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Estero
Gas: Mosca-Kiev sempre muro contro muro, Ue insorge
Redazione
18 anni fa

Si è arenato sugli stessi scogli di ieri il secondo tentativo di ripresa delle forniture di gas russo attraverso i tubi ucraini, provocando la dura reazione della Commissione europea e un pellegrinaggio a Mosca dei capi di governo dei paesi dell'Ue più colpiti dal blocco, Moldavia, Slovacchia e Bulgaria. Anche paesi extra-Ue sono allo stremo: i Balcani non hanno stoccaggi e l'inverno colpisce duramente. Il presidente russo Dmitri Medvedev ha proposto un vertice, il 17 gennaio a Mosca, dei paesi consumatori, al quale è invitata anche l'Ucraina. La premier di Kiev Yulia Timoshenko chiede un incontro urgente con l'omologo russo Vladimir Putin. La pazienza di Bruxelles è agli sgoccioli: il presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso ha suggerito alle compagnie colpite dalla chiusura dei rubinetti di intraprendere azioni legali se le forniture non riprenderanno tempestivamente. Il livello di affidabilità di Mosca e di Kiev, ha detto, "sarà irrevocabilmente danneggiato" da un protrarsi del blocco, con un "effetto devastante" sulla loro credibilità. La presidenza di turno ceca dell'Unione europea, dice il premier Mirek Topolanek, considera i due paesi "colpevoli" entrambi, e annuncia di voler fare della diversificazione di fonti e vie di transito energetiche un tema portante del suo semestre. Mosca insiste: il torto è del vicino, che non lascia transitare il metano. Putin ha chiesto all'Ue una pressione maggiore sulla controparte ucraina, accusandola di speculare sul suo status di Paese di transito per tenere in ostaggio i consumatori europei. Il premier ha incontrato i colleghi di Moldavia, signora Zinaina Greceanii, di Bulgaria, Serghei Stanishev, e di Slovenia, Robert Fico, ricevuti anche dal presidente Medvedev. Il leader del Cremlino ha quantificato a 1,1 miliardi di dollari le perdite causate in gennaio a Gazprom dall'ostracismo ucraino e appoggiato la proposta, illustrata dal vicepremier Igor Secin e dal numero uno di Gazprom Aleksei Miller, di compensare (monetariamente o con analoghi volumi di gas) un prelievo dagli stoccaggi di Kiev per i paesi più colpiti, dove è tecnicamente possibile. La giornata sembrava iniziata sotto altri auspici: la Timoshenko aveva assicurato la ripresa del transito con l'arrivo dei rifornimenti dalla Russia, che aveva presentato la richiesta di pompare attraverso la stazione di Sudzha 98,8 milioni di metri cubi di gas. Ma Naftogaz Ukraini ha ripetuto le obiezioni di ieri: col passaggio dei condotti al regime interno, convogliare flussi per l'export da quella stazione lascerebbe a secco due regioni del paese. Ha quindi riproposto le alternative delle stazioni di Pisarevka e Valuiki, già bocciate da Gazprom perché unicamente riservate alla distribuzione interna. Il capo di Naftogaz Ukraini, Oleg Dubina, ha poi chiesto a Mosca di fornire il gas tecnico, promettendo di pagarlo in seguito. Miller ha accolto l'idea con sarcasmo: non intende "regalare" alla controparte 700 milioni di dollari nel solo mese di gennaio. Il viceministro degli esteri ucraino Konstantin Eliseiev, da parte sua, ha scelto un momento perlomeno sospetto per ricordare che i gasdotti ucraini necessitano di ammodernamenti per 2,5 miliardi di euro. ATS

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