
Prende quota, a dispetto di tutte le incognite e di qualche violazione, la fragile tregua nella Striscia di Gaza. Al cessate il fuoco dichiarato ieri unilateralmente da Israele, dopo 22 giorni di guerra e un bilancio di morti salito a 1300, si è affiancato oggi quello di Hamas e delle altre sigle islamico-radicali palestinesi: altrettanto unilaterale, ma parallelo e di fatto contemporaneo rispetto al nemico. Un cessate il fuoco, quello di Hamas, limitato per ora a sette giorni in attesa di un ritiro israeliano che al momento appare parziale. E del quale tuttavia stasera un portavoce militare da Tel Aviv ha annunciato ufficialmente l'avvio, seppure in forma "graduale". Movimenti positivi cui fa da sfondo l'intensificazione degli sforzi della diplomazia - in primo luogo dei grandi Paesi europei - concretizzatisi oggi a Sharm el Sheikh e a Gerusalemme in una iniziativa di sostegno alla mediazione egiziana: fattore decisivo per le speranze di un qualche consolidamento della pace. La giornata non si era aperta in realtà sotto i migliori auspici. Lo stop all'operazione 'Piombo Fuso' annunciato per la notte dal premier israeliano, Ehud Olmert, e dal ministro della Difesa, Ehud Barak - paghi, secondo le parole di Olmert, dei "duri colpi inflitti ad Hamas" - era stato immediatamente rigettato dal movimento islamico al potere a Gaza. E seguito da una coda di scontri che, per quanto sporadici, non sembravano promettere nulla di buono. ATS
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