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Italia
Garlasco, l'intercettazione di Sempio: «Quasi una confessione»
Redazione
2 giorni fa
Andrea Sempio, da un mese consapevole di essere indagato, è solo in auto e farfuglia un soliloquio in cui parla di Chiara Poggi, di video intimi visti sul suo computer e della loro presenza su una pennetta USB

Una intercettazione ambientale del 14 aprile dello scorso anno, riportata dal Corriere della Sera, getta nuova luce sull'inchiesta bis sul delitto di Garlasco. Andrea Sempio, da un mese consapevole di essere indagato, è solo in auto e farfuglia un soliloquio in cui parla di Chiara Poggi, di video intimi visti sul suo computer e della loro presenza su una pennetta USB. «Io ce l'ho dentro la penna», dice a un certo punto, arrivando perfino a imitare la voce della vittima per ricostruire un possibile dialogo: «Lei ha detto "non ci voglio parlare con te"». Per gli inquirenti si tratta di parole vicine a una confessione, anche perché l'esistenza di quei video sulla chiavetta — che Chiara aveva copiato e poi cancellato — poteva essere nota solo a chi li aveva effettivamente visti su quel supporto.

La ricostruzione provvisoria dei pm guidati dal procuratore Fabio Napoleone si fonda sulla rilettura degli atti e su alcuni errori commessi nei sopralluoghi originali. È il caso del tappetino della cucina, davanti al lavabo dove — secondo la Procura — il killer si sarebbe lavato prima della fuga: all'epoca venne arrotolato prima di spruzzare il luminol sul pavimento, facendo perdere la traccia delle impronte che si interrompevano al tavolo. Da qui, probabilmente, l'iniziale concentrazione degli investigatori sul bagno al piano terra e sulla traccia del dispenser attribuita a Stasi, che per i pm pavesi non sarebbe invece mai stato usato dall'assassino. A pesare ora sul quadro indiziario contro Sempio anche le ricerche online effettuate tra il 2014 e il 2015 — quando non era indagato e il suo nome non era pubblico — su «caso Garlasco», «Stasi» e perfino sul «DNA mitocondriale», oltre a scritti dal contenuto violento utili per un profilo criminologico e all'impronta «33», che secondo i Carabinieri sarebbe stata lasciata dal killer con una mano bagnata.

Le intercettazioni metterebbero inoltre in dubbio l'alibi storico di Sempio, lo scontrino di Vigevano: in una conversazione il padre sembrerebbe quasi accusare la madre di averlo fatto lei. A ciò si aggiunge un appunto della famosa agendina di Giuseppe Sempio — quella in cui nel 2017 annotava le mosse difensive per il figlio e che contiene il riferimento alla presunta corruzione oggi al centro dell'inchiesta di Brescia con l'ex pm Mario Venditti — in cui scrive che la mattina del delitto il figlio era a piedi, in contrasto con la versione di Andrea, che ha sempre sostenuto di essersi recato in libreria a Vigevano in auto. Per gli inquirenti, sulla base della testimonianza di un amico pompiere, a Vigevano quel 13 agosto poteva esserci la madre, ma certamente non lui.