
Diverse decine di attivisti palestinesi e di sostenitori stranieri hanno sfidato oggi il blocco marittimo imposto alla striscia di Gaza salpando dal porto locale e spingendosi in alto mare a bordo di sette pescherecci. Secondo gli organizzatori, i dimostranti si sono spinti oltre il limite di sei migliaia marine imposto da Israele. La marina militare israeliana, da parte sua, nega che il blocco sia stato infranto. Dopo alcune ore in mare i pescherecci hanno fatto ritorno, senza che si fosse verificato alcun incidente. Ad organizzare la manifestazione è stata la Coalizione giovanile dell'Intifada (Iyc) che è scesa in mare dopo aver tenuto a Gaza una conferenza stampa. Hamas - che mantiene il controllo dell'esecutivo a Gaza - non ha preso parte attiva alla manifestazione, ma non l'ha nemmeno impedita. "La rimozione del blocco - ha detto uno degli attivisti - è un obbligo ed un dovere per la comunità internazionale. La striscia di Gaza - ha aggiunto - vive dal mese scorso senza corrente elettrica e rischia un disastro sanitario per la assenza di combustibile". Secondo Hamas, essa è da attribuirsi anche alle autorità egiziane - che hanno bloccato i traffici nei tunnel di contrabbando dal Sinai - e all'Anp, i cui finanziamenti si rivelano inferiori alle necessità. La manifestazione odierna è stata indetta inoltre in solidarietà con i pescatori di Gaza i quali - per via delle limitazioni di sicurezza imposte loro dalle marine di Israele e dell'Egitto - riescono ormai a pescare solo 1.500 tonnellate di pesce all'anno: quasi un terzo rispetto alle circa 4.000 tonnellate che raccoglievano in passato. Secondo la Associazione dei pescatori palestinesi, a Gaza circa 40 mila abitanti dipendono direttamente dalla pesca.
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