
Frecce avvelenate capaci di stendere un uomo in 30 secondi e piani dettagliati per inondare Tokyo di gas tossici e bombe incendiarie. È "l'altra guerra" di Winston Churchill, il lato cinico della Gran Bretagna. Tutto scritto nero su bianco, in documenti top-secret emersi dagli Archivi di Stato britannici. Che dimostrano una volta di più come il Regno Unito non abbia lasciato nulla d'intentato per uscire vittorioso dal conflitto. L'utilizzo di armi tossiche venne infatti ipotizzato fin dal 1941, seppur attraverso un escamotage che non sfigurerebbe in un film di James Bond. Nella base di Porton Down, Wiltshire, vennero messi a punto dei proiettili - vere e proprie frecce - che nascondevano al loro interno una sostanza tossica, iprite o antrace. Raccolte in bombe a grappolo da 30 mila pezzi ciascuna, potevano essere sganciate sia ad alta quota che a volo radente: bastava un contatto anche lieve con le punte acuminate - i militari, senza entrare nel dettaglio, chiesero alla Singer, celebre produttrice di macchine da cucire, alcuni aghi per i loro test - per cadere in preda alle convulsioni. Nei documenti, consultati dall'ANSA, si vede come i test fossero arrivati a uno stadio molto avanzato. "Se penetra nella carne - si legge in un file - la freccia causa la morte a meno che non venga estratta entro 30 secondi". Una nota a margine segnala: "Non è facile, la coda delle frecce si separa dal corpo". L'idea era quella di sganciare migliaia di frecce avvelenate sulle truppe in spostamento: secondo gli esperti militari potevano infliggere al nemico più vittime che i bombardamenti tradizionali - senza contare che macchinari e strutture non sarebbero stati danneggiati. Un unico neo: bastava correre ai ripari per neutralizzare ogni attacco. Anzi, era sufficiente una copertura leggera - anche una tenda - per ridurre notevolmente la mortalità delle frecce. Ecco allora che, nonostante gli anni di studi (furono coinvolti anche americani e canadesi), i proiettili tossici non entrarono in produzione. Nessun problema morale dunque, ma pura praticità. Un tono che si ripete anche nel caso dello "studio di fattibilità" sui bombardamenti con armi chimico-batteriologiche da infliggere alla capitale del Giappone. Questa volta è il 1944. "Nel suo rapporto sul suo discorso, tenutosi in America alla Informal Conference of Chairman of Sub-Committees of the Chemical Board, il generale Goldney ha suggerito che potrebbe essere d'interesse studiare gli effetti di un attacco chimico su Tokyo. Il memorandum verrà preso in considerazione alla prossima conferenza informale che si terrà a Sutton Oak il 7 giugno 1944". Con queste parole si commissiona il rapporto top-secret "Attacco a Tokyo con bombe a gas". Lo studio si apre con considerazioni meteorologiche. "L'estate di Tokyo - dice il rapporto - è calda e umida: la pioggia cade per metà dei mesi compresi tra giugno e settembre. Le alte temperature e l'umidità sembra favorire l'uso di gas mostarda, ma in questi mesi le forti piogge funzionerebbero da decontaminante". C'è poi un elemento ulteriore: la conformazione urbanistica della città. Quella giapponese - case basse di legno e mattoni, alta densità della popolazione, strade strette e tortuose - e quella europea - strade larghe e squadrate, edifici ampi e in muratura, circolazione dell'aria. Ecco allora che "dal punto di vista di attacco con gas le due zone vanno distinte". "Nella città i gas resteranno intrappolati". Tre le alternative: "fosgene, gas iprite, e bombe incendiarie". "L'uso di bombe al fosgene produrrebbe indubbiamente un gran numero di morti. Se il gas - nota freddamente il memorandum - produce gli effetti di allontanare la popolazione dalle case, gli attacchi con gli incendiari dovrebbero seguire dopo pochi giorni". "È la prima volta - ha detto Mark Dunton, esperto del National Archives - che vediamo i britannici contemplare l'uso di gas tossici sulla popolazione civile. Questo dimostra quanto fosse disperato il desiderio di mettere fine alla guerra". ATS
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