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Estero
Gaza: piano egiziano, Hamas apre spiraglio per tregua
Redazione
18 anni fa

Rimbalza molto tesa al Cairo la 19/a giornata dell'operazione militare israeliana "Piombo Fuso" sulla Striscia di Gaza, con una confusa presa di posizione di Hamas, impegnato in serrate trattative al Cairo con i mediatori egiziani, che hanno fatto pensare a una possibileaccettazione da parte del movimento islamico di clausole che possano portare a una vera tregua. La mattinata era stata focalizzata sul colloquio del segretario generale dell'Onu, Ban ki-Moon, con il presidente egiziano, Hosni Mubarak, dichiaratosi "frustrato" per la mancata applicazione del cessate il fuoco. Nel pomeriggio uno sviluppo sostanzialmente positivo è venuto dall'annuncio dell'accettazione da parte di Hamas, almeno i rappresentanti del movimento a Gaza non sempre in accordo con quelli all'estero, della proposta egiziana per porre termine alle ostilità. Infine in serata una conferenza stampa di alcuni rappresentanti di Hamas ha fatto capire che qualche passo avanti c'é stato ma che non tutto certo è risolto. Si continua comunque a trattare e proprio per questo arriverà domani al Cairo l'inviato del ministero della difesa israeliano Amos Ghilad. "Noi non abbiamo divergenze con il Cairo", ha sostenuto stasera Salah el Bardawil, del gruppo dirigente di Hamas a Gaza, durante una conferenza stampa alla quale ha partecipato anche un altro dirigente del movimento palestinese, Ayman Taha. Bardawil ha fatto capire che in realtà la mancanza di divergenze riguarda più il 'ruolo di mediatore' dell'Egitto che le proposte fatte da Mubarak, e ha ricordato che le richieste minime di Hamas riguardano la cessazione "dell'aggressione israeliana", il ritiro dell'esercito israeliano da Gaza, la riapertura dei passaggi della Striscia, "sulla base di regole precise" e l'eliminazione definitiva del blocco. D'altra parte permangono i dubbi suscitati dal fatto che a parlare di intese sarebbero stati solo i tre rappresentanti di Hamas arrivati al Cairo da Gaza, mentre due di Damasco, ripartiti alla fine della mattina, non si sono pronunciati. Anzi Osama Hamdan, da Beirut, collocato in posizione più vicina al capo in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, ha rilevato che "ci sono differenze" nelle posizioni del movimento. Incoraggianti sono invece apparsi il ministro degli esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, anch'egli a colloquio oggi con Mubarak, le fonti egiziane che hanno fatto sapere che Hamas "ha accolto" la proposta egiziana per il cessate il fuoco, e da Parigi il ministro degli esteri Bernard Kouchner, il quale ha confermato di aver un'indicazione in quel senso. Quanto a Ban ki-Moon, si era limitato a perorare la causa della tregua e la mediazione egiziana: "Abbiamo visto tanti morti - ha detto - ; non c'é tempo, urge che sia fermato il fuoco, con un accordo durevole e sostenibile. Scopo della mia missione qui, anche su mandato del Consiglio di Sicurezza è proprio quello di ottenere un cessate il fuoco immediato, che si può raggiungere anche attraverso la proposta dell'Egitto, che noi sosteniamo totalmente". Con un tono che è sembrato sottolineare l'impotenza della diplomazia internazionale e sovranazionale, rispetto alla voce delle armi, il segretario dell'Onu ha detto che "c'é un uso eccessivo della forza nell'operazione israeliana, che deve essere fermato immediatamente", aggiungendo subito dopo: "chiaramente molti palestinesi sono stati uccisi.., ma anche israeliani sono stati uccisi e traumatizzati". "Frustrante" la risposta del segretario generale ad una raffica di domanda su una sua possibile visita a Gaza, e non solo a Gerusalemme ed a Ramallah (oltre che in altre capitali arabe), come aveva annunciato all'inizio della conferenza stampa: "Ho tentato di andare a Gaza, mi sarebbe piaciuto in questo momento, ma le circostanze attuali non me lo hanno permesso", ha ripetuto più volte aggiungendo di non poter fornire dettagli "sui contatti avuti con Israele". ATS

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