da ministro proprio per via dello scandalo, non dovrà restituire i soldi in quanto "è difficile quantificare quanto i contribuenti abbiano perso", ma rischia di doversi dimettere anche da parlamentare. ATS
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